25 novembre 2006

Corteggiamento tarocco


A seguire l’evento qui riportato, in serata stasera, ci sarà lo Spettacolo "Sull’Amore e non solo", Poesie e racconti in musica in collaborazione con MacAdam – MacAdemia di Scritture e Letture di Padova, per la IX Festa Annuale di the Andromeda Society.
Lì, assieme ad altri, avrei dovuto partecipare allo spettacolo con un racconto scelto che riporto qui sotto. E’ il mio modesto modo di contribuire da qui, seppur in piccolissima misura, alla pubblicità della cosa.
Racconto

"Lascia stare Marco a me pare francamente una stupidaggine"
"Alex, ma che ci costa? Ci vorranno cinque minuti e poi hai visto che carina?"
"Ok, ma vediamo di non far tardi sennò poi ti raccomando la fila per i biglietti del concerto. Da quando non stai più con Adriana non pensi ad altro che attaccare conversazione con ogni ragazza".
"E mi vorresti dar torto forse?".
I due giovani s’avvicinarono alla ragazza seduta a terra davanti ad un foulard steso e un mazzo consunto di carte poggiato sopra.
Marco le sfoggiò il suo miglior sorriso accovacciandosi di fronte. Alessandro infilate le mani in tasca si diresse con rassegnazione alle vetrine dall’altra parte del marciapiede.
"Beh, cosa desideri sapere? Qualcosa sulla salute, il lavoro o l’amore?", disse lei.
"Qualcosa di bello sull’amore", le propose Marco.
La ragazza iniziò a mescolare le carte squadrandolo con attenzione.
"Non dovresti essere un tipo che ha problemi con le donne, sembri piuttosto carino"
Marco trovava la ragazza davvero bella. Il suo accento esotico e la pelle ambrata tradiva una possibile vera origine gitana.
"Se piaccio come dici mi lascio volentieri corteggiare da te allora"
La ragazza sorrise ed iniziò a stendere il primo gruppo di carte.
"Riguardano il tuo passato", disse, e iniziò a spiegare:
"Fai il disinvolto con me ma sei piuttosto timido e sei stato per lungo tempo con una donna parecchio decisa e forte di carattere. Vedi? è uscita la donna di bastoni assieme ad alcune spade. Mi sa che la ferita ti duole ancora molto vero?".
Marco arrossì imbarazzato, non se l’aspettava tanta schiettezza.
"Beh, si, ancora ci penso un po’ a lei, c’è altro?"
La ragazza distese il secondo gruppo di carte.
"Queste invece mostrano il tuo presente, ci sono denari per cui attento alle spese quotidiane, mentre l’arcano maggiore del viandante potrebbe indicare per te un lungo viaggio".
"E’ vero" Marco era impressionato. "Io e il mio amico Alessandro stiamo infatti girovagando in autostop come ai bei tempi ed oggi siamo arrivati qui".
"Naturalmente non sono mica una cieca o cretina ho visto i vostri zaini, ma intendevo un altro genere di viaggio. Ad ogni modo ora distendo le ultime due carte: quella del futuro immediato e quella del futuro più remoto. Posso mostrarti solo una di queste però, quale vuoi vedere?".
"L’immediato. Indubbiamente. Ho intenzione di invitare una bella ragazza mora qui seduta a mangiare qualcosa assieme. Vediamo se accetta."
La ragazza con un sospiro paziente voltò la carta lentamente poi, osservata, frettolosamente la ripose coperta sul tavolo con una certa agitazione.
"Faresti meglio ad alzarti e raggiungere il tuo amico. Chiudiamo qui" disse, quasi balbettando.
"Ehi, un momento che ti prende? Non volevo mica offenderti, dai! Finiamo la tua previsione."
La ragazza s’alzò infilando alla meno peggio le sue cose dentro la borsa a tracolla e s’allontanò rapidamente, fuggendo senza salutare.
Marco basito la vide sparire dietro l’angolo del portico mentre, dall’altro lato della strada, Alessandro ora gli faceva ampi cenni di raggiungerlo.
Era già sulla riga di mezzarìa della carreggiata, Marco, quando vide il bambino intento a raccogliere una carta da terra nei pressi del luogo in cui prima sostava la ragazza.
Fu un’attimo di distrazione fatale.
L’auto in arrivo, ormai in procinto a mordere con il proprio muso le gambe di Marco, coprì con l’assordante stridio dei suoi freni la voce del bambino impegnato nell’atto di gridare: "Mamma, guarda! Una figurina di Skeleton!"

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21 novembre 2006

Fuori registro


Con un braccio già occupato a stringere il plico di fotocopie e libri schiacciò il soffice tasto del
telecomando e i contatti della serratura, in blocco, avvinghiarono la portiera. Rimase un attimo a vedere la propria immagine riflessa sul vetro prima di voltarsi dirigendosi all'edificio. L'ampia scalinata bianca pareva una sorridente dentiera pronta ad inghiottire nelle sue fauci chiunque osasse avvicinarsi.
L' interno del mostro profumava di detergente a basso costo per pavimenti. Ombre indistinte le transitavano davanti e s’accorse di non essersi levata gli occhiali da sole. Lo fece, e si sentì immediatamente nuda e indifesa.
Ieri mattina il colloquio con il dirigente le era sembrato fin troppo cordiale. Aveva ricevuto i migliori auguri di ripresa del lavoro e l'appoggio pronto per ogni sua eventuale difficoltà. Le era parso di avvertire una nota di falsità e scetticismo in quella voce istituzionale e un po' melliflua.
Il rumore dei suoi tacchi rimbalzavano tra le pareti del corridoio. Riconobbe e sorpassò l'anziana segretaria che, senza nemmeno risponderle al saluto, sussurrò qualcosa all'orecchio di un uomo indossante un grembiule scuro. Sentì un brivido salirle alla schiena rendendosi conto dello sguardo persistente dell'uomo su di lei. Si rassettò istintivamente la gonna del tailleur e pensò che forse sarebbe stato meglio indossare un capo d'abbigliamento che mettesse meno in risalto le gambe.
Anche se non più giovanissima il suo aspetto rimaneva degno ancora di sguardi concupiscenti. Il fatto che si sentisse, però, sfiorita dentro e per nulla vogliosa d'apparire e mostrarsi le fece salire una improvvisa voglia di pianto.
La bianca porta socchiusa le si stagliò davanti.
Lesse la targhetta vicina allo stipite per verificare di essere nel posto esatto.
All'interno della stanza un brusio di voci e movimento di figure che si stavano rincorrendo. Rumore di oggetti a colpire pareti e poi precipitare sul pavimento.
Uno sgradevole suono metallico esplose alle spalle che le fece sobbalzare il cuore. Inghiottì la saliva
portandosi la mano al petto che batteva all'impazzata e s'apprestò a varcare l'uscio.

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14 novembre 2006

Ospitalità

Ci sono volte in qui ti chiedi cosa stai davvero a fare. Dentro lenzuola sconosciute alle tue solitarie abitudini. Mix di alcool e di fumo passivo in gola. Un leggero cerchio alla testa. Ad occhi aperti ascolti il ritmo del respiro di chi ti dorme a fianco e pensi che è un suono a cui sei disabituato. I piedi, intrecciati ai suoi, provano a fare conoscenza. Il resto del tuo corpo preferisce rimanere sulle sue. La conosci da non molto tempo in fondo. Tu, al contrario, ti conosci fin troppo. E allora stavolta ti trattieni e rinunci. Stoico. Sia mai che il suo invito a fermarti la notte da lei, dopo una cena tra amici, fosse solo per una cortesia, per evitarti un rientro notturno di una cinquantina di chilometri in macchina sapendoti stanco e non lucido. E un po’ di piacere ti fa questa sua cortese attenzione alla tua incolumità. Stavolta si risparmia sui punti patente e si evitano probabili controlli pericolosi.
Domani saprai, da come ti guarderà una volta aperti gli occhi, se hai fatto bene o forse tanto valeva giocarsi tutto con un atto meno ragionato e più istintivo. Ai più persino ovvio.
Magari ti credi di essere un romantico e non lo sei. Sei solo un uomo, solo, con una fiacca e pigra passione per ciò che lo circonda, compreso un corpo caldo di donna. Però sai quanto poco ci vorrebbe perché tu possa risorgere dalle macerie. Forse anche grazie ad un abbraccio al buio, casuale, come quello di lei, ora, che ti si stringe addosso e ti soffia sul collo il suo sonno lontano e profondo.

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02 novembre 2006

Scherzetto (senza dolcetto)

Avrei voluto volentieri scrivere una cosa su Hallowen ma c'è chi l'ha fatto meglio e mi ha preceduto per cui mi sono limitato a leggere
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