19 gennaio 2005

attesa

nel corpo che muta
inesorabile e silente
t’accolgo paziente
piccolo mio

più come prima
questa mia vita diventa
di mille colori
già mi appare dipinta
e intanto

ti aspetto nel bianco
di questa neve inattesa
un’altra sorpresa

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13 gennaio 2005

E io non ti pago

Teatro – (Napoli)…

C’è una commedia del grande Eduardo, una tra le più spassose a mio giudizio, che parla di uno scapestrato che gioca al Lotto con i numeri di un morto padre di un altro personaggio. Ovvia la lite che ne consegue. Il figlio del morto reclama i diritti su parte della eventuale vincita in quanto figlio, appunto, del defunto apparso in sogno all’altro. La commedia si chiama “E io non ti pago”. E il pubblico ride anche così.

TV Rai – ( Roma) …

Due sere alla settimana, da un asettico studio televisivo della capitale, sotto lo sguardo vigile e severo di una squadra di notai, vengono estratte in diretta nazionale delle palline numerate dall’ 1 al 90. Il commento dell’appassionante momento è di solito fatto da una pettoruta fanciulla con le poppe in vista così belle e tonde quanto possono essere gli zeri di un assegno ricevuto dopo una vincita milionaria. E lo Stato incassa anche così.

Sito di “Repubblica.it” – (La Spezia) …

e qui copio e incollo:

Carrara-Una donna di 57 anni di Carrara si è uccisa, schiacciata dal rimorso di aver dilapidato i risparmi di famiglia giocando al Lotto: aveva puntato tutto sul 53 a Venezia. La drammatica storia è raccontata dal quotidiano Il Tirreno. La donna ha lasciato un biglietto per spiegare il suo gesto. Casalinga, sposata e madre di due figli, si è gettata in mare, davanti alla spiaggia di Marinella (La Spezia) ed è annegata. (13 gennaio 2005)

E la gente muore anche così.

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11 gennaio 2005

puntamento

Ogni volta sembra portare con sè il freddo della via sin dentro la stanza.
Quando nell’aula, del corso di scrittura creativa, il suo ampio cappotto grigio appare il piccolo viso spigoloso e magro, accompagnato da occhi luminosi e neri, dalla caverna di stoffa fa capolino con un vivace saluto. Gli occhiali, momentaneamente appannati, scivolano sulla punta del naso mentre libera il suo esile collo dalle confortevoli spire di un’anaconda di lana viola.
L’appendiabiti, puntuale ogni volta, scricchiola e geme sotto il peso del suo vestiario poggiato.
Ama sedersi sempre nell’angolo più distante dalla lavagna, con le gambe accavallate e le braccia conserte di chi pare febbricitante, ascoltando e scrivendo, con sorniona malavoglia, brevi righe di appunto sul minuscolo notes che porta con sé.

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