26 giugno 2005

Chi ha ucciso Biancaneve nel parco?

Me l’avevano detto che non avrei visto qualcosa di molto canonico ma la favola di Biancaneve, insomma, beh, magari ci si aspetta di vedere l’originale rivisitato di Perrault, o qualcosa di un po’ meno conosciuto della versione planetaria e mitigata di Disney e invece. Entro in sala all’apertura del sipario e sopra un palco estremamente scarno c’è uno schermo per proiettare diapositive e filmati, un tavolino con due seggiole, un’altalena e una musica ossessiva, che non mancherà un secondo di accompagnare ciò che accade. Il tutto in puro stile off-Brodway con i brani di Laurie Anderson, o roba analoga, un cenno di Casta Diva e il bandoneon di Astor Piazzola.Gli attori? Bambini mischiati ad un gruppo di ragazzi down che mi son parsi davvero in armonia gli uni con gli altri. Hanno recitato monologhi in molisano, dondolando sopra un’altalena, rovesciati a testa in giù; hanno mimato marionette legate ai polsi con nastri color rosso sangue ancorati al soffitto; hanno danzato e saltellato sul palco con movenze istintive. Vestiti tutti in modo brechtiano, con calzoni e maglie monocolori, o nudi con indosso chalopette rosse.Infine assieme a loro ha recitato un colore: il bianco. Il vero filo conduttore dell’intero spettacolo che ha cercato di esprimere il senso di castità e purezza ma anche la freddezza di una perfomance tutta cerebrale che per nulla indulge alle facili scorciatoie sentimentali.Il risultato è stato davvero inquietante da inchiodare alla seggiola. Ci sono state scene cruente (una bambina si contorceva sul pavimento con un uomo sopra a simulare lo squartamento con un pugnale), una biancaneve (in tuta nera da matrigna) ha divorato una mela sbriciolandosela sul viso e tra i capelli, e ad un’altra nel finale (stesa all’interno di una teca trasparente in plexiglass) le hanno versato e innaffiato una quindicina di litri di latte. Lo schermo si alternava alle scene sul palco rimandando immagini surreali che ricordavano molto la videocassetta assassina di "The Ring" (per chi l’ha visto).Nessuna relazione univoca tra gli interpreti e i personaggi ma uno stesso personaggio è stato interpretato da più ragazzi. Come dice l’autore, Walter Sabato, il suo è l’elogio del frammento narrativo e del gesto minimale. E c’è stato, forse fin troppo, un esasperato uso della metafora e del simbolismo. E’ stato uno spettacolo di bambini per soli adulti. Per chi l’innocenza l’ha ormai perduta definitivamente e dentro di sé conserva i brandelli macerati dal tempo delle belle favole ascoltate nell’infanzia. Ieri sera ad una delle più belle di esse dei bambini sul palco le hanno levato la maschera e ce l’hanno mostrata com’è, sparsa sul pavimento di legno, mescolata ai bocconi di mela rigettati. E senza nemmeno il piacere consolatorio di un bacio dal principe.

PICCOLI PALCOSCENICI
10° Rassegna Concorso per Laboratori di Giovani Dilettanti e delle Scuole
Teatro del Parco di Bissuola – Mestre
BIANCANEVE di Walter Sabato

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25 giugno 2005

SpazioTempo

Quando il tempo manca
e una mano stanca
sul grembo si posa

quando il tempo sposa
gli amanti rimpianti
e quella strada non finita

quando il tempo più attende la vita
ma solo un sorriso senza fretta
e una voce leggera

vorrei viaggiar con te stasera
assieme sin dove hai vissuto
dal presente già pronto a mutare
nel tuo futuro compiuto




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20 giugno 2005

Perplessità di un blogger inesperto

Vediamo se ho capito bene.Se un blogger senza pretese particolari recensisce a modo suo un’opera, nel caso un libro, stroncando senza pietà un autore famoso (o famosissimo) non succede nulla. In fondo il blogger nulla è più di una minuscola briciola sconosciuta ed evitabile rispetto l’autorevolezza di quest’ultimo.Ma se lo stesso blogger si mette in testa di recensire benevolmente, o difendere da recensioni negative altrui, un autore ancora non perfettamente del tutto inserito nella società artistica, magari uno di quelli per cui la gran parte dei blogger si identifica e forse, sotto sotto invidia perché, è evidente, tale autore è uno che inizia a uscire dalla massa indistinta e anonima degli frustrati aspiranti scrittori, allora, apriti cielo! Scoppiano accuse di: partigianeria, supposta amicizia non dichiarata con lo stesso o con chi gli fa da editore, faziosità o appartenenza ad una claque o clan acriticamente osannante.Per conoscere maggiori particolari di ciò che sto scrivendo, e che qui non ripeto, è sufficiente andare qui .

Perché mai, mi chiedo, tanto facile livore? Perché essere aggressivi, offensivi e sprezzanti in questo modo? Nel caso in questione nulla di catastrofico s’intende, ma di lievemente fastidioso sì, di cui comunque, si può benissimo far spallucce come ben sta facendo ora chi la piccola aggressione l’ha subita.Certo è che questo mi chiarisce meglio, se ce n’era bisogno, cosa s’intende per comunità virtuale. Essa è nulla più di una normale comunità di umani in carne ed ossa che si relazionano e interagiscono. Qui vigono le stesse comuni regole di convivenza di tutti, si subiscono i medesimi comportamenti istintivi dei molti e, purtroppo, le identiche meschinità dai pochi. Si ha davvero voglia a credere che un testo scritto possa avere una funzione da filtro tale da permettere una miglior cautela e buonsenso tra tutti.

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18 giugno 2005

Radici

Non lo sapevo, non ci avevo in effetti pensato ma ora che l’ho scoperto (dopo che amici me l’hanno detto) mi sembra fin troppo ovvio che ci sia. Vivo da troppi anni lontano (anche se ci torno a volte, oh, si che ci torno) e, all’epoca, quando a vent’anni me ne andai con la mia valigetta di cartone per trasferirmi in Veneto (metà degli anni 80) imperava il Commodore 64 e lo Spectrum Sinclair e i telefoni erano mattonazzi che potevano essere utili come scaldavivande oltre che a telefonare (per i pochissimi che se lo potevano permettere).

Bisiacaria è un luogo e una filosofia di vita. Una terra a metà tra due fiumi: l’Isonzo caro alla Patria e il sotterraneo Timavo che sfocia alla luce qualche chilometro più a est; una terrà a metà tra due fiumi di vino: il bianco e il rosso; tra due tipologie di donne: la goriziana autoctona e la slava oltreconfine.Così da oggi, tra i preferiti qui a lato, troverà un posto d’onore anche questo link: Bisiacaria che mi riporta con un rapido click ad informarmi riguardo il mio amato luogo natio.

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16 giugno 2005

grammatica e preghiere

Mi capita frequente di incontrare preti (il nome che ho scelto per questo blog a molti dovrebbe far intuire perché ciò succede) e mi capita di scoprire che con diversi di essi ci si intenda. L’altro ieri sera ho incontrato uno di quelli ben inseriti nel tessuto sociale e tra i giovani. Uno di quelli a cui piace davvero “sporcarsi” le mani assieme a chi non si ritiene in possesso necessariamente di una qualche Verità rivelata o dogmatica. Uno di quelli che, certamente, storce il naso se incontra un irritante puritano o uno sdegnoso moralista. Perché le vite e le storie delle persone, lui, pare le osservi e le capisca davvero e sa che sono tante e tutte diverse l’una dall’altra. Come lo sono i dubbi, le debolezze e le paure di noi tutti.
Aveva tra le mani un libro che ho chiesto di mostrarmi e del quale ho letto rapidamente alcune righe. Folgorato.
Il titolo è Avverbi in preghiera ed è scritto da Gennaro Matino, un parroco e docente di teologia di Napoli.
Stamane poi ho fatto una ricerca su internet e ho scoperto che sul sito della Feltrinelli l’autore tiene un suo blog recante il breve titolo di: In cerca della speranza perduta.Ne ha già scritti una mezza dozzina di libri (anzi l’ultimo pure, pensate che roba, in collaborazione con quell’ex rivoluzionario rosso di Erri De Luca, lo scrittore) il don Gennaro.
Ma è questo libro che io trovo curioso e singolare. Sono preghiere che confinano con la poesia ed ognuna è ispirata ad una singola parola che nella grammatica italiana si definisce “avverbio” (di luogo, di tempo, di modo, di quantità…).
Ho voluto riportare qui una di esse. Tra le diverse che sono riuscito a leggere un po’ di fretta questa è quella che sento più mia. E di certo mi comprerò il libro.

POCO

Poco,
poca roba, quasi niente
le mie reti sono vuote,
le mie mani ancor di più.
Poco,ho cercato nei fondali,
ho aspettato il vento giusto
ma nessuno ha detto
ecco, sono pronto,
arrivo io a riempire
le attese tue.
Poco e con quel poco
mi presento,
con che faccia, che figura
proprio storta questa vita
tanto impegno e pochi frutti
ma davvero è così bella,
così ricca l’avventura?
Poco,
amore, amici, cari
tutti entrati nella rete,
grande festa nell’issarla,
e poi l’amara meraviglia
nella barca più nessuno.
Forse errore nel tirarla,
qualche falla nella stiva,
fatto sta che questo poco
solo questo mi ritrovo
e con questo mi presento
qui davanti al tuo cospetto.
Cosa dici, non importa
ciò che ho fatto fino ad ora,
importante è azzeccar la direzione?
Quella giusta tu conosci,
mi dai il senso, orientamento?
Potrei dirti che è una vita
che ho pescato, poco ho preso
ma se tu scegli la mia scia
quella sola ora seguirò: le reti
sulla tua parola getterò.

(da Avverbi in preghiera, Matino Gennaro, ed. EDB, € 12.50)

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13 giugno 2005

Mi astengo

Ed ora potrei astenermi finalmente anch’io?

Già. Lo faccio volentieri e quindi, ora, parto.

Mi astengo dal commentare chi si è astenuto e coloro che ad astenersi mi hanno invitato.
Mi astengo dall’ammettere che astenersi sia stato lecito (perché non sempre significa giusto).
Mi astengo dall’ammettere che la materia fosse difficile (non sempre tutto deve essere facile).
Mi astengo dall’ascoltare una volta di più Bonino e Palombelli, Giovanardi o Rutelli.
Mi astengo dal recarmi al “capezzone” dell’ennesimo referendum radicale defunto.
Mi astengo dal gridare: “l’embrione è grande e Ruini è il suo profeta”.
Mi astengo dal credere sia stata: “una battaglia tra civiltà”.
Mi astengo dal comprendere le donne che non sono andate a votare.
Mi astengo dal compiangere le donne che hanno voluto votare.
Mi astengo dal considerare una donna un semplice contenitore uterino senza diritto di parola.
Mi astengo dal prevedere una revisione della 194 (spero ci siano donne che sappiano ancora cos’è).
Mi astengo, dannazione, dal capire che siamo sempre meno a non sapere quanto sia comodo e rassicurante attendersi che ci siano sempre altri a decidere per te.
Mi astengo ancora dall’accantonare l’amata matitina di una celebre canzone di Gaber anche se deve aver avuto davvero poco bisogno del temperamatite ieri.
Mi astengo dall’immaginare cosa avrebbe cantato Gaber.
Mi astengo dal rilevare che per un’affluenza del 25,9 % si sono spese ben 700.000.000.000 delle vecchie lire (l’ha detto Bonolis? No, Emilio Fede proprio ora mentre scrivo).
Mi astengo dal maledire chi specula elettoralmente, chi fa del sarcasmo militante e festeggia e brinda sulla pelle di chi sta invece soffrendo quotidianamente. Davvero. Senza se e senza ma.
Mi astengo dal sentirmi un cattolico progressista ma miscredente semplicemente perchè desidero vivere in uno Stato laico con diritti e doveri pubblici equidistanti da tutti (anche a me fa soffrire il sacrificio di un embrione, come quello di un qualunque feto, ma vorrei che ognuno facesse i conti con la propria coscienza liberamente).
Mi astengo dal dire ancora una volta di più che un cattolico sa già benissimo cosa fare senza il bisogno di una normativa parlamentare che lo sostenga nel suo credo.

Infine mi astengo dal pensare (ci provo almeno) agli occhi innocenti di quel bellissimo bimbo di quattro anni che so io, perché mi si stringe il cuore al pensiero di quanto si sia fatta ancora più stretta e difficile la strada della sua giovane vita malata da oggi, definitivamente.

Mi astengo dal scusarmi per tutto quanto scritto sopra (questo è un post fuori dalle mie regole che mi sono imposto).

Mi astengo dal proseguire oltre e la chiudo qui. Democraticamente.

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03 giugno 2005

Confessione sullo scritto

Si, ho letto molto
ho provato lo stupore
bambino sul volto

poi ho violato vergini fogli con una penna
alitato sopra vetri appannati
anonime carezze per una donna

ho mostrato me stesso agli altri
soppesando attento tutte le parole
e il mio cuore dentro ogni mio scritto
ha evitato loro il rumore di voci inutili

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02 giugno 2005

Blog (ovvero titolo rubato)

Posso confessare una cosa? Mi incuriosisce molto sbirciare, quasi fossi un voyeur, tra i blog (è una malattia ancor giovanile, credo, che prima o poi passerà come tutte) perchè trovo che ci sia molto da imparare e conoscere per chiunque s'affacci a questo mondo di creativi battitastiera (del quale ero scettico pure io). Tra i tanti un blog che mi regala sempre un "uhm" e un "mumble" pensoso è quello di una certa cristina bottegal che non conosco (e il bello forse è anche questo) e per la quale, quindi, non do giudizi influenzati da una qualche forma di rapporto più concreto. Trovo che il suo post di ieri, titolato blog, sia la descrizione perfetta di quanto io pensi a riguardo.Quando si dice: "mi hai tolto le parole dal blog". Leggetela. Son due o tre minuti che valgono davvero la pena.

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01 giugno 2005

un anno è andato

Scusate ma ho pensato per l'occasione di fare esattamente l'opposto di quello che ha fatto Fabio per il suo compliblog (si dice così no?). Beh, insomma, senza esagerare naturalmente. Il fatto è che un anno è già passato fin troppo in fretta dal giorno in cui ho iniziato a scribacchiare giù il primo cauto post, un po' per scherzo, un po' per gioco.
E sempre per gioco (influenzato certamente dal programma Porta a Porta in corso ora che scrivo) ho fatto un rapido calcolo astrologico (usando data e ora del post d'esordio) e ho scoperto che questo blog è un Gemelli con ascendente in Sagittario. L'ascendente, poi, risulta essere il medesimo mio confermando così una affinità (che sospettavo) tra il mio modo di mostrarmi alla gente e lo stile che ha questo blog nel proporsi. In fondo non è così facile come si dice non essere quello che si è davvero. Nemmeno provando a mascherarsi dietro le righe di un post, di una chat o un banale sms.
Comunque non aggiungo altro per non tediarvi con retorici commenti autocelebrativi, chi dovesse passare di qua però mi lasci magari un omaggio. Vi assicuro che lo apprezzerei moltissimo e ciò mi farebbe sentire davvero, almeno per un giorno soltanto, un vero... RE !

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