28 aprile 2005

Date simulator

In risposta al mio post riguardo il videogioco sui singles, il buon McAdam mi dice: “In Giappone, i simulatori di appuntamento sono i giochi più venduti. Ci sarà un perché?”.
Bella domanda. Intanto apprendo ora dell’esistenza di questo filone e ciò contribuisce alquanto a farmi sentire di tutt’altra generazione. Mi chiedo anche io: perché? Perché tutto ciò avviene nel paese che già, nel recente passato, ha lanciato la cultura del tamagochi e dell’allevamento di bestiole elettroniche tramite invio di codici binari (appare a riguardo, proprio in questi giorni sul televisore, una martellante pubblicità che mostra un pulcino canterino che ci invita all’allevamento e accudimento tramite sms). E’ un caso che tutto ciò parta proprio dal Giappone? Poteva nascere in altre parti prima, in occidente per esempio? E’ davvero un gioco? Farà breccia e si estenderà a tutto il pianeta? Sarà una moda (come lo sono state le fracassone palline clic-clac degli anni settanta) o un fenomeno di costume che avrà ripercussioni persino sui rapporti tra i sessi? Non è che ci stiamo avviando a riempire le nostre esistenze future di acquari virtuali creando un’umanità che interagisce solo tramite i tasti di un pc? Esagero? Sono catastrofista? Non lo so. Chissà chi mi legge che ne pensa.

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26 aprile 2005

venticinqueaprile

Chiamare "teatro della politica" quello che viene rappresentato quotidianamente nel nostro Paese significa fare un complimento immeritato ai politici attuali e un’ingiuria all’Arte del Teatro.
Chi fa teatro si nutre (metaforicamente perché le sovvenzioni sono quelle che sono) dei propri faticosi successi e vive di agognati applausi. I politici qui invece si beccano magari sonore bordate di fischi (risultati elettorali), da scappare a gambe levate sommersi da pomodori e uova, salvo essere premiati invece poi da un bel bis. Ed ecco così il nuovo tentativo di governo (bis appunto) pronto a ripartire quasi come nulla fosse. Qualche cambiamento? Si, certo, come no. Un esempio su tutti: al Ministero della Salute fuori un ministro medico e dentro un ex-governatore sonoramente sconfitto alle ultime regionali. Uno di quelli che (lo dico sottovoce sennò s’offendono) fino all’altro ieri avevano nostalgia delle sigarette da aspirare a pieni polmoni per poi spegnerle sulla pelle del corpo di recalcitranti oppositori. Va bene, non mi voglio arrabbiare troppo né fare il facile qualunquista. Certo è che vedere, la sera del 25 aprile sulla televisione di stato, un bel sceneggiato (lo so, ora si dice fiction) come quello sulla vita di De Gasperi sembra quasi incredibile. E diretto da una regista come la Cavani che "popolare" (inteso soprattutto come partito) proprio non è. Peccato che poi a seguire, purtroppo, si sconti tal piacere con l’immancabile noioso dibattito del giornalista salottiero.
Ricordare le nobili gesta e gli ideali dei nostri lontani politici, i fondatori della nostra attuale Costituzione repubblicana, giunta già alla veneranda e decrepita età di (pensate) 58 anni, dà una sensazione di era remota simile a quella che si prova con le agiografie sui santi. Che poi la Costituzione americana di anni ne abbia appena 230, più o meno, e la Magna Charta si perda nei tempi da codice da Vinci, beh, son affari degli altri che non amano il modernismo e gli aggiornamenti puntuali in stile microsoft degli articoli, compiuti a colpi di maggioranze parlamentari.
Continuare a ricordare (chissà se nelle scuole primarie lo si fa ancora o esiste ormai la par condicio del sussidiario) che sono esistiti uomini (di ogni colore politico tranne il nero) che hanno vissuto e manifestato ideali attraverso una progettualità politica "alta" e popolare (non populista), aliena da interessi personali e da personalismi, sotto l’incalzare dei bombardamenti americani a tappeto e delle rappresaglie tedesche, può solo aiutarci a far sembrare ancor più grotteschi e ridicoli (e pare non esserci limite) gli attuali "statisti" i quali vengono costretti (pensate un po’) a ripetitivi, spossanti e compiacenti interrogatori, accecati dai violenti fari di uno studio televisivo, o finiscono buona parte dell’anno in soggiorni clandestini sulle invivibili (ma vip-pibili) coste sarde (a volte rinchiusi dentro inaccessibili ville) o si espongono all’inaspettato pericolo di ricevere gragnuole di petardi piovuti dalle tribune di uno stadio durante un derby. E chissà quanto un giorno i nostri figli sapranno esser loro riconoscenti nel ricordo come lo siamo stati noi. Io ieri ho capito solo che da quel primo venticinque aprile son trascorsi ormai sessanta anni esatti e c’è chi pensa che sia venuta l’ora di riporre finalmente e definitivamente le bandiere e mandare l'odiata Libertà, nata dalla Resistenza, in pensione per raggiunti limiti d’età. In fondo l’Italia, lo sappiamo tutti, è pur sempre una Repubblica fondata sul lavoro.

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22 aprile 2005

Vita (virtuale) spericolata

La rivista Focus di questo mese allega un curioso (nel senso che mi ha incuriosito e l’ho acquistato) gioco virtuale dal titolo “Singles-Flirt up to your Life” e per dargli un tono vagamente sperimentale e scientifico è stato sottolineato come: “il videogioco diventa realtà”.
Non l’avrei notato se non fosse che tempo fa, sul blog di macademia, avevo partecipato assieme ad altri blogger ad un acceso e stimolante dibattito a riguardo.
Ora. A parte il fatto che questo giochino prosciuga le risorse del mio notebook che pare esser stato creato in Transilvania, dopo tre giorni di prove di funzionamento ho capito:

a) che i personaggi (ne ho attivati solo due, ovviamente una coppia uomo e donna) sono degli emeriti scansafatiche che sbadigliano, mugugnano, pisolano, mangiano sempre pizze per asporto e sono eternamente in bagno per bisogni o a fare la doccia.

b) che non mi riesce in nessun modo di farli convivere con un minimo di dialogo ed attenzione vicendevole e sembrano sempre perennemente arrabbiati se non furiosi.

c) Che non capisco cosa ci sia di divertente in tutto ciò. In questo sentirsi quasi dei voyeur di personaggi fatti con i bit, ma che paiono tanto simili ai vip dei reality televisivi (ed infatti sarà un caso che il libretto allegato faccia un rapido escursus descrittivo delle più famose trasmissioni televisive andate in onda?)

d) che un videogioco può risultare il peggior ricettacolo delle banalità e dei luoghi comuni verso un single. Per questi soggetti la vita è solo preoccupazione di: guadagnare, mangiare, divertirsi, flirtare (e oltre) e, alla fine spossati da cotanti fatiche quotidiane, dormire su lettoni matrimoniali acquistati con abbondanti euri perché il giochino, per default, ti concede al massimo un lettino ad una piazza minuscola.

Insomma, alla fine, ieri sera dopo l’ennesimo tentativo di avviare (cliccando esausto) i miei ultimi insistenti approcci di intesa (conversazione, scherzo, romanticismo, regali…) conclusi a vuoto con decisi dinieghi dell’unica affascinante (ma molto stronza direi) creaturina femminile esistente, ho deciso, al colmo della frustrazione esistenziale, di inviare a lei una sonora imprecazione colorita e ho spento il computer.
Appena ho udito la ventola di raffreddamento annegare nel silenzio della casa, grazie al cielo, è suonato il telefono (quello vero) e dallo schermo (reale) ho letto il nome di una carissima amica (vivente!) che mi cercava. Ho schiacciato il pulsante e con sollievo le ho gridato: “CIAO BELLISSSSIMA!!”

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20 aprile 2005

Habemus... pararatzinger

Il titolo non sembri irriverente ma qualche anchorman televisivo già lo chiama così (ci faranno un bel rap tipo quelli dei Pittura Fresca prima o poi, garantito).
Del suo avvento al soglio Pontificio c’è chi si mostra ora gioioso e chi si spaventa alquanto. C’è chi lo ha rispettato come cardinale e chi lo teme ora pontefice. Non lo conosco e, di quel poco che ne sono venuto a sapere in questi anni, so che è stato fermo custode dell’ortodossia cattolica (che non va confusa con il cattolico ortodosso). A sentire alcuni, questa, pare una brutta parola. A me no. Trovo che di ortodossia e chiarezza, per coloro che credono ovviamente, ai nostri tempi ci voglia. Come anche un po’ di quell’avversione (eufemismo) mostrata nell’ultima omelia prima dell’investitura, riguardo al “relativismo culturale imperante” che qualcuno ha già tradotto immediatamente in un attacco al pensiero laico e a Voltaire. Non credo sia proprio così ma questo è un blog simpatico e semplice che non vuole tediare oltre. Ci sono altri luoghi più illuminati e illuminanti per trattare ciò con indubbia e migliore competenza.
Ad ogni modo ci sarebbero molti altri –ismi ai quali sarei personalmente avverso, e magari ne farò un elenco divertente più in là, ma penso che forse intanto sia venuta l’ora di avere un Papa (non che Woityla non l’avesse fatto intendiamoci) che chiarisca meglio (ai cattolici e pure ai laici) quali siano le vere regole del gioco per definirsi corretti , coerenti e ortodossi cattolici appunto. I precetti non li ha solo il Corano per dire.
Certo, ovviamente la Chiesa manterrà l’imposizione del celibato ai sacerdoti, il divieto d’accesso per le donne alla alte cariche prelate, scomunicherà sicuramente chi aderisce a pratiche omosessuali (solo?) o addirittura gli omosessuali stessi, s’impegnerà a limitare all’estremo l’adesione alla procreazione assistita (è in arrivo il referendum), chiederà certamente la rivisitazione della 184 (anche se non si capisce ai cattolici cosa possa importare visto che già sanno cosa fare), continuerà ad impedire ai divorziati di accedere ai sacramenti e di risposarsi in Chiesa. E allora? Cos’è? Non piace? E’ la Chiesa bellezza, dico parodiando un celebre detto cinematografico.
Poi lo Stato, per cortesia però, rimanga pure laico com’è, o perlomeno agnostico, perché ci sarebbero da tutelare pure le mille altre realtà dichiaratamente non-cattoliche e, almeno dal punto di vista darwiniano, dichiaratamente provenienti dal medesimo preistorico casuale e puzzolente ceppo animale (i cattolici, da Antico Testamento, credono in un’altra origine, ovviamente più Alta e nobile).

Mi voglio sbilanciare ancora di più e aggiungo questa cosa che mi frulla in testa da tempo.

Non capisco i timori, per il prossimo referendum sulla procreazione assistita, manifestati dai cattolici e dai promotori dello stesso.
Questi messi in campo sono temi altissimi, fondamentali (come lo sono stati quelli sul divorzio e sull’aborto, come può esserlo la Vita e la Morte) a cui ognuno deve aderire impegnando al massimo se stesso, informandosi come meglio gli riesce, senza calcoli politici o speculativi. Credo fermamente che si possa decidere liberamente di andare a votare per il si, per il no oppure di astenersi dal farlo (magari anche solo per pigrizia) in quanto pure questo è previsto dalla legge referendaria (quorum o non quorum). Non amo le chiamate alle armi (o gli eufemistici inviti a disertare) e tutti siamo cittadini coscienti di avere il nostro bel senso civico. Non trasformiamoci in avvilenti ultras o in partigiani da guerra civile. Credo che proprio questa chiamata alle urne per il referendum diverrà invece un reale e serio banco di prova per i cattolici italiani. Qualcuno li costringerà a contarsi per poi giudicare. E’ un tosto e brutto referendum questo che ci è stato appioppato, divenuto scomodo per tutti quanti. Sia per coloro che la Fede conservano con orgoglio dentro di sé, o la manifestano con bella convinzione, sia per chi ritiene di vivere bene lo stesso senza tali trascendentali bisogni. E non parliamo, poi, per le donne. Tutte.

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19 aprile 2005

E se un mattino a colazione un viaggiatore

E’ mattino e sto’ seduto nella cucina di mia madre con la tazzina del caffè davanti. Il cucchiaino rema svogliato, sulla nera superficie del minuscolo lago fumante, e il mio orecchio è distratto dal vociare del televisore che par litigare col ronzio dell’aspirapolvere.
Sniffando l’aria già pregna dell’odore di ragù getto un’occhiata allo schermo. L’apparecchio è acceso su un canale a caso. Potevo incappare in uno dei moltissimi programmi di primo mattino per casalinghe e invece…
L’uomo è curioso e il volto mi sembra vagamente noto. Il filmato pare risalire agli albori della televisione a colori. E’ una intervista effettuata da un giornalista a me francamente sconosciuto. L’intervistato ha un viso magro, appuntito e buffo. Gli occhi spiritati e la chioma piuttosto spettinata. Il sorriso sembra infantile, ingenuo. Dalla scaffalatura piena di libri, che si scorge alle sue spalle, s’intuisce che possa essere uno scrittore. Infatti lo sento dire: "Mi chiede cosa faccio? Faccio lo scrittore. Sono uno scrittore semplicemente perché scrivo delle cose che, a volte, me le pubblicano facendoci dei libri".
Beh, mi dico, lapalissiano. Poi, dopo un po’, aggiunge una cosa che mi è parsa più bella: "Sono stato a lungo bambino".
E questa parola bambino, penso tra me dopo averlo riconosciuto, fa rima con: Calvino.
Scorrono poi immagini di guerra africana. Si vedono bambini vittime e bambini coinvolti come guerriglieri armati. Una voce fuori campo cita (sempre Calvino): "Chi ha guardato lo sguardo di un bambino in tempo di guerra, armato o meno, non può restare indifferente".
Il programma, che ora sto’seguendo con un certo interesse, è un programma mattutino di Rai3 sul teatro condotto da Pino Strabioli e in studio gli è seduta accanto, come ospite, quel splendore di attrice e donna che è Maria Rosaria Omaggio (la Monica Bellucci degli anni settanta a vedere i suoi filmati di repertorio) . Vengo così a sapere dell’esistenza e dell’uscita imminente di un cd sponsorizzato UNICEF fatto di testi in prosa di Calvino (recitati dalla Maria Rosaria Omaggio appunto) e musica (canzoni cantate da Grazia di Michele).
Il titolo del CD è: "Chiama la vita" . Semplicemente. E costa solo 12 euro.
Cerchiamolo.

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14 aprile 2005

C'era una volta... a Bologna

E’ già iniziata ieri, e si concluderà domenica, la Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna. Per il pubblico l’apertura è solo domenica mentre, nei restanti giorni, il luogo è regno degli operatori del settore (agenti, editori, illustratori, traduttori, librai, insegnanti…). Dico la verità, mi piacerebbe andarci anche se non posso. Mi piacerebbe vedere gli scaffali, i cartelloni, i colori degli stands. Mi piacerebbe aggirarmi tra i locali e vedere le proposte, le nuove idee, quali sono i nuovi ambienti fantastici racchiusi dentro due ali di cartone rigido chiamate “copertine”. Se gli orchi e i draghi evergreen mantengono il loro appeal o altre inquietanti nuove minacce incombono. Se c’è qualcosa di completamente diverso per queste generazioni di bambini che già hanno, causa TV, visto parecchio (la mia generazione ha impiegato una dozzina d’anni della sua infanzia per farsi la stessa esperienza sensoriale di un bambino attuale di cinque). Se c’è soprattutto qualcosa di altro rispetto l’omologante mondo fantastico di Harry-Coca Cola-Potter. E se noi italiani abbiamo davvero un nostro piccolo mercato di nicchia un minimo indipendente o magari persino un particolare genere nascente, (un po’ come succede, per tradizione, nei paesi del nord Europa, britannici e scandinavi). Credo di no, ma mi piace pensarlo possibile. In fondo lo spero e credo ancora volentieri alle favole.

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13 aprile 2005

Chi non salta ...

I fatti calcistici di ieri sera mi riportano al ricordo dell’ultima volta, circa un anno fa, in cui mi trovai nel medesimo stadio Meazza per vedermi una partita di calcio dal vivo. Giocava il Milan contro l’Udinese (squadra della mia regione) ed io mi trovavo in tribuna laterale rossonera con un amico milanista. Ovviamente il posto pre-assegnato non esisteva più per cui dovetti sedermi casualmente da un’altra parte. Avevo appena subito una perquisizione ai cancelli degna di un iracheno ad Abu Ghraib mentre, probabilmente, da un altro cancello passavano arsenali di razzi, fumogeni e missili terra-aria.
All’ingresso delle squadre in campo ho sentito un boato e un crepitare di esplosivi degni di una notte di San Silvestro a Pozzuoli e ho visto la gente attorno raccogliere in fretta i propri cuscinetti, i figli (pochi) con le loro bandierine e creare il vuoto intorno a me. Dall’alto una cascata di lapilli e fumo che nemmeno l’Etna quando borbotta e rigetta. Ricordo che mi persi i primi dieci minuti dell’incontro impegnato a non respirare l’odore acre dei fumogeni, attendendo che il muro di nebbia si levasse lasciandomi intravedere le zolle (letterali perchè il manto del Meazza è questo) del campo e le maglie dei calciatori. Alla fine tutti erano tranquillamente rientrati ai propri posti (più o meno) e avevano iniziato a tifare come nulla fosse. Io ricordo di essermi chiesto cosa sarebbe successo a chi si fosse visto recapitare (e sarebbe stato probabilissimo) un bel razzo sfrigolante in capo durante quelle barbare dimostrazioni di coreografico affetto. Ieri sera, osservato in Tv il portiere accasciarsi a terra, mi sono finalmente risposto.

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12 aprile 2005

Un bellissimo invito

Ieri sera, dalla cassetta delle lettere, nascosto timidamente tra l’ammasso arrogante di volantini pubblicitari (del vicino Ipermercato con la sua ennesima carta di indebitamento; della palestra con la nuova proposta di apprendimento della rivoluzionaria lotta ad ala di pollo tailandese; del corso di yoga per donne in gravidanza isterica), mi è scivolato tra le dita un graditissimo invito di un’amica per partecipare alla Prima Comunione della figlia del quale desidero qui riportare il bel testo di presentazione:

Gridano e lottano,
dubitano e disperano,
le loro risse non hanno mai fine.
Che la tua vita vada tra di loro
come una fiamma di luce,
vivida e pura,e li faccia tacere d’incanto.
Nella loro invidia e cupidigia
essi sono crudeli, le loro parole
sono come coltelli nascosti
assetati di sangue.
Va e rimani fra i loro
cuori torvi,
posa i tuoi occhi gentili su di loro
come la clemente pace della sera
sulla lotta del giorno.
Lascia che guardino il tuo volto,
e conoscano così
il senso di tutte le cose:che ti amino
e si amino così tra di loro.
Vieni e prendi il tuo posto
nel cuore dell’infinito […]

Adattamento di L’angelo bambino di Tagore per lo spettacolo Il Cristo di Walter Sabato


Seguono alcune colorate righe luminescenti di testo scritto di pugno dalla bambina che, ovviamente, tengo per me.

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11 aprile 2005

Giro del mondo in ottanta scaffali

Nel pomeriggio sono entrato nella libreria Mondadori in Piazza Insurrezione. Da parecchio tempo non lo facevo. Mi sono aggirato, tra gli scaffali e le torrette di titoli ammonticchiati, con sapiente abitudine e ho iniziato a prelevare libri sfogliando le pagine, leggendo i risvolti, le quarte di copertina, i prologhi e gli incipit vari. Insomma, quelle solite cose che facciamo un po’ tutti. Dopo aver visionato la nuova edizione della trilogia raccolta di Asimov sulla Fondazione, un po' di Bradbury, il libro di esordio di Evangelisti e del suo fanta-monaco inquisitore, ho virato sulla poesia leggendo a scrocco parecchi pezzi di Alda Merini, per indirizzarmi poi sulla letteratura per ragazzi (ogni tanto lo faccio) e, tra copertine di maghi, orchi e draghi, rosse ragazzine con le calzelunghe (ormai piuttosto attempate) e fantasmi buffi o vagamente splatter, mi sono imbattuto in un inquietante libro per ragazzi scritto da Neil Gaiman (a proposito, di suo, consiglio di leggere "American Gods") , con invito in copertina stile dark di Ammaniti. L’ho inserito nel mio immaginario carrello per la spesa e ho proseguito. Ho iniziato quindi a cercare qualche libro su Verne e, nello specifico, "Il giro del mondo in 80 giorni". Ho trascorso una buona ora a rintracciarlo ma niente (nel mentre ho provato a scorrere alcune righe di "Ventimila leghe sotto i mari" in versione inglese con esiti non proprio felici). Mi sono arreso e ho deciso finalmente (non amo farlo subito) di chiedere lumi al commesso. Il tipo, piuttosto allampanato, occhialuto e vagamente british, pareva incredibilmente somigliante ad un attuale Phileas Fogg o, almeno, a come me lo sono sempre immaginato. Con quattro suoi colpi di tastiera, usati come "passepartout", mi ha rassicurato sul buon esito della ricerca e, seguitolo presso uno degli scaffali sui quali avevo già sostato, miracolosamente, come un Giucas Casella delle case editrici, ha fatto apparire tra le sue mani una cellophanata edizione einaudi recante al suo interno cinquantadue incisioni dall'edizione originale del 1873 e, in appendice, una intervista a Verne apparsa nel 1893. Ora, felice, sono a casa e non vedo l’ora di togliere l’involucro protettivo un attimo prima di coricarmi. Poi, magari, chissà quali sogni .

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08 aprile 2005

Pope caput mundi

Si potrebbero dire tante cose oggi.
Forse è inconcepibile per molti questo pellegrinaggio e questa folla oceanica che si è creata a Roma. Forse è vero che non ci si guadagna certo il Paradiso con una fila di sei, sette ore. Possiamo mostrare scetticismo e sarcasmo per chi batte le mani, per coloro che immortalano l’evento con il videotelefonino d’ultima generazione, per quelli che salutano alle telecamere televisive e chiamano casa per far attivare i videoregistratori.
Sono, queste, malignerie da laici che non concepiscono l’irrazionale e, ma sì, diciamola stà parola, tantomeno la Fede. Ed io, pur tenendo per me quello che provo davvero, e che per abitudine non ostento, amo pensare all’idea che questa moltitudine biblica abbia voluto ripagare, attraverso questa fatica fatta di lunghi viaggi e incolonnamenti forzati, la commovente fatica di vivere di questo uomo spossato da anni di malattia e che una buona fetta di mondo abbia voluto raccogliersi attorno un Pontefice che ha fatto dei viaggi, fin nei più remoti angoli del globo, il suo convinto credo apostolico.

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06 aprile 2005

Protezione mammona

Si, sto partendo per Roma.
Sto proprio sulla pensilina della stazione ora.
Come perché?Vado per l’ultimo omaggio al Papa, ovvio no?
Si, va bene, userò solo i mezzi di trasporto collettivo e magari mi cucio le tasche dietro i calzoni che non si sa mai. Ma poi credi che voglia farmi a piedi tutta la strada fino al Vaticano?
Ah si? Ti fanno già andare a piedi dalla stazione Termini? Però…Vabbè un po’ di coda per uno che è abituato al passante di Mestre che vuoi che sia.
Come dici? Il tempo?
E che ne so, farà un po’ caldo, un po’ freddo, ci si spoglia o ci si copre con un golfino.
Dici che farà fresco di notte?
Vabbè, vabbè, se proprio insisti indosserò di nuovo la maglietta di lana.
Ok, allora ti saluto eh, che parto ciao, baci mam.... Scusi ma… chi è? Bertolaso?
Ma lei è quello della Protezione Civile?

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05 aprile 2005

The day after

Stamane i notiziari hanno abbandonato momentaneamente i commenti sul Papa (pure le scarpe che ora indossa sono state giudicate!) per dare spazio ai risultati elettorali. Ho scoperto di vivere in un Paese che forse non è così male come pensavo. Penso soprattutto alla Puglia e al suo nuovo Governatore al quale mi piacerebbe davvero fargli i miei migliori auguri perchè dimostra quanto il luogo comune e il pregiudizio siano una cosa davvero anacronistica da perseguire persino nel profondo sud. Qui al nord purtroppo rimaniamo con i macho-celoduristi padani unici che festeggiano (pensate che soddisfazione i poveretti). Ad ogni modo la rigorosa pizza mediterranea che mi son mangiato ieri sera, con il televisore acceso sui commenti, era buonissima.

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04 aprile 2005

Piccoli fans

Il bambino smette di giocare e s’avvicina al pacchetto che tengo tra le mani. Attende che liberi l’oggetto dall’involucro lucente. Riconosce l’oggetto e lo sguardo va al riproduttore di cd. Mi indica col dito il tasto per l’accensione. Ha tre anni e mezzo e, ovviamente, non sa leggere. La copertina non lo aiuta. Io mi chiedo con un ultimo scrupolo se la canzone (“I bambini fanno oh”) non sia forse poco adatta per la sua età e magari non sia meglio una filastrocca musicata che canta di tartarughine da corsa o leprottini esploratori per capirci. Lui osserva muto lo stereo inghiottire il cd e, iniziando già a dondolarsi con un ritmo suo interno, mi mostra un sorriso di fremente attesa e, lievemente zeppolando, mi chiede: “Tzio” (zio, lui mi chiama così), “è... Vafco Rossi?”

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02 aprile 2005

Se mi sbaglio ...

... e se mi sbaglio mi corigerete ...

Avevo quindici anni quando, in attesa della cena davanti al televisore (in bianco e nero!!), sorrisi per questa umile e buffa frase che disse al suo primo affacciarsi al balcone di San Pietro. Ora ne tengo quarantadue e nel frattempo ho compreso l’immensa grandezza.

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01 aprile 2005

il pennino e il foglio

E si fermò dal graffiare il pennino dorato
quando udì gridare il foglio violato:
“Lo sai? Mi stai sporcando!”
“Non ti sto sporcando”
rispose il pennino sorridendo
“semplicemente sto per lui scrivendo
che è felice e le vuole bene davvero”
allora il foglio commosso sincero
non più bianco di un candor d’angelo
timido piegò un suo angolo
e l’inchiostro steso ora asciugato
da nero parve mutar in un rosa anticato

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