29 dicembre 2006

Zii di fatto


Daniele caracolla posando goffamente i piedi sul morbido tappeto del soggiorno schivando insidie di giocattoli sparsi dovunque. Cade, si rialza, incespica, s’aggrappa ai mobili o s’arrampica sulle ginocchia del primo adulto che trova sottomano. Ride e gorgheggia sbavando un po’. Poco più di dodici mesi di vita. Occhi azzurri, biondissimo e paffuto. Una controfigura di Gesù bambino tra le lucine dell’albero illuminato e il presepio vicino al tavolo da pranzo.
Lo vediamo correre verso zio Claudio e affondare il viso tra le sue gambe nell’intento di dare una testata a quella cosa che sa essere morbida. Zia Checca e zia Monica pigolano alternandosi e lo chiamano a sé. Zio Mauro lo abbranca e lo rovescia più volte a capo in giù per poi passarlo, neanche fosse un pallone da rugby, ancora a zio Claudio che lo proietta in alto. Il tutto in un parossismo di attenzioni e giochi improvvisati che nemmeno a Gardaland. Daniele sembra quasi frastornato da ciò che gli accade ma, educato, sorride a tutti. Coppie sulla quarantina che si combattono l’attenzione di un frugoletto figlio di una terza coppia di amici, i padroni di casa, che tranquilli stazionano di là, in cucina. Coppie senza figli che, più tardi, saluteranno e rientreranno nelle loro confortevoli case silenziose e ordinate. Con le suppellettili preziose ben allineate, l’arredamento di design firmato, i bagni che quando entri hai paura a sporcare tanto sono specchiati.
Si coricheranno con il suono delle sirene e dei fischi dei giocattoli ancora nelle orecchie. E forse qualcuna si addormenterà con un po’ più di fatica. Forse.

Ho tranquillizzato e consegnato Daniele a sua madre dopo averlo tenuto per un po’ in braccio, davanti la finestra, a mostrargli la luna nel cielo. Si era messo ad indicarmela con il dito incrociando i miei occhi e sorridendomi ipnotizzato dal naso.
Poi, mentre si stava tutti seduti attorno al tavolo del soggiorno, sazi, con i cartoni delle pizze vuoti, intenti ad ascoltare in silenzio ancora un po’ la voce metallica del bambino, in attesa di addormentarsi nella culla, scivolare fuori dal piccolo altoparlante monitor poggiato sullo scaffale della libreria, una delle donne si è girata verso me, unico single in stanza, e mi ha detto: "Ma lo sai che come padre ti vedremmo davvero bene?".

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