Il buio nella mente
Da quanto va avanti tutto ciò? Ti pare qualche settimana, o forse sarà un mese, forse persino da un bel po’ più di tempo. Si, è certamente molto di più. Subisci uno stillicidio di domande senza risposta che gocciolano tra i pensieri e vorresti tanto lasciarle lì, buone, nascoste. Vorresti non subirle nei suoi gesti quotidiani che sembrano trapassarti quasi le fossi trasparente. Nei suoi sguardi ormai senza alcun interesse. Nelle sue puntuali frecciatine sarcastiche con gli amici. La misura della sua lontananza l’avverti attraverso il silenzio rotto dal volume di un televisore acceso, l’indifferenza nella scelta di un film, l’accavallarsi delle belle gambe lontane e l’incrociare delle sue braccia. Vorresti tanto agitare l’aria con una felice battuta delle tue ma non ti esce più tanto bene neanche questo. Lei non sorride né ride più, ghigna.
Ma cosa succede tra voi?
Ci pensi e non riesci a capire o ricordare nulla. E allora così è pure peggio. Preferiresti un motivo concreto al quale aggrapparti. Spereresti ci fosse un altro da qualche parte perché almeno ci sarebbe una logica a tutto ciò. E magari ci sarà anche viste le numerose volte che si apparta da te per telefonare o da quanto ama pigiare i tastini di quel dannato telefonino che porta gelosamente sempre con sé.
Vorresti dirle qualcosa, rovesciarle a cuore aperto ciò che provi e liberarlo da quella morsa fredda che l’opprime. Non trovi coraggio nemmeno a sfiorarle le dita che giacciono posate sul cuscino lì vicino al telecomando. Gesti una volta disinvolti ora sono divenuti quelli di due estranei. Non c’è nulla di più lontano al mondo di due amanti divenuti estranei. Devi chiarire, devi decidere di parlarle prima che lo faccia lei perché se non lo fai rischieresti persino di passare per vigliacco e insensibile ai suoi segnali che probabilmente ti sta lanciando.
Apri le labbra incollate e ingoi l’aria mentre l’osservi alzarsi e dirigersi in cucina. La segui e l’attendi fuori. Lei ti guarda uscendo col bicchiere in mano un po’ stupita. Sorseggia mente tu le dici che vorresti parlarle, che dovreste parlarvi. Lei ingoia l’acqua con faccia sofferente e allunga la mano verso il tuo petto come per allontanarti. Ti dice che tiene un forte mal di testa e: "non è proprio il caso stasera, guarda".
E’ il segnale che temevi, l’interruttore che scatta e spegne il cervello. Afferri quella mano, poi le sue braccia, e la spingi a sbattere la schiena violentemente sulla parete più volte, più volte, più volte ancora come a voler far uscire quell’alieno che si è impossessato di lei e che te l’ha fatta cambiare nel tempo. Si, non può essere questa cosa, no davvero, non può essere lei stà maledetta stronza!!!
Ti svegli improvviso, torni cosciente con il fracasso del bicchiere in frantumi sul pavimento, il petto ansante, le mani ancora a stringere le sue braccia bianche, prima di lasciartele cadere inerti lungo il tuo corpo mentre ti esce un flebile e imbarazzato: "scusami tanto non volevo". Lo sguardo fugge ovunque da lei non sapendo proprio dove posarsi.
Lei, in silenzio, si osserva ora le macchie blu che iniziano ad affiorare sulla pelle, che sai delicata, con ostentato disgusto. Chissà per quanti giorni se le porterà addosso ora. Alzi le tue mani in segno di resa e la vedi sussultare impaurita come se la volessi di nuovo toccare. Il suo sguardo ti ferisce mille volte più di uno sputo sul volto. E solo ora comprendi che non è certo lei, tra voi due, il mostro nascosto dentro casa.
Ma cosa succede tra voi?
Ci pensi e non riesci a capire o ricordare nulla. E allora così è pure peggio. Preferiresti un motivo concreto al quale aggrapparti. Spereresti ci fosse un altro da qualche parte perché almeno ci sarebbe una logica a tutto ciò. E magari ci sarà anche viste le numerose volte che si apparta da te per telefonare o da quanto ama pigiare i tastini di quel dannato telefonino che porta gelosamente sempre con sé.
Vorresti dirle qualcosa, rovesciarle a cuore aperto ciò che provi e liberarlo da quella morsa fredda che l’opprime. Non trovi coraggio nemmeno a sfiorarle le dita che giacciono posate sul cuscino lì vicino al telecomando. Gesti una volta disinvolti ora sono divenuti quelli di due estranei. Non c’è nulla di più lontano al mondo di due amanti divenuti estranei. Devi chiarire, devi decidere di parlarle prima che lo faccia lei perché se non lo fai rischieresti persino di passare per vigliacco e insensibile ai suoi segnali che probabilmente ti sta lanciando.
Apri le labbra incollate e ingoi l’aria mentre l’osservi alzarsi e dirigersi in cucina. La segui e l’attendi fuori. Lei ti guarda uscendo col bicchiere in mano un po’ stupita. Sorseggia mente tu le dici che vorresti parlarle, che dovreste parlarvi. Lei ingoia l’acqua con faccia sofferente e allunga la mano verso il tuo petto come per allontanarti. Ti dice che tiene un forte mal di testa e: "non è proprio il caso stasera, guarda".
E’ il segnale che temevi, l’interruttore che scatta e spegne il cervello. Afferri quella mano, poi le sue braccia, e la spingi a sbattere la schiena violentemente sulla parete più volte, più volte, più volte ancora come a voler far uscire quell’alieno che si è impossessato di lei e che te l’ha fatta cambiare nel tempo. Si, non può essere questa cosa, no davvero, non può essere lei stà maledetta stronza!!!
Ti svegli improvviso, torni cosciente con il fracasso del bicchiere in frantumi sul pavimento, il petto ansante, le mani ancora a stringere le sue braccia bianche, prima di lasciartele cadere inerti lungo il tuo corpo mentre ti esce un flebile e imbarazzato: "scusami tanto non volevo". Lo sguardo fugge ovunque da lei non sapendo proprio dove posarsi.
Lei, in silenzio, si osserva ora le macchie blu che iniziano ad affiorare sulla pelle, che sai delicata, con ostentato disgusto. Chissà per quanti giorni se le porterà addosso ora. Alzi le tue mani in segno di resa e la vedi sussultare impaurita come se la volessi di nuovo toccare. Il suo sguardo ti ferisce mille volte più di uno sputo sul volto. E solo ora comprendi che non è certo lei, tra voi due, il mostro nascosto dentro casa.
Etichette: dalla cronaca

