29 ottobre 2006

Qui o là?


L’etichetta, inequivocabile, indicò dove dovesse entrare.
Vinse la resistenza dell’anta che immediata si richiuse una volta varcata la porta. All’interno della stanza le luci automatiche mostrarono l’incanto di grigie venature di marmo, di cromature d’ottone sposate a candide ceramiche e floreali arabeschi su maioliche in tinta pastello.
S’avvicinò alla monumentale specchiera e iniziò ad osservarsi.
Aggiustò alcune ciocche dei capelli fuori posto, strinse un orecchino che rischiava di cadere, s’aggiustò la camiciola di seta allargata sullo scarno petto, si rassettò la gonna. Il rossetto sulle labbra era ormai quasi impercettibile per cui prelevò dalla borsetta il cilindro argenteo e, ruotando la piccola ghiera alla base, fece uscire la guizzante punta rossa di un minuscolo pene morbido e profumato. Lo stese con sapienza sulle labbra attenta a non sbordare.
Analizzò il risultato: si sentiva davvero bella.
Spinse un ulteriore porta e, dopo qualche secondo, si lasciò andare al piacere dell’ascolto del proprio fiotto intimo cozzante sulle lucide pareti della tazza.
Esaurito, mentre s’apprestò ad alzarsi sui talloni, le mani sulle ginocchia, lo spigolo della porta dell’angusto vano la colpì improvviso in fronte. Udì, con gli occhi serrati dal dolore, un suono di voce acuta a scusarsi, poi un singulto di sorpresa, infine il rumore di tacchi di donna fuggire e un grido di raccapriccio farsi strada sempre più lontano, lungo il corridoio.
Pensò all’ultima volta che le capitò una cosa del genere. Pensò a quanto in fondo non si riesca mai ad abituarsi al tutto. Pensò a una vita, la sua, sin da bambina, fatta di compromessi e sotterfugi, di ammiccamenti e sussurri alle spalle. Pensò a questo, a tutto questo una volta di più, mentre riponeva, stretto amorevolmente tra le dita, l’assurda appendice floscia e ancora gocciolante dentro il confortevole pizzo dello slip griffato.

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16 ottobre 2006

Banchieri di Dio

Dal 1975 al 1982 si compì la parabola di un famoso, allora, presidente di Banca. Parlo del Banco Ambrosiano per intenderci.
In quei tempi era abitudine, per chi volesse contare e avere un inequivocabile potere in Italia, tenere con sé una tessera P2 come noi portiamo in tasca quella dell’Esselunga, della CGIL o di un qualunque club di scambisti.
Furono anni di riciclaggio di denaro sporco e mafioso, di finanziamenti illegali e innominabili, di operazioni internazionali spregiudicate e assai poco etiche. Si parlò persino di un coinvolgimento del Vaticano attraverso la propria banca, lo IOR, presieduta allora dalla buonanima del Monsignor Marcinkus.
Il presidente in questione si chiamava Roberto Calvi e all’epoca ricevette dai media l’impegnativa e responsabilizzante etichetta di: "Banchiere di Dio".
Infatti concluse i suoi giorni quasi come nostro Signore: appeso anche lui non ad una croce sul Colgota ma ad una arcata di un ponte sul Tamigi. Dissero suicidio ma grazie all’aiuto solerte di un qualche Giuda sconosciuto.
M viene da ricordare tutto ciò perché leggo di un certo economista originario del Bangladesh che dal 1983, attraverso la sua Grameen Bank (Banca dei "grami" verrebbe da dire), è riuscito a creare un sistema di finanziamento, tramite microcrediti ad interesse nullo ed esente da garanzie, utile a finanziare poveri nei loro legittimi sogni e desideri di riscatto dalla loro condizione di vita inaccettabile.
Il bello è che il sistema ha funzionato sin da subito e i crediti concessi sono stati sempre restituiti nel tempo previsto senza alcuna perdita sostanziale da parte della Banca.
Tutto ciò ha meritato la consegna del Nobel per la pace 2006 e, stavolta, alla commissione di Oslo, dò il mio più gradito e sincero plauso.
Il premiato si chiama Muhammad (ma pensa un po’ che beffa di stì tempi) Yunus e ha devoluto ulteriormente grossa parte del suo bel lauto premio al finanziamento di un ospedale specializzato in oculistica per poveri, nonchè alla produzione di cibo a basso costo ma ad alto valore nutrizionale.
A differenza del primo, descritto qui sopra, il signor Muhammad Yunus sta ancora perfettamente in salute ed è davvero felice. E non solo per se stesso.
Nessuno ancora, però, ha pensato di chiamarlo "Banchiere di Dio" pur essendone, lui si certamente, in possesso di ben migliori credenziali e titoli

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