27 settembre 2005

Commozione granata


Ieri sera mi è capitato di fare uno zapping curioso. Ho seguito l’ultima mezzora della fiction in due puntate sul Grande Torino. Mi sono commosso, non mi vergogno a dirlo, al pensiero di una squadra di calcio leggendaria schiantata sulla collina di Superga. Mi sono soprattutto commosso durante la scena che vedeva il presidente di allora (che considerava quei ragazzi atleti suoi figli) incitare la squadra Primavera a farsi onore nelle ultime quattro partite che rimanevano prima del termine del campionato. Non lo sapevo che, sportivamente, anche le altre squadre partecipanti a quel disgraziato torneo avessero scelto di schierare le loro squadre giovanili. E mi chiedo se accadesse mai una cosa del genere oggi, i nostri attuali presidenti-affaristi-marpioni, che mai farebbero? Già c’è stato il dramma-vergogna dell’Heysel, e di una Coppa Campioni bagnata di sangue a ricordarci quanto l’opportunismo affaristico e di potere la faccia da padrone.
Al termine della fiction ho giocato con il telecomando e sono finito, forse per assonanza, su una trasmissione sportiva che vedeva tra gli ospiti, guarda un po’, il nuovissimo presidente appena insediato del Torino calcio. La trasmissione era quella becera simulazione di bar sport chiamata: Processo del lunedì. Quale differenza di classe tra le urla e gli strepiti di una banda di striduli giornalisti d’accatto e le immagini rievocate di una generazione vissuta negli anni del dopoguerra che stava iniziando a rialzare la testa con fatica, dignità e gloria soprattutto sportiva (calcio, ciclismo). Ho avuto i brividi ad immaginare quale cronaca, quale "gomblotto ecezzionale", avrebbe potuto raccontare il rosso Biscardi in una possibile trasmissione come quella di ieri sera se fosse vissuto in quegli anni.

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23 settembre 2005

Un' IKEA romantica

La cena non è male. Nulla di trascendentale, per carità, ma è guarnita con quel apprezzabile gusto da rivista di cucina di mamma. Una pasta leggera leggera, con i pomodorini e poco aglio, e la fogliolina di basilico a guarnire; una insalatina mista prelavata; due o tre spezie giuste; la crepes dolce, scongelata, con i ricciolini leziosi di panna spray sui bordi del piatto.Il vino l’ho portato io, però. Bianco, secco, friulano doc. Tintinniamo i bicchieri con una malizia che mi stuzzica alquanto. L’invito è stato piuttosto inaspettato ma le cose belle, si sa, nascono e vengono meglio se sono spontanee.Nell’avvicinare i bicchieri le sfioro le dita. Lei indugia quel tanto che basta per farmi salire un brivido al collo. L’orologio della sala segna le dieci e trenta della sera e il caffè gorgoglia sul fuoco pronto già a fuoriuscire con impeto dal beccuccio della moka. Lei s’alza e mi avvicina la tazzina sul tavolo iniziando a versarmelo. Mi indica l’armadietto dove ci sarebbe una bottiglia di grappa che mi attende e, con un sorriso, mi dice: “Serviti pure, vado un attimo di là a mettermi ora qualcosa di comodo”. Rimango da solo nella stanza a rimestare, vagamente emozionato, il cucchiaino nella tazzina provando ad immaginare la maniera che avrà scelto di ripresentarsi in salotto. Ripasso mentalmente un suo possibile guardaroba sexy e propendo per un sperabile baby-doll semitrasparente, simile ad uno che avevo notato in una vetrina di intimo per donna del centro. Quando sollevo gli occhi dalla tazzina il caffè si ferma in gola bruciandomi l’esofago come un tizzone ardente. Mi viene da tossire. Sulla porta il suo corpo si staglia dalla penombra del corridoio. Indossa una felpa pesante, ampia e lacera, che le arriva alle ginocchia. Le gambe indossano un pigiamone a fiori dai colori che non s’accompagnano per nulla. Trascina con sé uno scatolone grande quanto lei e, sputando a terra un cacciavite che stringeva in bocca, mi chiede con lo sguardo più seducente che le è concesso in quella condizione: “Mi daresti una mano adesso a montare la libreria? Dalle istruzioni qui allegate non ci ho proprio capito un bel nulla".

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20 settembre 2005

Una breccia di commento uggioso

Curioso. Oggi è il 20 settembre. E il 20 settembre 1870 è avvenuta la breccia di Porta Pia. E il 20 settembre (stanotte all’una per la precisione) è stata eletta Miss Italia. Guarda un po’: una piemontese. E oggi leggo che il cardinale Ruini (forse memore del fatto che un tempo il potere del Vaticano era pure temporale oltre che spirituale) non perde l’occasione per ribadire ciò che pensa la Chiesa riguardo le coppie di fatto o gay (che già metterle assieme nel medesimo calderone in questa diatriba è grottesco). Io, ovviamente, porto rispetto alla sua opinione (chiamiamola così) ma se tali concetti i sacerdoti li esprimessero meglio e solo durante le loro omelie, ai fedeli raccolti tra i banchi di una chiesa, o durante gli incontri di catechismo o prematrimoniali, sarebbe più opportuno. Lo Stato pensi invece a non farsi influenzare e, in tutta serenità, si adopri a creare tutele e democrazia per tutti sperando magari che qualcuno non si azzardi a chiedere firme per un ennesimo referendum. Abbiamo già dato recentemente, anzi, no, la maggior parte di noi ha dato proprio un bel nulla restandosene beatamente a casa in pantofole e spacciando la cosa per cosciente scelta civile.Per tre serate la RAI (televisione di stato) ci ha ammorbato, come da immutabile tradizione, con la visione di fanciulle in bikini costrette a sfilare avanti e indietro, a stare ore e ore in piedi, immobili, sorridenti, sopra una scalinata, a rispondere alle più insulse domande e a presentarsi al pubblico come nemmeno la più deficiente delle bambine di sei anni può fare (e ne hanno ben venti di anni!!).Pare che la maggior parte di loro sia disposta ad ammettere che il desiderio più alto sia sposare un imprenditore (oltre naturalmente a sfondare come attricette e velinette). Accidenti che concrete ambizioni hanno queste qui. E gli organizzatori ci vorrebbero convincere che queste rappresentano la parte solare e sana del Paese. Confesso che a me fanno soprattutto tanta tenerezza i fidanzatini di queste miss. Quelli che le accompagnano (o che rimangono a casa con la famiglia allargata ai teorici suoceri sul divano davanti il televisore). Sembra sempre che non si rendano mai conto che questi sono gli ultimi giorni di gloria per loro al fianco di tali bravi bambine tutto mamma, papi e nonni meravigliosi. Verranno tutti lasciati da esse (o le lasceranno) appena si accenderanno i riflettori di una qualunque sagra paesana e il primo scalzacane di procuratore inizierà ad aggirarsi con qualche contrattino pubblicitario di seconda scelta in mano. Ma si vuole mai criticare qui il giusto Sogno ad una fanciulla baciata dalla beltà donata dal Signore? Ne conviene anche lei cardinal Ruini, vero?

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12 settembre 2005

giorno d'estate in camper

Il bimbo osserva i fogli bianchi sparsi sul tavolino e raccoglie dalla scatola una matita colorata. Inizia a disegnare con tratti precisi. Ogni tanto la punta della matita si spezza così dalla scatola ne afferra subito un’altra incurante del colore. Il disegno variopinto prende, a poco a poco, forma: una testa sbilenca, linee di capelli arruffati, un corpo tronco, due rettangoli divaricati stretti, lunghi lunghi, simili a gambe, una mano di tre dita, l’altra monca.“Difegno papà”, dice.Fuori piove da ore, l'ennesimo temporale d'estate accende saette all'orizzonte. Il bimbo alza la testa verso la piccola finestra del camper e vede le chiome degli alberi scosse dal vento.“Ftiamo al siculo qui vero mamma?”. E rimane in attesa di una risposta mordendo la matita.“Certo tesoro, siamo al sicuro qui. Vedrai che torna poi papà e ci sarà il sole così potrai giocare fuori assieme a lui”.Il bimbo guarda la madre, ritta davanti al piccolo ripiano del cucinino mentre è intenta a tagliare una cipolla, e le sorride. Si sente proprio siculo ora. Più volte la osserva strofinarsi con il dorso della mano il volto. Guarda lei, guarda fuori, riguarda i suoi occhi ora parecchio arrossati, guarda ancora fuori.Rivoli d’acqua scivolano sul vetro in sentieri improvvisi che il suo sguardo curioso accompagna.Il bimbo posa un dito appena sotto la palpebra inferiore dell' occhio e lentamente lo fa scivolare giù lungo la guancia, poi lo punta al vetro e esclama: “Mamma! Guarda! Le lacrime della pioggia!”



lacrime di pioggia
il tuo ricordo mi parla
dalla mia finestra
io guardo il mondo che passa
ed ogni giorno ci sarai
ogni minuto che vorrai
ad ogni passo della vita
e quale strada sceglierai
che direzione mi consiglierai
ad ogni passo della vita …

(da : Lacrime di pioggia di Antonello Venditti)

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