Lezione olimpica
Stà lì che osserva il fumante fiato freddo della mamma, china ai suoi piedi, impegnata a sollevargli i scarponcini fosforescenti. Prima uno, poi l’altro. Al suono dell’attacco son divenuti ora due binari lunghi lunghi che paiono non finire mai.
Si riguarda i piedi e lo slittino abbandonato più in là con il quale ha appena smesso di giocare. Chissà perché ma gli sembra di essere un po’ la stessa cosa. In mano due bastoni ad infilzare la neve come forchette sui rigatoni. Casco, occhiali e guanti. Sciarpetta no, dice mamma, che potresti avere caldo. In un attimo si trova in mezzo ad un vociante mazzo di chiodini colorati a festa. Una abbronzata e sorridente ragazza, vestita come loro, sembra pronta a giocare assieme.
Ora saluta la mamma con un ciao non del tutto convinto poi, per un’ora, il suo mondo diventa goffaggine e cadute, intralcio e timore; come in un passato tempo non lontano che già più non ricorda: quello dei suoi primi passi nel salotto di casa a ciondolare tra una mano e il divano a braccia aperte.
Quando avverte per la prima volta il pezzo dello skilift tra le gambe, e il conseguente strappo avanti a sé, si spaventa. La paura durante la salita si scioglie grazie al caldo di un sole che carezza la visiera protettiva.
La prima breve discesa dalla collinetta candida avviene scivolando giù lento ma inesorabile, a gambe e braccia allargate, come da spiegazione. Il tutto senza nemmeno il bisogno della confortevole protezione dell’abitacolo di un bob con papà dietro.
Una volta fermo, tremolante ma miracolosamente in piedi, può sentire i complimenti della maestra che lo invita a riprovare un’altra volta. Lui le sorride con il petto che batte ancora. Non sa nulla di vittorie e medaglie olimpiche, lui, ma oggi ha comunque già vinto la prima, quella più coraggiosa e bella.
In gola una frase-ritornello è pronta e in attesa di uscire appena vedrà papà e mamma: “Ma è… MERAVIGLIOSO!!!
Si riguarda i piedi e lo slittino abbandonato più in là con il quale ha appena smesso di giocare. Chissà perché ma gli sembra di essere un po’ la stessa cosa. In mano due bastoni ad infilzare la neve come forchette sui rigatoni. Casco, occhiali e guanti. Sciarpetta no, dice mamma, che potresti avere caldo. In un attimo si trova in mezzo ad un vociante mazzo di chiodini colorati a festa. Una abbronzata e sorridente ragazza, vestita come loro, sembra pronta a giocare assieme.
Ora saluta la mamma con un ciao non del tutto convinto poi, per un’ora, il suo mondo diventa goffaggine e cadute, intralcio e timore; come in un passato tempo non lontano che già più non ricorda: quello dei suoi primi passi nel salotto di casa a ciondolare tra una mano e il divano a braccia aperte.
Quando avverte per la prima volta il pezzo dello skilift tra le gambe, e il conseguente strappo avanti a sé, si spaventa. La paura durante la salita si scioglie grazie al caldo di un sole che carezza la visiera protettiva.
La prima breve discesa dalla collinetta candida avviene scivolando giù lento ma inesorabile, a gambe e braccia allargate, come da spiegazione. Il tutto senza nemmeno il bisogno della confortevole protezione dell’abitacolo di un bob con papà dietro.
Una volta fermo, tremolante ma miracolosamente in piedi, può sentire i complimenti della maestra che lo invita a riprovare un’altra volta. Lui le sorride con il petto che batte ancora. Non sa nulla di vittorie e medaglie olimpiche, lui, ma oggi ha comunque già vinto la prima, quella più coraggiosa e bella.
In gola una frase-ritornello è pronta e in attesa di uscire appena vedrà papà e mamma: “Ma è… MERAVIGLIOSO!!!
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