Breve scritto sullo scrivere
A pensarci è da un bel po’ che scrivo. Ero ragazzo quando iniziai a sfidare le prime pagine bianche di un quaderno. Oggi proseguo con lo sfidare pagine elettroniche di un wordprocessor. Questo non vuol dire che abbia scritto, o scriva, tantissimo, anzi. Ma ciò rimane comunque una parte di me, un modo di esprimermi e spiegare cose. E’ un angolo del mio cervello sempre in caldo, un battito aggiuntivo del cuore, un aritmico respiro ulteriore.
Ho scoperto, nel tempo, molte altre persone fare questo. Molte più di quanto mi sia immaginato.
E’ un filo di metaforico inchiostro quello che ci unisce con il quale avvolgiamo il nostro quotidiano e i nostri sogni segreti o raccontati.
Capita anche che ci si conosca concretamente. Può capitare nelle aule di una scuola di scrittura o attraverso i link dei rispettivi blog.
Qualcuno si chiede perché così tanti scrivano. Molti amano pensare che lo si faccia per l’ambizione di diventare scrittori noti, e per il sogno di poter vedere un giorno una copertina con il proprio nome stampigliato sopra e la gente pronta a spendere una qualche decina di euro pur di acquistare la copia. E, se il desiderio non dovesse essere questo, saremmo invece solo degli inspiegabili mediocri "artisti" che preferiscono "volare basso" accontentandosi di letture in circolo e di vicendevoli compiacenti giudizi.
Pare ci sia oggi un discreto proliferare di scuole di scrittura e molti oramai annusano il potenziale florido business. Dicono che si spenda quasi più per scrivere che per leggere. E’ un’amabile battuta perchè chi scrive è uno che ama certamente leggere, leggere molto e con sfrenata passione. Non solo. I migliori lettori adorano leggere di tutto, sono onnivori e, prima o poi, decidono inevitabilmente di mettersi in gioco.
Dapprima lo si fa da soli, all’interno dei quattro muri di una confortevole stanzetta, infilando i propri scritti dentro un cassetto segreto. Poi si inizia ad avvertire dentro sè una impellente voglia di confronto e visibilità e così si attiva un blog su internet, si partecipa a qualche raduno amatoriale, si spediscono pagine dattiloscritte ad un concorso letterario fino ad arrivare, se si vuole proprio migliorare e perfezionarsi, a seguire un eventuale corso di scrittura, creativa o meno.
E qui si potrebbe disquisire parecchio sul termine "creativa" quale aggettivazione di predetti corsi.
Molti pensano che attraverso tali proposte si finisca per apprendere chissà quali ricette magiche utili a trasformare chiunque in novello Dan Brown o in uno degli altri analoghi scrittori di fama planetaria. E’ fin troppo ovvio che non sia così poiché se così fosse nascerebbero un tale numero di scuole di scrittura da competere con quello delle scuole di danza latino-americana (e, vista la moda imperante, è tutto dire).
Ad ogni modo avere l’opportunità di seguire lezioni dove: si venga ad apprendere la corretta struttura di un testo narrativo; si provi a giocare con le parole e il loro significato esatto o alternativo; si analizzi il conformismo creativo di un’idea o di un progetto di trama; si tenti di lavorare su sviluppi narrativi impensabili; si confronti assieme ai compagni d’avventura i propri lavori con proficuo interscambio di pareri (anche spiacevoli se necessario); vale innegabilmente molto più che determinare con esattezza se una scuola debba etichettarsi "creativa" o meno, o se essa debba sfornare al termine dei corsi presunti, agognati, patentini da scrittore in erba (brucata).
Ho scoperto, nel tempo, molte altre persone fare questo. Molte più di quanto mi sia immaginato.
E’ un filo di metaforico inchiostro quello che ci unisce con il quale avvolgiamo il nostro quotidiano e i nostri sogni segreti o raccontati.
Capita anche che ci si conosca concretamente. Può capitare nelle aule di una scuola di scrittura o attraverso i link dei rispettivi blog.
Qualcuno si chiede perché così tanti scrivano. Molti amano pensare che lo si faccia per l’ambizione di diventare scrittori noti, e per il sogno di poter vedere un giorno una copertina con il proprio nome stampigliato sopra e la gente pronta a spendere una qualche decina di euro pur di acquistare la copia. E, se il desiderio non dovesse essere questo, saremmo invece solo degli inspiegabili mediocri "artisti" che preferiscono "volare basso" accontentandosi di letture in circolo e di vicendevoli compiacenti giudizi.
Pare ci sia oggi un discreto proliferare di scuole di scrittura e molti oramai annusano il potenziale florido business. Dicono che si spenda quasi più per scrivere che per leggere. E’ un’amabile battuta perchè chi scrive è uno che ama certamente leggere, leggere molto e con sfrenata passione. Non solo. I migliori lettori adorano leggere di tutto, sono onnivori e, prima o poi, decidono inevitabilmente di mettersi in gioco.
Dapprima lo si fa da soli, all’interno dei quattro muri di una confortevole stanzetta, infilando i propri scritti dentro un cassetto segreto. Poi si inizia ad avvertire dentro sè una impellente voglia di confronto e visibilità e così si attiva un blog su internet, si partecipa a qualche raduno amatoriale, si spediscono pagine dattiloscritte ad un concorso letterario fino ad arrivare, se si vuole proprio migliorare e perfezionarsi, a seguire un eventuale corso di scrittura, creativa o meno.
E qui si potrebbe disquisire parecchio sul termine "creativa" quale aggettivazione di predetti corsi.
Molti pensano che attraverso tali proposte si finisca per apprendere chissà quali ricette magiche utili a trasformare chiunque in novello Dan Brown o in uno degli altri analoghi scrittori di fama planetaria. E’ fin troppo ovvio che non sia così poiché se così fosse nascerebbero un tale numero di scuole di scrittura da competere con quello delle scuole di danza latino-americana (e, vista la moda imperante, è tutto dire).
Ad ogni modo avere l’opportunità di seguire lezioni dove: si venga ad apprendere la corretta struttura di un testo narrativo; si provi a giocare con le parole e il loro significato esatto o alternativo; si analizzi il conformismo creativo di un’idea o di un progetto di trama; si tenti di lavorare su sviluppi narrativi impensabili; si confronti assieme ai compagni d’avventura i propri lavori con proficuo interscambio di pareri (anche spiacevoli se necessario); vale innegabilmente molto più che determinare con esattezza se una scuola debba etichettarsi "creativa" o meno, o se essa debba sfornare al termine dei corsi presunti, agognati, patentini da scrittore in erba (brucata).
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