04 luglio 2007

Sagra (post per un'amica)

Allora c’è ogni tanto al mondo qualcuna che ce la fa ad ascoltarti e pure a comprenderti. Lo capisci da come ti escono facili le parole tra un sorso di vino e un risucchio di bigolo. Lo intuisci dallo sguardo attento su di te. Pupille nere che interpretano le tue labbra per tentar di vincere il frastuono della musica e delle voci.
Lo capisci da come riesce a farti sentire in pace anche durante i tuoi silenzi momentanei. Senza imbarazzo o necessità di aggiungere parole inutili.
E ti pare di conoscerla già da una vita, questa qui, mica da poco più di un anno appena.
Così, mentre ti parla, ripensi a tutte quelle amicizie femminili succedute nel passato che, malgrado il ben più lungo tempo condiviso, si sono dimostrate distratte e poco interessate a capire davvero chi sei e cosa vuoi.
Sempre e solo ricercato in quanto involucro di incontestabile simpatia, contenitore di battute improvvisate buone per una serata spicciola in pizzeria o un dopo cinema svogliato. Di qualcuna hai pensato persino di esserne innamorato pur di sembrare qualcosa di più di ciò che ti facevano sentire.
Questa qui invece ti raschia nel profondo, ogni frase è un colpo d’accetta che sbriciola certezze maschie e solitarie con la levità di un sorriso complice. Nemmeno un’ora fa, appena arrivata, ti aveva osservato e intuito che avevi un turbamento per qualcosa.
Empatia la chiamano.
Tu le avevi risposto che non era nulla ma ti eri domandato come diavolo l’avesse capito. E sì che ti ritieni uno bravo a "nascondersi". Sai che non potresti mai ingannare tua madre ma certo le altre, beh, insomma.
E’ da un po’ che vi hanno lasciato seduti al tavolo da soli e vorresti tanto cogliere l’occasione per rovesciarle addosso, tra il tempo di uno scherzo e una presa per i fondelli, una zavorra di cose da dire come usassi la benna di un escavatore. Lei pare non aspettare altro, paziente. In fondo è bella l’idea di una che stia consumando parte del suo tempo con te. Per ascoltare te.
Tiene una voce chiara, squillante, che ti trasmette sincera allegria. Da lei, sai che mai riceveresti messaggi e atteggiamenti ambigui o opportunisticamente interessati.
Sotto il tendone l’odore di cibo aleggia e lei pilucca l’ennesima patatina fritta dalla vaschetta di plastica. Più in là suonano un valzer vivace e avresti voglia di invitarla a ballare. E pensi che si, forse varrebbe persino la pena di riprovare passi ormai scordati, rischiando goffe figuracce in pista, pur di non perdere quest’occasione.
Per un istante le vostre dita si fronteggiano impegnate nel contendersi la medesima ultima patatina. Con una falange la sfiori e avverti immediato il freddo di un anello.
E’ un fuggevole tocco ritratto, ma necessario, nel mentre sorridi divertito a vederla addentare, gongolante, la superstite preda unta e croccante per questo conquistata.

Etichette:

1 Comments:

Blogger Bimba Jet said...

La porta chiusa della stanza dove quella sera doveva avvenire una riunione è un chiaro segnale che avete sbagliato giorno. Scrollata di spalle a due e poi la proposta: "Birra?". Una birra in compagnia ad un caro amico non si rifiuta mai. Ed anche qui, in birreria come in ogni altro posto indistintamente, si alternano i racconti prima dell'una e poi dell'altro. Si aprono una marea di discorsi per poi non finirli nemmeno tutti. Un vortice di calde risate, di sorrisi amici. Ti senti bene, in pace... a casa. Non ci sono maschere, finalmente se stessi dopo una lunga, grigia giornata d’ufficio. Non si ha paura di mostrare il proprio spirito, non si temono i giudizi, le critiche. Non esistono discorsi meno profondi di altri, sono tutti della stessa importanza e si ascoltano. Non si sentono, si ascoltano... A volte non serve nemmeno parlare perchè si percepiscono. Strana cosa l'empatia!
La serata finisce sempre nello stesso modo: il tempo trascorso percepito non è quello indicato dall’orologio.
Questo è il vero e sincero affetto.

Un fortissimo abbraccio. ;-D

10:52 PM  

Posta un commento

<< Home