19 aprile 2006

Punto di vista


Guarda giù il bambino. Lo sguardo a cogliere l’orizzonte. Lo stomaco in subbuglio per la salita. L’abitacolo dove sta seduto è un guscio sospeso tremolante nel vuoto. Osserva giù il bambino le formiche. Perché è di questo che si trattano. Un brulichio di formiche dalle testoline colorate che entrano ed escono da porte e gallerie di costruzioni di cartapesta altrettanto colorate e che formano lunghissime code sui sentieri e i vialetti illuminati a festa. Ha già fatto conoscenza, il bambino, con mezzo universo di personaggi animati visti in tv. E ora sa per certo lui dove tutti si riuniscono ogni qualvolta mamma spegne l’apparecchio della cucina e lo schermo diventa tutto nero carbone. Di un paio di essi tiene persino una foto tra le dita con lui immortalato in mezzo a loro a sorridere e salutare.
Aspetta che questa la mostri ai miei amichetti dell’asilo e chissà le facce!
Guarda giù col naso gocciolante di meraviglia mentre il guscio, sospeso ed appeso all’immensa ruota girevole, prosegue nella lenta discesa dal culmine in cui si trova.
Improvviso sente mancargli il respiro quando le dita del padre stringono il suo naso neanche fosse una nocciolina da rompere dentro quella tela bianca, morbida, profumata che sa essere il fazzolettino di carta.
Una volta libero dalla fastidiosa morsa, con la narice ancora incollata e il respiro a metà potenza, può liberare finalmente la voce voltandosi verso il torturatore: “Papà! Guadda! IL MONDO!!

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13 aprile 2006

Mr Provenzano, I suppose


Mi pare di vederlo, chino sulla macchina da scrivere Brother con le dita sporche di terriccio, di sterco, di latte rinsecchito di capra.
Mi pare di udirlo picchiettare, con le unghie spezzate, i tastini elettrici e morbidi.
Poi, dal giorno dell’acquisto di quella macchina oggi obsoleta e dalla testina ormai consunta, è stato sempre un infilare ed estrarre fogli a simulare arcaici sms di carta a basso costo.
Frasi secche, perentorie anche nell’ordinare ad una moglie lontana la consegna di una cesta di mutande pulite e profumate.
Per ogni foglio inchiostrato un ammazzato chissà dove.
Nemmeno il tempo di studiare un po’ d’italiano, uno straccio di sintassi e grammatica che per uccidere non servono parole dette, o scritte, forbite.
Più facile certamente solcare i campi con “u’ tratturu” che incidere un foglio con la punta di una penna.
Per quasi mezzo secolo gli è bastato evitare quello che nessun criminale riesce più a fare oggi e cioè: di abbandonare in giro tutti quei residui filamentosi di files che il nostro quotidiano crea in ogni dove grazie alla nostra moderna tecnologia comunicativa.
Niente tracce elettroniche di telefono, cellulare e tantomeno pc.
Per lui “Echelon” avrebbe potuto anche significare “Sucaminchia” per quello che gli è mai importato di sapere.
Infine è accaduto semplicemente che uno o due picciotti si siano decisi a “cantare” (e questo è stato per lui la vera imprevedibilità e forse l’unico suo vero fatale errore).
Quando ha sentito aprire la porta con violenza s’è alzato dalla sedia e, rimanendo immobile con la mente a ricordare dove mai fosse finita la pistola arrugginita, depositata e dimenticata da qualche parte nella masseria, ha lasciato che il soggiorno s’innondasse di uomini col passamontagna e giubbotto antiproiettile DIA.
Ha persino sorriso senza opporre resistenza alcuna mentre, uno dei poliziotti con le manette in mano, si stava avvicinando a lui dicendo: “Don Provenzano, suppongo?”.

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03 aprile 2006

Tommy

Quella foto, il tuo viso, i tuoi grandi occhi ci hanno fatto compagnia per settimane. Un paese intero in attesa di riabbracciarti in festa con i palloncini già pronti da sventolare in piazza. Una nazione ti aveva adottato trepidante di speranza e paura. Chissà quante mamme si saranno avvicinate la sera a rimboccare le coperte dei propri bambini in questi giorni d’angoscia. E non c’è mai limite al peggio. Il Male sempre più spesso si mostra con un volto famigliare, conosciuto. Fosse anche quello di un restauratore di case.
Chissà cosa avrai pensato quando ti hanno portato via da mamma e papà. Il tuo pianto zittito in un colpo. Forse dopo molti colpi. Da oggi un badile non è più quella cosa che era.
Poi, il Male che si fa intervistare in TV con mogliettina al fianco un attimo prima di essere catturato. L’ennesimo copione mediatico. Un po’ giallo, molto noir. E ci troviamo ad aver sperato che il tutto potesse essersi trattato soltanto di pura e semplice fiction o l’ennesimo tarocco innocuo di un reality show. Delle fiabe spaventose raccontate, noi adulti una volta cresciuti, ne ridiamo. Ma oggi sappiamo che c’è un bambino, tu, che l’orco l’hai incontrato e visto in faccia davvero. Perché l’Uomo nero esiste ed è sempre esistito. E dovremmo farcene una ragione di ammetterlo prima di costringerci a dimenticare un'altra volta e sopravvivere all’ennesimo inconcepibile disgusto. Per poi sperare di tornare a vivere, non per sempre, per un po’, insieme felici e contenti.

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