24 dicembre 2005

Forse Babbo Natale usa un navigatore satellitare?


Ci sono molte maniere per chiudere con un passato. Uno fra i tanti che hai. Nemmeno forse il più importante. Il ricordo di lei ti ha accompagnato per anni, assieme a quello dello scarno biglietto sul tavolo, trovato all’uscita dalla doccia, un mattino d’inverno.
Attorno a te solo il silenzio dei muri e quello del battito di un cuore. Il tuo.
Le donne quando vogliono sanno colpire sporco. E da lei non te lo saresti aspettato questo. Ma forse, a pensarci un po’, si.
Per anni l’ultimo ricordo di lei, dell’ultima notte, ti è rimasto dentro galleggiante come una boa che s’immerge e inesorabile riaffiora. Da anni hai rinunciato ad un perché ma non a chiederti dov’è. Dov’è andata dall’ultima sua casa in cui abitava. Una curiosità inutile la tua certamente. In fondo se ti capitasse di nuovo d’incontrarla cosa potresti mai dirle? Ti ridurresti a celarle per orgoglio il tuo piacere di vederla terrorizzato dall’idea di ricevere in cambio uno sguardo, o tono della voce, indifferente.
Però l’indirizzo suo, quello nuovo, poi l’hai scoperto. E’ stato un giorno, per gioco, in ufficio. Internet è micidiale in questo grazie agli elenchi telefonici in web che permettono, tramite chiavi di ricerca ed un click, di scovare dati in un lampo.
La città riportata nell’indirizzo è la stessa ma quella precisa via non la conosci. Un tempo la sua città ti era divenuta familiare quasi quanto la tua, se non di più. E’ stata lei che, con amorevole attenzione, ti aveva guidato attraverso i vicoli e mostrato gli scorci più suggestivi.



Ora sei in macchina. Hai chiuso casa per qualche giorno e stai guidando lungo la statale che porta all’autostrada. Stai andando in Friuli, a casa dei tuoi famigliari, per il Natale. La macchina è lavata per l’occasione e per questo pare andar più veloce e silenziosa. Le gomme, nuove, invernali, accarezzano l’asfalto tranquillo. Sul cruscotto, infilato sull’apposito supporto, fa bella vista il navigatore satellitare da taschino che hai comprato, concedendoti un lussuoso regalo per le feste, giusto pochi giorni prima. Una voce di donna gradevole ma un po’ metallica, ti sta dando alcune istruzioni di svolta. Ti sembra quasi di averla seduta al tuo fianco. Anzi, decidi di abbassare il volume della radio per lasciarla meglio emergere quella voce. Fa quasi compagnia.
Poi, arriva l’idea. Mica tanto assurda.
Rallenti e fermi l’auto sul ciglio della strada. Prendi tra le mani il navigatore e con il pennino in dotazione inizi a sfiorare lo schermo colorato. Ci metti un attimo a impostare un indirizzo. Riponi il navigatore al suo posto vicino al parabrezza e attendi l’aiuto di sei o sette satelliti pronti a radunarsi e a guidarti a destinazione come solerti angeli dello spazio.



E’ l’ultimo tratto di strada che stai osservando con attenzione. E’ quello che non conosci. Dal finestrino osservi una zona periferica e residenziale con un bel parco per bambini. C’è poco traffico. Non è zona di transito intenso questa. Da qui si parte per il mondo tutti i mattini e si rientra dal mondo la sera. Zona di televisori e pantofole nel dopocena, di calde minestre serali, di lenzuola e libri sul comodino, di tappeti davanti le librerie e peluches dentro stanze colorate.
Scendi dall’auto e a piedi ti avvii a seguire la numerazione della via che sai. Preferiresti arrivare in un punto che rimanga esposto al via vai dei passanti, giusto per non dare troppo nell’occhio. Istintivamente hai assunto un’aria meno naturale, più circospetta. Ti alzi il bavero del giaccone e ti aggiusti gli occhiali da sole sul naso. La numerazione sale. Ancora un paio di palazzine condominiali non particolarmente lussuose ma dignitose diresti e, a suo modo, eleganti. Ecco, finalmente il numero civico che stai cercando. Ti avvicini e il cuore ti batte un po’ mentre la plafoniera dei pulsanti accanto il cancello aumenta di dimensione. L’occhio scorre le targhette fino a fermarsi su un nome. E’ il suo. In basso, giusto una riga sotto, sulla medesima targhetta un altro nome che non hai mai conosciuto.
Sorridi stupido ma non stupito.
“Piacere di conoscerti amico”.
Strano, pensi, ora ti senti persino meglio. L’aria del mattino punge fresca e piacevole. C’è un bel sole in questa vigilia di Natale. Guardi in alto i terrazzi e immagini bambini dietro le finestre in attesa, stanotte, di una slitta colma di doni. Chissà come fa ad orientarsi tra le case e gli indirizzi quel omone dal cappotto rosso che scende dal cielo.
Avrà pure lui un navigatore satellitare?
Prendi dalla tasca il pacchetto di sigarette e te ne accendi una. Aspiri lentamente e davvero senti di star bene. Decidi infine di gettare mezza sigaretta a terra. Volti le spalle al cancello mentre l’ultimo sbuffo di fumo si cura di coprire, per te, una parte del tuo passato ritrovato. Per sempre.

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19 dicembre 2005

doni e auspici sotto l'albero

Al Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio: Una definitiva poltrona a dondolo

All’attuale Premier: Una bottiglia di amabile vino Picolit da sorseggiare senza i tacchi

All’aspirante futuro Premier dell’opposizione: una leva del "cambio" per bicicletta

Agli abitanti della Val di Susa: una TAVoletta di cioccolato da sgranocchiare sul posto

Ai Disobbedienti/No-global: mi devo far venire un'idea prima che si arrangiano da soli con gli espropri proletari

Al medico della Juventus riabilitato dalle accuse di doping: un armadietto di medicinali omeopatici

Ai magistrati del Processo Cogne: il faldone conclusivo degli atti processuali comprensivo della sceneggiatura fantastica predisposta dalla difesa per la TV.

A tutte le vallettine, letterine, veline: due morbide bocce di silicone da appendere all’albero

A tutti gli attori di fiction televisiva: una parte da statuina nel presepe per recitare meglio

Agli insegnanti di ogni ordine e grado: maggior Letizia e meno Moratti

Al Presidente della RAI: un libro di Paolo Maurensig, "Canone Inverso"

Al proprietario delle reti Mediaset e del Milan : meno poppe e più coppe dei Campioni

A tutti i partecipanti ai reality: una serena notte in grotta (Cueva) con stella cometa rigorosamente spenta

A tutti i parlamentari: una “mangiatoia” vuota da riempire

Ai giovani figli di papà dell’Alta Società: un badile per spalare “piste di neve” durante le prossime Olimpiadi invernali

Ai giovani lavoratori precari e/o assunti a “progetto”: impossibile inviare loro qualcosa sono tutti in perenne “mobilità”.


A TUTTI COLORO CHE PASSANO DI QUI PORGO I MIEI MIGLIORI AUGURI DI BUONE FESTE

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14 dicembre 2005

Ma che bel Castelli ...

Non importa capire se c’è o meno conflitto istituzionale. Se vincerà alla fine Ciampi o Castelli. Se festeggerà l’intellighenzia di sinistra (ma non solo) o i forcaioli. Questo è un Paese che oggi discute sulla concessione di una grazia per un uomo condannato cinque anni fa, con sentenza definitiva, in quanto riconosciuto mandante di un delitto commesso trenta anni fa (anno più, anno meno).
Questo è un Paese diviso che chiede la concessione della grazia per un uomo già in regime di libertà vigilata e, attualmente, con pena sospesa causa gravi condizioni di salute.
Questo è un Paese diviso dove la parte opposta chiede, per voce dell’attuale Guardasigilli, rispetto per tutti gli altri condannati rinchiusi non baciati da un tale appoggio e solidarietà mediatica (che nobiltà d’animo ministro!).
La storia è nota da decenni. La vedova e la famiglia del commissario assassinato allora, con molta dignità, si è sempre negata alle telecamere e limitato al minimo indispensabile i commenti e le interviste. Meno male e gran rispetto per questo opportuno comportamento che, di questi tempi, la Rai sarebbe capace di inviare loro magari qualche stridula e urticante intervistatrice della scuderia Cucuzza.
Io penso però che sarebbe ora di chiudere la pagina con un gesto simbolico esemplare. Io penso che una grazia presidenziale avrebbe molti significati e tutti nobili e positivi.
Graziare Adriano Sofri, al di là di un’appartenenza partitica o di pensiero, significherebbe innanzitutto riconoscere un cammino di redenzione compiuto da un uomo che si è sempre comunque dichiarato innocente dall’accusa di responsabilità nei confronti dell’omicidio Calabresi.
Significherebbe un gesto finale e pacificatore di un’epoca che ha visto scorrere troppo sangue “politicizzato” e che ha bruciato una generazione di ragazzi, divisa in due schiere feroci, che hanno scelto di togliere i fiori della pace hippy dai cannoni per usarli sparandosi addosso.
Significherebbe soprattutto un gesto nobile che assicurerebbe la conclusione altrettanto nobile di un settennato da parte della più Alta carica dello Stato.
Poi, il ministro Castelli, una volta soppesato e valutato ciò, può ben rimanere fermo nella sua motivata scelta di fermezza democratica. Ne ha tutto il diritto e il Diritto di Legge glielo consente. Alla fine di questa legislatura si concluderà il suo mandato, si faccia da parte quel giorno e speriamo che colui che assumerà il nuovo incarico abbia la voglia, e la sensibilità istituzionale di uno Stato garantista e attento al recupero del condannato (qualunque fosse), di avviare una seria riforma carceraria, nonché un attento vaglio dell’attuale situazione dei condannati in Italia.
Ci sono destini di umani appesi ad una penna in ogni parte del mondo. Amnesty International raccoglie ovunque nostre firme mentre, ad ogni mezzora che trascorre in questa terra, un condannato s’avvia a farsi togliere la vita da un suo simile. L’ultimo, portato a conoscenza dai media, da un Governatore di stato americano boia e per il potere tronfio e gonfio di muscoli anabolizzati. Davvero un brutto film già troppo replicato. Grazie Hollywood.

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02 dicembre 2005

bresaola animata

La mano, furtiva, s’infilò da dietro e raccolse lesta la fetta di bresaola posata sul piatto.
Sulla superficie candida di ceramica altre fette, accuratamente piegate a fagottino, erano disposte secondo un disegno già ben presente e composto nella mente del bambino. Il televisore era acceso e la consunta videocassetta del Libro della Giungla mostrava immagini di Baloo per la millesima volta.
Le scimmie sul video inghiottivano banane allegramente. Il bimbo era felice. Quella era l’ora in cui mangiavano tutti. Lui, mamma e papà, e tutta l’allegra variopinta compagnia di buffi personaggi di cartone.
Si voltò di scatto e fece appena in tempo a vedere il padre inghiottire con soddisfazione la fetta di salume appena rapinata. Mowgli ora teneva le braccia conserte nella tipica posa da imbronciato mentre una gragnuola di noci di cocco tempestava il suo capo. Pareva aver visto pure lui la delittuosa scena e sembrò mantenere quella posa per solidarietà con l’amico di carne ed ossa.
Il bambino lo imitò incrociando nel medesimo modo le braccia e, immusonito, gridò al padre con tutto il fiato alzando al cielo con le dita un rosso vessillo di bresaola sbrindellata: “Ma… papà, cofa fai?!! Vuoi ploplio che io limanga femple piccolo?”.

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