Sono andato in bianco

La radiosveglia ti gracchia suoni dapprima incomprensibili. Fonemi che scavano varchi dentro il cervello ancora intorpidito dal sonno. Poi i tuoi circuiti mentali una volta riscaldati si avviano e comprendi (più o meno):
Pandemia aviaria: due polli, un galletto e una faraona detronizzata trovati a letto febbricitanti nell’Anatolia meridionale. Il governo vara un decreto anti importazione. Passano solo danzatrici del ventre.
Gas siberiano: stretti i rubinetti delle forniture verso l’Europa. Il governo italiano invita la popolazione a predisporsi all’acquisto (tramite sovvenzione governativa) del moderno “nucleare terrestre”, ovvero di una mini centralina a scissione atomica alternativa alle caldaie condominiali. Nel frattempo si chiede ai fumatori di economizzare con gli accendini.
Emergenza freddo: le autorità allarmate dalla glaciazione imminente invitano i cittadini a coprirsi bene per un po’. Il governo vara un decreto di conversione cani da passeggio in cani Husky omologati Euro 5 con pisciata catalitica. Periodo previsto di glaciazione: diciannove generazioni umane.
Emergenza criminalità: niente carcere per "eccesso di difesa"? Allora finalmente si spara, si spara, si spa...
BAM!!!
Può bastare. Spegni la radio. Ti alzi, esci dalle coperte e barcollando vai a sollevare la saracinesca della porta finestra che dà sul terrazzino della camera da letto. Guardi fuori e vedi una incredibile distesa di bianco. C’erano sul parcheggio delle macchine rosse e gialle fiammanti ieri ed ora sono ancora lì, ma ricoperte completamente di bianco come appetitose meringhe.Non si distingue la strada dal marciapiede. Tutto bianco. Gli alberi bianchi. Un innaturale, ovattato, bianco silenzio. E rimani fermo sulla finestra a guardare. Lasciando che il tuo sguardo s’inebri del bianco, che i pensieri vengano sommersi da tutto quel latte disceso dal cielo. Una candida lavagna linda e mondata di tutti i pensieri e le ansie. Cancellati così, di colpo. Ipnotizzato, lo sguardo non trova riferimenti su dove posarsi in tutto quel nulla cromatico. Un tempo sospeso sul niente. Eterno fintantoché il giorno ti afferra, finalmente, e ti costringe con un badile di neve a spalare il cortile per uscire. A riprenderti la vita.
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