20 giugno 2007

AFORImachISMI

Ogni donna attende per sé l’uomo che ama farsi attendere.

L’uomo intelligente ha bisogno di donne che lo facciano sembrare tale.

L’uomo spiritoso cerca donne che possano ridere delle sue battute anche se non le capiscono.

Un uomo sa riconoscere una donna amica. E’ quella che non gli fa immaginare del sesso assieme.

Se un uomo vi dice che crede nell’amicizia con una donna sappiate che mente spudoratamente.

Se un uomo vi dice che siete "un tipo" non fatevi illusioni credetegli pure.

Se un uomo vi fa i complimenti, anche quando pensate di non meritarli davvero, forse è in astinenza.

Se sentite il bisogno disperato di stare con un uomo basta solo che glielo diciate.

Se desiderate stare in armoniosa solitudine lontane da qualunque uomo c’è solo un modo sicuro: mostrarsi per nulla attraenti. Ma proprio per nulla. Forse.

Se un uomo vi invita a cercarvi un uomo significa che o non gli piacete o forse è gay. In caso contrario ci avrebbe provato prima lui.

Il romanticismo di un uomo si ferma di solito alla seconda cena a due. Se prosegue offrendovi una ulteriore o è un po’ timido o molto paziente o decisamente fin troppo generoso.

Pochissimi uomini rimangono astemi con una donna. Dell' alcool ne hanno bisogno per darsi coraggio prima o per consolazione dopo.

Quando al ristorante un uomo sfoglia un menù davanti a voi lo fa con un occhio al consommè, uno al vostro decolleté e il pensiero a ciò che si aspetta da voi dopo il caffè.

Se per un uomo comprate un bellissimo e costoso abito sexy da sfoggiare vi dirà: "Bello. Ma cosa aspetti ora a levartelo?"

Per un uomo l’amore è davvero eterno almeno fintanto che gli pare duro. Punto.

Tratto dal libro: "Anche gli aforismi, nel loro piccolo, s’incazzano. Parte seconda" di Oscarjota Wilde

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19 giugno 2007

AFrOditeRISMI

La donna che attendi da una vita finisce sempre a quello che non s'attende nulla.

Una donna è troppo intelligente per innamorarsi di uno che si crede altrettanto.

Una donna sa riconoscere con molta facilità un amico. E’ sicuramente uno che si rassegna ad offrirle solamente una spalla su cui piangere.

La seduzione tra un uomo e una donna è quell’intrigante gioco tra le parti che vengono condotte a turno prima da lei e poi da lei.

Se c’è un tempo in cui senti il bisogno disperato di qualcuna che ti ami predisponiti ad una vita ascetica e solitaria.

Se ci sarà un tempo in cui desidererai stare in pace con te stesso e in armoniosa solitudine è quello l’esatto momento in cui ti capiterà di incontrare una donna.

Se una donna ti invita a cercarti una donna sappi che lo fa solo per ipocrito altruismo, o solidarietà finta, verso altre donne. Di certo a lei non interessi.

Si dice che le donne si facciano ammaliare da chi sa ben scrivere ma avete mai visto un poeta felice?

Non esistono donne astemie, solo donne che non vogliono "lasciarsi andare" con te.

Se una donna ti chiede: "quanti anni mi daresti?", beh, sappi allora che sei molto, molto sfortunato a dover rispondere.

Se ad una donna compri un abito troppo stretto la metterai in imbarazzo. Se le compri uno troppo ampio penserà che l’hai immaginata troppo grassa. Se le compri un abito che le stà a pennello ti dirà: "Allora? Come ti sei fatto questo occhio così giusto per le misure?"

E per finire:

L’amore è eterno finchè dura e nel mentre dovremmo sforzarci di viverlo al meglio che possiamo.

Tratti dal libro: "Anche gli aforismi, nel loro piccolo, s’incazzano" di Oscarjota Wilde

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06 giugno 2007

Giostre

Con quel suo respiro da tempo faticoso la donna guardava fissa in silenzio davanti a sé un orologio a pendolo sulla parete. Sembrava aspettare.

Hai acquistato il biglietto d’ingresso, convinto finalmente dagli amici, per entrare a prenderti quel tanto di emozioni in vendita. Dopo una fila eterna sotto il sole cocente ti lasci sommergere da una marea vociante di bambini e adulti in festa.

La donna tendeva l’orecchio, tra un respiro affannoso e l’altro, forzandosi di ascoltare il cinguettio del suo canarino in gabbia. Sorrideva al piccolo volatile che, con i suoi buffi saltelli, riusciva a darle ancora scampoli di emozione e tanta compagnia.

Stai passeggiando nei viali con uno zainetto sulle spalle tra il frastuono di mille rumori e musiche pompate ad alto volume. Un cocktail di colori ti ubriaca gli occhi e odi, persistente, lo sferragliare di carrelli veloci come razzi su rotaie che s’innalzano al cielo.

La donna amava stare ore sola dentro la stanza in ombra con le finestre lievemente socchiuse per lasciar filtrare l’aria fresca dall’esterno. Da quanto tempo non vedeva più il cielo? Forse da nemmeno così tanto ma lei non ricordava e importava già più.

La prima giostra che hai fatto hai creduto di morire. Il cuore in gola dallo spavento, lo stomaco sottosopra, il volto e la maglietta fradici d’acqua, la pacca sulla spalla degli amici che ora ridono assieme a te. Basta poco, a volte, per sentirsi vivi e contenti.

La donna amava trascorrere le sue giornate in due modi: seduta sulla sedia a guardare una porta o rannicchiata sul letto con gli occhi chiusi. Non necessariamente dormiva. Se qualcuno passava a farle visita amava starsene così, ferma, immobile a sentire ciò che gli altri si dicevano nella stanza quando non la costringevano a parlare. Bastava davvero poco per sentirsi altrove e giocare a fare la morta.

La seconda giostra che hai fatto ti ha innalzato in cielo per un centinaio di metri e ti ha fatto ruotare il mondo davanti gli occhi. Lentamente. Molto lentamente, poi, sei ridisceso giù.

La donna era stanca del mondo, ne aveva visto molto, aveva vissuto tanto, voleva togliere il disturbo come una che dice all’ospite di casa:"E' davvero ora che io vada, mi sono già trattenuta fin troppo". Solo che colui che avrebbe dovuto venire a prenderla ancora tardava ad arrivare.

La terza giostra è quella d’attesa per decidere assieme agli altri quale altra fare. E’ un classico dei classici. State lì, tutti, a farvi dondolare sulla sella di cavallini leziosi con una musica struggente mitteleuropea, un valzer, che accarezza l’aria.

La donna sognava. Sognava spesso la guerra. Come può sognare solo chi l’ha vissuta davvero. Come chi si è trovata a subirla da piccolissima e poi anche da ragazza.

La giostra che simula il volo dell’aereo militare è da levare il fiato. Dicono. La coda per salirci è lunghissima. Hai la fantastica occasione di provare ciò che sente un vero Top Gun. Tu fermamente rifiuti l’invito a salire e rimani a terra a guardare gli altri sfrecciare. Ti senti un po’ vigliacco.

L’ultimo sogno della donna è un albero in mezzo al prato. Si trova seduta all’ombra di grossi rami frondosi. Una brezza fresca le accarezza il viso. Si sente bene. Ogni ramo sopra di lei porta un cartello con un nome conosciuto. I rami più grossi sono i suoi figli, poi a seguire i figli e figlie dei suoi figli, le mogli dei suoi figli fino al più esile dei rami, quello del più piccolo, l’ultimo, che vorrebbe tanto accarezzare ancora una volta. Osserva una radice vicino a sé ormai quasi totalmente immersa nel terreno con inciso su di essa un nome: il suo.
Sorride sollevata ora come una che finalmente si vede arrivare, alla fermata della pensilina, una corriera fin troppo attesa.

L’ultima giostra che fai non vorresti fosse questa. Una giostra per bambini che entrano dentro un tronco avente grossi rami e foglie di prezzemolo. Stai in coda paziente quando ti vibra la tasca. Leggi il nome sullo schermo del cellulare e subito capisci. E capisci anche quanto si può essere tirchi di gesti a volte, di quelli che non sai perché non li fai e che lasciano un rimpianto. Come a ricordare l’ultima volta che ti sei chinato su quella fronte antica per dare un bacio che ora sai è stato troppo breve.

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