21 marzo 2005

Foto safari

Raggomitolati, i nasi costretti ad annusare il fondo della barca, e con lo sciabordio dell'acqua sullo scafo a farci compagnia ci siamo infilati, attraverso il pertugio, nel dedalo di stanze nascoste nel ventre della montagna. Dopo un po’, sollevato il capo, abbiamo iniziato a seguire il fascio di luce emanata dalla torcia della guida intenta a spiegarci, con tono monocorde, le meraviglie di quel mondo stupefacente nel quale la luce sapeva di essere un ospite a malapena sopportato.
Abbiamo imparato così che una aguzza stalattite pendente o una robusta stalagmite eretta, impiega qualche migliaio di anni per crescere così come le vediamo. E questo grazie al paziente lavoro di umili gocce d’acqua miste a calcare ed altri depositi solidi, posate l’una sull’altra, e solidificate alla pazzesca velocità di un decimo di millimetro al secolo. Un solo tocco delle nostre dita unte o sudate può impedirne la crescita per una ventina d’anni almeno.
Cribbio, mi son detto, e mi son messo subito a cercare in tasca, istintivo, una salvietta per asciugarmi.
Arrivati al fondo della caverna principale, tutti noi visitatori siamo scesi dalla barca per salire sul pontile e accedere così all’angusta riva sotterranea. Mentre il barcone riportava all’uscita i precedenti visitatori, siamo rimasti lì alcuni minuti in attesa , novelli esploratori di un romanzo di Jules Verne sul Nautilus, volgendo lo sguardo qua è là tra le stanze create dall’acqueo architetto che vi soggiornò padrone in un passato biblico.
Ad un certo punto abbiamo notato un esserino peloso a testa in giù, aggrappato alla volta del soffitto, che dormiva indisturbato. Doveva aver preso un Tavor vista l’indifferenza assoluta per il brusio delle persone presenti di fronte la riva del buio laghetto. Qui, l’amico che stava con me, notato l’interessante soggetto, mi dice: “fammi luce con la tua pila che gli faccio una bella foto senza il flash”. Lo vedo puntare la digitale verso l’immobile e raccapricciante bestiola, avvolta nelle proprie ali come un involtino arabo in foglia di vite, zoomare e scattare con un clic quasi muto. Poi gli dico: “Beh? Allora ? Com’è venuta?”. Lui osserva il visore e la composizione dei pixel, si gira e mi fa: “Sai, temo che l’immagine sia venuta mossa”.

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11 marzo 2005

trapanini e oroscopi

Immaginatevi un’anticamera del dentista, non che ci voglia molto in fondo, persone in attesa sulle poltroncine come si fosse ad una veglia funebre, via vai di giovani assistenti che chiamano gentili levandosi mascherine dalla bocca simili a straccetti di burka. Carine. Mi chiedo chissà perché le assistenti di un dentista siano sempre così carine. Forse perché la loro funzione è simile a quella delle hostess: ti servono il bicchiere con l’acqua, ti legano e posizionano il bavaglio, ti sorridono tranquillizzandoti.
Attendo il mio turno. Sono tranquillo perché sono lì per un semplice colloquio con l’odontoiatra e, mentre odo il suono ficcante e stridulo dei trapanini, mi annoio. Prendo la prima rivista che trovo sul tavolino e le sue pagine si aprono a caso sull’oroscopo. Mi posiziono sulla sedia mascherando agli altri quello che sto per fare e inizio a leggere. Non ci credo, e so che tutti dicono così, ma sono lì e vorrei iniziare la giornata con qualche buona notizia o coccola profetica.

Leggo: Siete come il platano millenario dell’isola di Cos, all’ombra del quale Ippocrate scrisse trattati e impartì lezioni. Siete come la quercia del Gianicolo sotto cui riposava Torquato Tasso tra i versi della Gerusalemme liberata. Siete secolari, anche millenari come il pino Mathusalem nelle White Mountains, che è vietato fotografare e ha 4700 anni. Come tutte le piante siete fondamentali per l’ecosistema e se qualcuno pretende che vi mettiate anche a saltare e ballare, esagera. Siete nati in dicembre, ripiegati su voi stessi, affaticati e coi rami spogli. Seconda e terza decade aiutati dal sestile di Venere che rende tronco e corteccia flessuosi e dolci. Come liquerizia.

Ecco, liquerizia, l’ho capita. Guardo la pagina, poi il muro, poi la pagina. Chiudo le pagine e osservo la copertina: è una rivista di donne, per sole donne. Sento il mio nome pronunciato dall’assistente che mi invita, sorridente, ad accomodarmi nell’ambulatorio. Mi alzo, come elastica e giovane betulla, e mi metto all’inseguimento del suo camice ondeggiante.

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07 marzo 2005

Basta un poco di zucchero...

... Mi sento tanto Harry Poppins .

la compagna di scuola di una figlia di un'amica ha sentenziato questa chicca che trovo bellissima. Qui, nell'immaginario di fantasilandia si incontrano più generazioni di bambini (quelli attuali e quelli che lo sono stati negli anni sessanta). Un cortocircuito fantastico di best sellers grossi come mattoni luccicanti e profumo di cinema d'oratorio.

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03 marzo 2005

Delirio di un diario di fine inverno

Stamane, infilate le basse estremità dentro confortevoli pantofole dotate di vello interno, mi sono accostato tremebondo, per l’ancor fredda temperatura della dimora ove soggiorno, alla vasca in ceramica a misura di cintola chiamata: lavandino. E, meditabondo su ciò che avrei osservato riflesso nello specchio, con i tratti somatici non ancora debitamente ricomposti a conclusione di un agitato sonno notturno, al quale ho ceduto in ritardo causa una insonnia già dichiarata, al mio medico personale, ho ruotato il pomello del rubinetto allungando le mani a conca onde permettere al viso e alla fronte, non ancor del tutto sapiente, d’immergersi nel conforto caldo dell’acqueo sgorgante.
Mi son poi asciugato con un cencio spugnoso ed odoroso di buono quanto il ricordo di colei che mi ha generato e, aggiustati i miei pochi e solitari capelli distesi sopra un capo ormai già abbondantemente lucido e deserto, ho indossato un abito confortevole nonchè pratico e, raccolto dal vassoio le chiavi del mezzo di locomozione abituale, me ne sono uscito gaio e lesto dalla porta, pardon, dall’uscio per giunger in ufficio, ove qui ora mi trattengo per non meno di 8 ore, pardon, per almeno un terzo del dì...

Ma sarebbe possibile continuare pervicaci ad eloquiare a lungo in sì tal modo?

Qualcuno ci riesce e si fa i miliardi!!

Dal palco del Festival... pardon, dal blog presente un augurio sincero per una buona giornata a chiunque.

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