06 giugno 2007

Giostre

Con quel suo respiro da tempo faticoso la donna guardava fissa in silenzio davanti a sé un orologio a pendolo sulla parete. Sembrava aspettare.

Hai acquistato il biglietto d’ingresso, convinto finalmente dagli amici, per entrare a prenderti quel tanto di emozioni in vendita. Dopo una fila eterna sotto il sole cocente ti lasci sommergere da una marea vociante di bambini e adulti in festa.

La donna tendeva l’orecchio, tra un respiro affannoso e l’altro, forzandosi di ascoltare il cinguettio del suo canarino in gabbia. Sorrideva al piccolo volatile che, con i suoi buffi saltelli, riusciva a darle ancora scampoli di emozione e tanta compagnia.

Stai passeggiando nei viali con uno zainetto sulle spalle tra il frastuono di mille rumori e musiche pompate ad alto volume. Un cocktail di colori ti ubriaca gli occhi e odi, persistente, lo sferragliare di carrelli veloci come razzi su rotaie che s’innalzano al cielo.

La donna amava stare ore sola dentro la stanza in ombra con le finestre lievemente socchiuse per lasciar filtrare l’aria fresca dall’esterno. Da quanto tempo non vedeva più il cielo? Forse da nemmeno così tanto ma lei non ricordava e importava già più.

La prima giostra che hai fatto hai creduto di morire. Il cuore in gola dallo spavento, lo stomaco sottosopra, il volto e la maglietta fradici d’acqua, la pacca sulla spalla degli amici che ora ridono assieme a te. Basta poco, a volte, per sentirsi vivi e contenti.

La donna amava trascorrere le sue giornate in due modi: seduta sulla sedia a guardare una porta o rannicchiata sul letto con gli occhi chiusi. Non necessariamente dormiva. Se qualcuno passava a farle visita amava starsene così, ferma, immobile a sentire ciò che gli altri si dicevano nella stanza quando non la costringevano a parlare. Bastava davvero poco per sentirsi altrove e giocare a fare la morta.

La seconda giostra che hai fatto ti ha innalzato in cielo per un centinaio di metri e ti ha fatto ruotare il mondo davanti gli occhi. Lentamente. Molto lentamente, poi, sei ridisceso giù.

La donna era stanca del mondo, ne aveva visto molto, aveva vissuto tanto, voleva togliere il disturbo come una che dice all’ospite di casa:"E' davvero ora che io vada, mi sono già trattenuta fin troppo". Solo che colui che avrebbe dovuto venire a prenderla ancora tardava ad arrivare.

La terza giostra è quella d’attesa per decidere assieme agli altri quale altra fare. E’ un classico dei classici. State lì, tutti, a farvi dondolare sulla sella di cavallini leziosi con una musica struggente mitteleuropea, un valzer, che accarezza l’aria.

La donna sognava. Sognava spesso la guerra. Come può sognare solo chi l’ha vissuta davvero. Come chi si è trovata a subirla da piccolissima e poi anche da ragazza.

La giostra che simula il volo dell’aereo militare è da levare il fiato. Dicono. La coda per salirci è lunghissima. Hai la fantastica occasione di provare ciò che sente un vero Top Gun. Tu fermamente rifiuti l’invito a salire e rimani a terra a guardare gli altri sfrecciare. Ti senti un po’ vigliacco.

L’ultimo sogno della donna è un albero in mezzo al prato. Si trova seduta all’ombra di grossi rami frondosi. Una brezza fresca le accarezza il viso. Si sente bene. Ogni ramo sopra di lei porta un cartello con un nome conosciuto. I rami più grossi sono i suoi figli, poi a seguire i figli e figlie dei suoi figli, le mogli dei suoi figli fino al più esile dei rami, quello del più piccolo, l’ultimo, che vorrebbe tanto accarezzare ancora una volta. Osserva una radice vicino a sé ormai quasi totalmente immersa nel terreno con inciso su di essa un nome: il suo.
Sorride sollevata ora come una che finalmente si vede arrivare, alla fermata della pensilina, una corriera fin troppo attesa.

L’ultima giostra che fai non vorresti fosse questa. Una giostra per bambini che entrano dentro un tronco avente grossi rami e foglie di prezzemolo. Stai in coda paziente quando ti vibra la tasca. Leggi il nome sullo schermo del cellulare e subito capisci. E capisci anche quanto si può essere tirchi di gesti a volte, di quelli che non sai perché non li fai e che lasciano un rimpianto. Come a ricordare l’ultima volta che ti sei chinato su quella fronte antica per dare un bacio che ora sai è stato troppo breve.

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6 Comments:

Blogger Bimba Jet said...

Quando comincia la tua "scalata" verso l'età razionale tutti si affannano per insegnarti come si trattiene il desiderio di esternare i sentimenti verso le persone. Le dimostrazioni sincere e gratuite d'affetto sono giustificate nei bimbi e tu, donna o uomo, impegnato nella tua maturazione non puoi accettare di essere giudicato "infantile". In realtà il tuo cuore ti urla continuamente il contrario e molte volte vorresti esternare tutto l'affetto, la gioia od il dolore che provi, ma sei consapevole che anche tu, ora, sei diventato un adulto razionale, tutto pensiero e poca azione. Ti imbarazza "quell'assurdo" impulso che hai di abbracciare le persone che ami e così lasci correre, ti lasci spegnere... Purtroppo però molte volte ti ritrovi con l'amaro in bocca ed un piccolo tarletto nel cuore ti schernisce "io te l'avevo detto..."
Come a te è capitato anche a me. L'unica consolazione è che, a volte, uno sguardo può significare più di molte parole. Ed al mio "orgoglioso soldato a cavallo" spero di aver lasciato almeno quello...
Un abbraccio forte forte!!! :-)

11:00 PM  
Blogger Writer said...

Di certo il tuo sguardo, se è lo specchio di ciò che sei, non avrebbe potuto dimenticarselo. Ne sono certo. Ricambio il tuo forte abbraccio. Grazie per il bel commento che mi hai lasciato.

1:35 AM  
Anonymous Anonimo said...

Caro Jota (abbrevio!),
non ti fanno certo difetto acume e sensibilità, ma quel fondo di rassegnazione che accompagna le tue splendide dissertazioni mi fa un pochino di dispiacere.
Sono sempre fiduciosa nella bontà del giorno dopo e nella possibilità di ricominciare... E ne ho fatti di giri di giostra!
Abbracci a te ed a Bimba Jet, che ricordo con tanta simpatia.
Non "arrivavo" fino al computer da tempo, ma oggi ce l'ho fatta!
Clara

11:29 AM  
Blogger Bimba Jet said...

Io non credo che ci sia un fondo di reale rassegnazione nei tuoi post. Penso che ci sia più un forte desiderio di riuscire a fiorire.
Visto che l'immagine è bella: credo ti serva un altro giro di giostra!
Ricambio l'abbraccio di simpatia a Clara e ringrazio te, ancora. ;-)
Ola!

2:33 AM  
Blogger Writer said...

Mi dispiace se è trasparsa una certa rassegnazione perchè non è voluta. Anzi. Piuttosto è una cifra stilistica sui registri di una malinconia che carezza il cuore. In questo luogo non sempre è così e chi mi legge fedelmente come voi due lo sa. C'è l'ironia (spesso su me stesso), il sarcasmo e l'umorismo. Prometto che i prossimi post saranno più "lievi". Perchè la vita è davvero una giostra, di gente che incontri e altri che ti lasciano. Alcuni per sempre. E questo ultimo post vuole semplicemente essere un ultimo omaggio a ricordo.

10:52 AM  
Anonymous Anonimo said...

Ha ragione Bimba jet! Ed hai ragione anche tu.
Ciao, cari ragazzi!
Clara

9:15 AM  

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