Mi astengo
Ed ora potrei astenermi finalmente anch’io?
Già. Lo faccio volentieri e quindi, ora, parto.
Mi astengo dal commentare chi si è astenuto e coloro che ad astenersi mi hanno invitato.
Mi astengo dall’ammettere che astenersi sia stato lecito (perché non sempre significa giusto).
Mi astengo dall’ammettere che la materia fosse difficile (non sempre tutto deve essere facile).
Mi astengo dall’ascoltare una volta di più Bonino e Palombelli, Giovanardi o Rutelli.
Mi astengo dal recarmi al “capezzone” dell’ennesimo referendum radicale defunto.
Mi astengo dal gridare: “l’embrione è grande e Ruini è il suo profeta”.
Mi astengo dal credere sia stata: “una battaglia tra civiltà”.
Mi astengo dal comprendere le donne che non sono andate a votare.
Mi astengo dal compiangere le donne che hanno voluto votare.
Mi astengo dal considerare una donna un semplice contenitore uterino senza diritto di parola.
Mi astengo dal prevedere una revisione della 194 (spero ci siano donne che sappiano ancora cos’è).
Mi astengo, dannazione, dal capire che siamo sempre meno a non sapere quanto sia comodo e rassicurante attendersi che ci siano sempre altri a decidere per te.
Mi astengo ancora dall’accantonare l’amata matitina di una celebre canzone di Gaber anche se deve aver avuto davvero poco bisogno del temperamatite ieri.
Mi astengo dall’immaginare cosa avrebbe cantato Gaber.
Mi astengo dal rilevare che per un’affluenza del 25,9 % si sono spese ben 700.000.000.000 delle vecchie lire (l’ha detto Bonolis? No, Emilio Fede proprio ora mentre scrivo).
Mi astengo dal maledire chi specula elettoralmente, chi fa del sarcasmo militante e festeggia e brinda sulla pelle di chi sta invece soffrendo quotidianamente. Davvero. Senza se e senza ma.
Mi astengo dal sentirmi un cattolico progressista ma miscredente semplicemente perchè desidero vivere in uno Stato laico con diritti e doveri pubblici equidistanti da tutti (anche a me fa soffrire il sacrificio di un embrione, come quello di un qualunque feto, ma vorrei che ognuno facesse i conti con la propria coscienza liberamente).
Mi astengo dal dire ancora una volta di più che un cattolico sa già benissimo cosa fare senza il bisogno di una normativa parlamentare che lo sostenga nel suo credo.
Infine mi astengo dal pensare (ci provo almeno) agli occhi innocenti di quel bellissimo bimbo di quattro anni che so io, perché mi si stringe il cuore al pensiero di quanto si sia fatta ancora più stretta e difficile la strada della sua giovane vita malata da oggi, definitivamente.
Mi astengo dal scusarmi per tutto quanto scritto sopra (questo è un post fuori dalle mie regole che mi sono imposto).
Mi astengo dal proseguire oltre e la chiudo qui. Democraticamente.
Già. Lo faccio volentieri e quindi, ora, parto.
Mi astengo dal commentare chi si è astenuto e coloro che ad astenersi mi hanno invitato.
Mi astengo dall’ammettere che astenersi sia stato lecito (perché non sempre significa giusto).
Mi astengo dall’ammettere che la materia fosse difficile (non sempre tutto deve essere facile).
Mi astengo dall’ascoltare una volta di più Bonino e Palombelli, Giovanardi o Rutelli.
Mi astengo dal recarmi al “capezzone” dell’ennesimo referendum radicale defunto.
Mi astengo dal gridare: “l’embrione è grande e Ruini è il suo profeta”.
Mi astengo dal credere sia stata: “una battaglia tra civiltà”.
Mi astengo dal comprendere le donne che non sono andate a votare.
Mi astengo dal compiangere le donne che hanno voluto votare.
Mi astengo dal considerare una donna un semplice contenitore uterino senza diritto di parola.
Mi astengo dal prevedere una revisione della 194 (spero ci siano donne che sappiano ancora cos’è).
Mi astengo, dannazione, dal capire che siamo sempre meno a non sapere quanto sia comodo e rassicurante attendersi che ci siano sempre altri a decidere per te.
Mi astengo ancora dall’accantonare l’amata matitina di una celebre canzone di Gaber anche se deve aver avuto davvero poco bisogno del temperamatite ieri.
Mi astengo dall’immaginare cosa avrebbe cantato Gaber.
Mi astengo dal rilevare che per un’affluenza del 25,9 % si sono spese ben 700.000.000.000 delle vecchie lire (l’ha detto Bonolis? No, Emilio Fede proprio ora mentre scrivo).
Mi astengo dal maledire chi specula elettoralmente, chi fa del sarcasmo militante e festeggia e brinda sulla pelle di chi sta invece soffrendo quotidianamente. Davvero. Senza se e senza ma.
Mi astengo dal sentirmi un cattolico progressista ma miscredente semplicemente perchè desidero vivere in uno Stato laico con diritti e doveri pubblici equidistanti da tutti (anche a me fa soffrire il sacrificio di un embrione, come quello di un qualunque feto, ma vorrei che ognuno facesse i conti con la propria coscienza liberamente).
Mi astengo dal dire ancora una volta di più che un cattolico sa già benissimo cosa fare senza il bisogno di una normativa parlamentare che lo sostenga nel suo credo.
Infine mi astengo dal pensare (ci provo almeno) agli occhi innocenti di quel bellissimo bimbo di quattro anni che so io, perché mi si stringe il cuore al pensiero di quanto si sia fatta ancora più stretta e difficile la strada della sua giovane vita malata da oggi, definitivamente.
Mi astengo dal scusarmi per tutto quanto scritto sopra (questo è un post fuori dalle mie regole che mi sono imposto).
Mi astengo dal proseguire oltre e la chiudo qui. Democraticamente.
Etichette: Attorno a me


3 Comments:
non ci resta che piangere, direbbe qualcuno.
lo farei, se il tutto non rasentasse il ridicolo.
Sono comunque fiera di essere stata 1 su 4.
Urdr
Hai ragione. Siate fiere di aver votato anche per le altre che hanno scelto di rinunciare coscientemente al loro libero arbitrio. Non me la prendo tanto con la Chiesa che fa della parabola del "buon pastore con il gregge" il fondamento della sua dottrina evangelica, ma con gli esponenti politici di uno Stato i quali invitano i cittadini a rinunciare all'urna democratica in nome di una scelta astensionistica lecita ma inopportuna.
2:23 PM
Mestizia.
Tanta quanta la tua.
[Cris]
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