27 febbraio 2006

Lezione olimpica

Stà lì che osserva il fumante fiato freddo della mamma, china ai suoi piedi, impegnata a sollevargli i scarponcini fosforescenti. Prima uno, poi l’altro. Al suono dell’attacco son divenuti ora due binari lunghi lunghi che paiono non finire mai.
Si riguarda i piedi e lo slittino abbandonato più in là con il quale ha appena smesso di giocare. Chissà perché ma gli sembra di essere un po’ la stessa cosa. In mano due bastoni ad infilzare la neve come forchette sui rigatoni. Casco, occhiali e guanti. Sciarpetta no, dice mamma, che potresti avere caldo. In un attimo si trova in mezzo ad un vociante mazzo di chiodini colorati a festa. Una abbronzata e sorridente ragazza, vestita come loro, sembra pronta a giocare assieme.
Ora saluta la mamma con un ciao non del tutto convinto poi, per un’ora, il suo mondo diventa goffaggine e cadute, intralcio e timore; come in un passato tempo non lontano che già più non ricorda: quello dei suoi primi passi nel salotto di casa a ciondolare tra una mano e il divano a braccia aperte.
Quando avverte per la prima volta il pezzo dello skilift tra le gambe, e il conseguente strappo avanti a sé, si spaventa. La paura durante la salita si scioglie grazie al caldo di un sole che carezza la visiera protettiva.
La prima breve discesa dalla collinetta candida avviene scivolando giù lento ma inesorabile, a gambe e braccia allargate, come da spiegazione. Il tutto senza nemmeno il bisogno della confortevole protezione dell’abitacolo di un bob con papà dietro.
Una volta fermo, tremolante ma miracolosamente in piedi, può sentire i complimenti della maestra che lo invita a riprovare un’altra volta. Lui le sorride con il petto che batte ancora. Non sa nulla di vittorie e medaglie olimpiche, lui, ma oggi ha comunque già vinto la prima, quella più coraggiosa e bella.
In gola una frase-ritornello è pronta e in attesa di uscire appena vedrà papà e mamma: “Ma è… MERAVIGLIOSO!!!

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10 febbraio 2006

Confessione di una vanitosa

Beh, anche per questa volta sono arrivata puntuale all’appuntamento per la serata di gala di stasera. Devo risistemarmi la chioma rossastra e dovrei cercare di non mettermi a fumare proprio ora. E’ una questione di correttezza e di responsabilità per il ruolo da star che mi spetta. Come sempre sono esausta ma è l’ultimo sforzo ormai questo. Ancora pochi gradini tra le luci e i flash degli ammiratori e sentirò il boato fragoroso. L’adoro quel boato è una cosa da scaldare i cuori ed io, questo, modestamente, lo so fare bene. Di scaldare intendo. No, non pensate male sono solo una brava signora, un po’ attempata, che ama viaggiare e stare al centro dell’attenzione, soprattutto tra due ali di folla. Non sono un gran bellezza, direi piuttosto un tipo. Ogni viaggio mi vesto diversa e stilisti e designer modellano il mio corpo con linee davvero sinuose. Pensate che quest’anno è toccato ad un italiano l’onere di trasformarmi. Il massimo, per qualunque donna!! Mi piace da morire essere afferrata, toccata, condotta perché so essere femmina caldissima e chi non ci sa fare con me… beh, finisce che si scotta e poi magari causo dolore che non vorrei davvero. La gente al mio passaggio mi saluta, mi sorride, i bambini si beano dei giochi che faccio quando il vento mi carezza e mi muove, i vecchi vi leggono in me la nostalgia di un tempo andato, trascorso, fatto di caminetti accesi e di amori sotto calde coperte in fredde giornate d’inverno. Ho viaggiato per i cinque continenti e amo percorrere migliaia di miglia e di chilometri e yards ad ogni chiamata. Non mi risparmio, è sempre una gioia ogni volta. In fondo sono ambasciatrice di Pace tra i popoli e simbolo di fratellanza universale. No, non mi sto dando un tono esagerato, davvero è così, malgrado qualcuno ne approfitti per ostacolarmi in questo con ogni mezzo. Non ci posso far nulla, io dò visibilità eccelsa a chi mi accompagna e non chiedo molto in cambio. Direi nulla se non alla fine distendermi su un giaciglio di paglia e restare lì, sveglia e tranquilla sotto le stelle per giorni e giorni. Anche una paio di settimane se necessario. Dicono che qui c’è la neve. A me è sempre piaciuta la neve peccato che ogni volta che mi avvicino ad essa finisce sempre per squagliarsela via spaventata. Non saprei perché mostri di avercela così con me, magari è solo perché è intimidita dal mio carattere troppo caliente.
Poche ore, dicevo, poche ore ancora e tutte le televisioni mi trasmetteranno ai quattro angoli della Terra. Che fatica essere l’Unica. Ogni volta mi ci vogliono almeno un paio d’anni per riprendermi dallo stress. Ma è il mio unico compito questo nella vita da quel giorno lontano in Grecia quando iniziò per la prima volta tutto ciò.
Ah, dimenticavo un’ultima cosa, io mi chiamo: Fiamma.

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07 febbraio 2006

Satira preventiva


Ridere fa bene al cuore. Il riso abbonda sulla bocca degli stolti. Morir dal ridere
... Si muore... per il ridere.

Quello che sta succedendo in questi giorni non è lo scontro tra civiltà ma è il montare drammatico di una reazione e controreazione causata da una gaffe che chiamarla “diritto di satira” sarebbe troppo far complimento.
Le vignette danesi, almeno quelle presentate alla stampa di mezza Europa ormai, sono piuttosto brutte e ben poco fanno ridere. Lo dico perché credo personalmente di essere dotato di un discreto umorismo e di una buona dose di ironia anche graffiante se necessaria.
E se la colpa di aver creato vignette satiriche bolse è solo danese, l’idiozia di certa nostra stampa nazionale, nel volerle ripubblicare gonfiando il petto e sbandierando il vessillo della irrinunciabile libertà di espressione, è di una stupidità senza pari.
Ma quanto siamo bravi tutti noi a sentirci puri e duri con le vignette degli altri deridendo chi s’offende. Magari siamo gli stessi che montiamo campagne allarmate se solo qualcuno osa rimuovere dagli ambienti pubblici il crocefisso dalle pareti, offesi dall’idea che uno Stato si faccia garante di una forma di tolleranza tra credenti di diverse religioni.
C’è da darsi una regolata.

Il muro di Berlino è caduto ma lo stiamo sostituendo con nuovi reticolati e una visione manichea del pianeta. I buoni, occidentali, importatori di sana democrazia ovunque (un pochino inquinanti magari), che mostrano un paradiso in terra accompagnato da visioni (tele) popolate di pubblicità levigata e suadente, sesso e ninfette accattivanti. I cattivi, con i mitra e i turbanti, intransigenti, intolleranti che si fanno esplodere con la convinzione di accedere ad un loro personalissimo paradiso pieno di vergini. In mezzo una terra di nessuno, di gente che crepa di fame e vive di stenti, e che di questa guerra “ideologica” non avverte nemmeno l’esistenza.

Poi c’è la discussione sulla satira. Sul suo diritto di esistere e graffiare sempre e comunque.
C’è da capirsi.
Una satira che colpisce il Potere e lo ferisce e lo irrita mi entusiasma. Una satira che se la prende con la Fede di qualche centinaio di milioni di persone in nome di una presunta superiorità morale occidentale mi infastidisce. A chi giova?
Deridere un Premier (qualsiasi) e farlo camminare sulle acque del Naviglio o “ascenderlo” in cielo con l’ausilio di un Executive diverte. Far dire a nostro Signore intento a scendere dalla croce: “Mi consenta ma questo è il mio nuovo miracolo italiano”, beh, chissà, magari a tutti non piace. Magari Ruini un po’ se la prende. No?

Ecco. Questo per capire. A volte è questione solo di cattivo gusto ed opportunismo maldestro. Non c’è nessuna Santa Crociata da intraprendere. Purtroppo ci stiamo tutti invischiando in strumentalizzazioni sempre più esasperate e pericolose. Intanto, per reazione o per pretesto, si bruciano ambasciate e si sparano ai preti cattolici.

Provate a far una battuta idiota ad una persona da voi incautamente offesa precedentemente e che ancora non gli è passata del tutto e sappiatemi dire. A me è successo. Ed è quello che sta succedendo nella nostra parte di mondo in questi giorni. Un mondo che mostra sempre più di avere i nervi pericolosamente scoperti

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