Commozione granata

Ieri sera mi è capitato di fare uno zapping curioso. Ho seguito l’ultima mezzora della fiction in due puntate sul Grande Torino. Mi sono commosso, non mi vergogno a dirlo, al pensiero di una squadra di calcio leggendaria schiantata sulla collina di Superga. Mi sono soprattutto commosso durante la scena che vedeva il presidente di allora (che considerava quei ragazzi atleti suoi figli) incitare la squadra Primavera a farsi onore nelle ultime quattro partite che rimanevano prima del termine del campionato. Non lo sapevo che, sportivamente, anche le altre squadre partecipanti a quel disgraziato torneo avessero scelto di schierare le loro squadre giovanili. E mi chiedo se accadesse mai una cosa del genere oggi, i nostri attuali presidenti-affaristi-marpioni, che mai farebbero? Già c’è stato il dramma-vergogna dell’Heysel, e di una Coppa Campioni bagnata di sangue a ricordarci quanto l’opportunismo affaristico e di potere la faccia da padrone.
Al termine della fiction ho giocato con il telecomando e sono finito, forse per assonanza, su una trasmissione sportiva che vedeva tra gli ospiti, guarda un po’, il nuovissimo presidente appena insediato del Torino calcio. La trasmissione era quella becera simulazione di bar sport chiamata: Processo del lunedì. Quale differenza di classe tra le urla e gli strepiti di una banda di striduli giornalisti d’accatto e le immagini rievocate di una generazione vissuta negli anni del dopoguerra che stava iniziando a rialzare la testa con fatica, dignità e gloria soprattutto sportiva (calcio, ciclismo). Ho avuto i brividi ad immaginare quale cronaca, quale "gomblotto ecezzionale", avrebbe potuto raccontare il rosso Biscardi in una possibile trasmissione come quella di ieri sera se fosse vissuto in quegli anni.
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