27 febbraio 2007

Sanremolo (Il festival della musica da Camere)

Grazie dei fior canta: Vladimiro Luxuria
Non ho l’età canta: Giulio Andreotti
Mistero canta: Francesco Cossiga
Chi non lavora non fa l’amore canta: Fausto Bertinotti
Il mio cuore è uno zingaro canta: Roberto Calderoli
Fiumi di parole (senza bavaglio) canta: Mark Pannella
Si può dare di più canta: Visco Rossi
Montagne verdi canta: Pecoraro Scanio
Bella da morire canta: Silvio Berlusconi
Vita spericolata canta: Mara Carfagna
Ti lascerò canta: Veronica Lario
Solo noi canta il duo: Rossi-Turigliatto
Sarà quel che sarà canta il complesso: Parlament Reunion Swing
Adesso tu (Romano) canta: Tarantella Napolitano
Rose Rosse suonano: D’Alema piano solo & Condoleezza Rice Orchestra
Se stiamo insieme danzano i CCD-UDC Rap band
Vorrei incontrarti tra cent’anni canta il coro de: I Senatori a vita
Amici come prima canta il quartetto: Casini-Follini-Fini & Mr B.
Luce (Tremonti a nord est) canta: Giulio Tremonti
Ci sarà suona la: US Base Vicenza Jazz Band
Oggi un Dio non ho canta: Raf Ruini
Storie di tutti i giorni cantano (piangendo) tutti gli: Italian Massive Attack

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01 febbraio 2007

La Repubblica delle lettere

Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso degli anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, Presidente degli USA prima, marito in pensione ora, come lo è quel bellimbusto piacione di mio marito Bill. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da egli nel corso della ennesima cena mondana organizzata dall’Esercito della Salvezza dove, rivolgendosi ad alcune delle stagionate stagiste presenti, tra le quali una certa formosa Monica, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili (fumando sempre l’eterno sigaro peraltro): “O my darling, se non fossi già sposato con Hillary ti sposerei subito per poterlo rifare ancora sopra il tavolo del mio studio".
A mio marito chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come accade nei romanzi gialli di Patricia Cornwell, debba considerarmi: "La metà sezionata di niente".
Lo faccio per tutelare la mia dignità di donna, di futura Presidente della più grande Nazione del mondo nonchè avvocato aspirante alla Corte Suprema degli Stati Uniti (e ciò spero non vi sembri, la mia, ambizione eccessiva come commentano sempre quegli odiosi comunisti del Post).
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero

La saluto cordialmente.
Hillary Rodham Clinton


Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso degli anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, Principe designato prima, Principe perenne ancor ora, ovvero quel tontolone con le orecchie a sventola di mio marito Carlo. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da egli nel corso della battuta di caccia nella consueta dimora estiva dove, osservando alcune pellicce di volpe indossate da certe nobildonne, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: " Well!! Se non fossi già sposato con Camilla ti sposerei subito e libererei quella volpe che indossi per poter meglio ammirare cosa porti sotto".
A mio marito chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come ne: “Lo strano caso del dr Jekyll e Mr Hyde “ di Stevenson non debba rassegnarmi ad essere, immutabilmente per lui, solo e sempre la sua sexy Mrs Hyde (per farvi meglio capire sarei come una specie di: Fantozzi’s daughter).
Lo faccio per tutelare la mia dignità di futura Regina in attesa che schiatti quella megera di suocera Elisabetta che tengo sul trono.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero

La saluto cordialmente
Camilla Parker Bowles


Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso degli anni trascorsi accanto ad un uomo pubblico, Presidente dell’IRI prima, Presidente del Consiglio ora, ovvero quella bonaria mortadella di mio marito Romano. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da egli nel corso della tavolata in sagra a chiusura della ciclomarcia: “pedalando sui colli bolognesi”, dove, rivolgendosi ad alcune delle cicliste presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: "Sochmel ! Se non fossi già sposato con la Flavia ti sposerei subito e quelle tue chiappe sul sellino le seguirei ovunque anche in una corsa a tappe in montagna in mezzo la tormenta di neve".
A mio marito chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come ne: “L’avvelenata” di Guccini, non debba davvero cantargliele e suonargliele di santa ragione (dopo aver ingurgitato d’un fiato un fiasco di sangiovese).
Lo faccio per tutelare la mia dignità di donna del Premier di quel ramo secco d’Ulivo che tiene tra le gambe.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero

La saluto cordialmente.
Flavia Franzoni Prodi


Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso degli anni trascorsi accanto ad un uomo (uomo?), stilista single prima, stilista in coppia (sperabilmente in pacs) ora, ovvero: quella adorabile "dolce" crapa pelata del mio compagno Domenico. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da egli nel corso della sfilata d’Alta moda milanese, dove, rivolgendosi ad alcune delle modelle (modelle?) presenti, si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: "O Vladi… se non fossi già accompagnato a Stefano ti abbvacevei subito, subitissimo. Tu sei in gvado di indossave abiti meglio di qualunque modella. Il tutto con uno stile, un savoiv fave così... onovevole! uh, uh, battutona!".
Al mio compagno ed all´uomo (uomo?) pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come ne la canzone : “Il triangolo” di Renato Zero non debba ormai davvero considerarmi il terzo incomodo.
Lo faccio per tutelare la mia dignità di donna (donna?) sempre al passo con la moda dei tempi.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero

La saluto cordialmente.
Stefano Gabbana


Egregio Direttore,

con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso degli anni trascorsi accanto ad un uomo, che ricordo dolcissimo e romantico un tempo, come fidanzato, e ora mutato, da marito, in un sacco russante sul divano. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle conversazioni svolte da egli, origliate nel corso del suo consueto zapping televisivo notturno, con alcune lascive telefoniste impudiche e svergonate in video, nelle quali si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili: "Micetta, se non fossi già sposato con quella sfiorita pallosa di mia moglie ti sposerei anche domani. Se non altro, almeno, per risparmiare sulla bolletta del telefono”.
A mio marito chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente, e con l´occasione chiedo anche se, come accade nelle scenette finali di Casa Vianello, io non debba limitarmi a sgambettare ripetutamente, visibilmente infastidita, sotto le lenzuola.
Lo faccio per tutelare la mia dignità di moglie ferita in attesa del prossimo intervento a casa mia di quel fustacchione dell’idraulico che ho visto l'atro giorno dalla mia amica.
RingraziandoLa per avermi consentito attraverso questo spazio di esprimere il mio pensiero

La saluto cordialmente.
Una moglie qualunque

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