Un' IKEA romantica
La cena non è male. Nulla di trascendentale, per carità, ma è guarnita con quel apprezzabile gusto da rivista di cucina di mamma. Una pasta leggera leggera, con i pomodorini e poco aglio, e la fogliolina di basilico a guarnire; una insalatina mista prelavata; due o tre spezie giuste; la crepes dolce, scongelata, con i ricciolini leziosi di panna spray sui bordi del piatto.Il vino l’ho portato io, però. Bianco, secco, friulano doc. Tintinniamo i bicchieri con una malizia che mi stuzzica alquanto. L’invito è stato piuttosto inaspettato ma le cose belle, si sa, nascono e vengono meglio se sono spontanee.Nell’avvicinare i bicchieri le sfioro le dita. Lei indugia quel tanto che basta per farmi salire un brivido al collo. L’orologio della sala segna le dieci e trenta della sera e il caffè gorgoglia sul fuoco pronto già a fuoriuscire con impeto dal beccuccio della moka. Lei s’alza e mi avvicina la tazzina sul tavolo iniziando a versarmelo. Mi indica l’armadietto dove ci sarebbe una bottiglia di grappa che mi attende e, con un sorriso, mi dice: “Serviti pure, vado un attimo di là a mettermi ora qualcosa di comodo”. Rimango da solo nella stanza a rimestare, vagamente emozionato, il cucchiaino nella tazzina provando ad immaginare la maniera che avrà scelto di ripresentarsi in salotto. Ripasso mentalmente un suo possibile guardaroba sexy e propendo per un sperabile baby-doll semitrasparente, simile ad uno che avevo notato in una vetrina di intimo per donna del centro. Quando sollevo gli occhi dalla tazzina il caffè si ferma in gola bruciandomi l’esofago come un tizzone ardente. Mi viene da tossire. Sulla porta il suo corpo si staglia dalla penombra del corridoio. Indossa una felpa pesante, ampia e lacera, che le arriva alle ginocchia. Le gambe indossano un pigiamone a fiori dai colori che non s’accompagnano per nulla. Trascina con sé uno scatolone grande quanto lei e, sputando a terra un cacciavite che stringeva in bocca, mi chiede con lo sguardo più seducente che le è concesso in quella condizione: “Mi daresti una mano adesso a montare la libreria? Dalle istruzioni qui allegate non ci ho proprio capito un bel nulla".
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2 Comments:
E'un'immagine gustosa, nonostante la delusione finale.
Hai reso simpatica la protagonista, a dispetto del suo "limpido"opportunismo.
Alla prossima cena andrà meglio!
Perché non pubblichi i tuoi racconti?
Di cene ne sono passate molte altre sotto i ponti da allora, per fortuna parecchie concluse anche senza lavori di carpenteria come digestivo. Diciamo che per le donne la necessità aguzza l'opportunismo qualche volta. Ma sono belle anche così. E tu perchè non ti presenti magari con un alias qualunque (anche solo una lettera) tanto per poterti riconoscere?
11:34 PM
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