21 dicembre 2007

Il tuo più bel regalo


La reticella che si stende sopra la balaustra del terrazzo di casa è ora in parte divelta. Da quel buco lui è passato e non è più ritornato. La tua testa, lì, ci arriva appena.
Dicono che sia volato, ben quattro piani di morbidezza di salto, e prima o poi torna. E’ già più di una settimana che non si vede. Mamma continua a telefonare a “vetrinai” o “veternari” o come caspita si chiamano. L’ascolti parlare di immondizia e le vedi gli occhi lucidi.
Il papà ha stampato la foto del suo bel muso bianco e nero ed è sceso in strada per attaccarla ad un palo sottocasa. Sei sceso ad aiutarlo anche tu.
E’ l’ennesimo disegno che colori con il pastello nero. Nell’astuccio i rimanenti sono ancora intatti. Circiondolo, quel suo nome lunghissimo da imparare, hai impiegato tre buoni anni per riuscire a dirlo correttamente. All’udirlo lui, bene o male, si voltava lento e si lasciava docile afferrare. Zitto e buono, mai un lamento, un gemito infastidito, una unghiata che fosse una.
Per lui eri il suo piccolo re e ti ubbidiva fiero malgrado fosse stato fino al tuo arrivo il principe più coccolato di casa.
Le notti trascorse acciambellato davanti la culla. Nessuna gelosia di te. Magari qualche speranza di carezza in più, un po’ di fusa aggiunte per l’istintivo timore di sentirsi trascurato.
Ti ha insegnato a camminare a “gattoni” e tu, lui, a “quattromani”.
Le prime palline rotolate sotto le poltrone te le ha riportate lui.
Parecchie volte ha rischiato di farsi calpestare la coda dalle ruote della tua macchinina a pedali.
Oggi la stanza ti sembra vuota pur sommersa da peluches inanimati. Non c’è orso o cagnolino finto che possa sostituirsi al suo pelo caldo e pulsante.
La maestra dice che sembri avere la testa da qualche parte. Bella scoperta! Vorresti ben vedere, lei, al tuo posto.
Fuori, dalla finestra dell’aula, altri gatti in giardino ma lui non c’è. A te non piace lamentarti e quel magone che senti lo trattieni dentro.
Solo ieri, esasperato, hai sgridato mamma: “Basta! Mi fai venire da piangere se parli ancora!” . Stop. Gli adulti sanno capire. Mamma ti ha guardato e ha capito che era ora di lasciarti da solo con questa cosa per te nuova e strana. Il dolore di aver perso qualcosa a cui si tiene come e più di se stessi. Non è un cartone animato questo dove ti basta schiacciare i tasti di un telecomando per spegnere e ripartire da capo come fosse successo nulla.
Sulla letterina sai bene quale desiderio vorresti scrivere anche se mamma ti inviterà a chiedere altro.
Chissà perché a Natale si finisce sempre per esaudire i desideri sciocchi e inutili. Quelli veri che senti nascere dal cuore non li regalano mai..
E’ solo un dannato grosso gatto sbilenco dal nome impossibile che, nel breve tempo di un graffio di vita, ti ha lasciato solo senza un perché.
E’ così che vorresti tanto pensarla.
Poi un giorno lontano capiterà di ripensare a lui inghiottito dal buio di una notte a pochi giorni da Natale. Comprenderai quanto la sua presenza fedele ti abbia aiutato in seguito a riconoscere e capire le persone vere, che sono quelle che, come ha fatto lui, sanno volerti bene senza chiedere nulla in cambio.
E, credi, nessun dono da amico potrà mai essere più prezioso di questo.

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