Sfumature, di piazze
L’uomo passeggia un po’ svogliatamente. E’ sabato e fa caldissimo. Non è ancora esattamente estate ma si avverte una canicola simile a ferragosto. Sulle dita di una mano tiene un cono gelato, sull’altra stringe le piccole dita di una bambina, sua figlia. Alle sue spalle il cigolio delle ruote del passeggino è una tortura per lui. Gli ricordano che avrebbe dovuto oliarle prima di uscire. Infatti sua moglie glielo stà rinfacciando tra uno sguardo e l’altro alle vetrine dei negozi. Il piccolo non pare disturbato dal rumore, ne sembra cullato. Si limita a borbottare qualcosa agitando le braccine con gli occhi chiusi. L’uomo cammina quasi trascinando con sé la bambina che ogni tanto corre per affiancarsi. Si sente stanco e spossato. La manifestazione è stata più lunga e faticosa del previsto. Nella piazza, gremita di persone vocianti e urlanti, frotte di bambini correvano dovunque ad osservare i palloncini nel cielo. Un palco di personalità che, da dove si trovavano, a malapena si udiva ciò che dicevano. Applausi. Un cardinale al termine ha dato la benedizione a tutti in nome dell'Altissimo e della Famiglia. Poi tutti via, come si poteva zigzagando tra le auto della polizia e le transenne, tra gli stretti vicoli delle strade, a defluire come apostoli inviati per una missione da compiere e testimoniare. Bella giornata non c’è che dire. Il cuore gonfio d’orgoglio, colmo dell’esatta consapevolezza di sentirsi nel giusto, lungo la strada maestra, la retta via. Colonne portanti della società e dell’umana vita quotidiana.
Le due ragazze passeggiano molto gioiose. Chiacchierano tra loro fittamente. Camminano a balzi. Hanno l’età dei sogni e delle utopie. Si tengono per mano. Provengono dall’altra parte della città, da un’altra piazza gremita, un altro palco, altri discorsi a malapena ascoltati, smorzati dal suono di chitarre scordate e dal ritmo allegro di danze irlandesi. Applausi. Slogan in rima. Slogan contro l’Autorità. Slogan contro tutto ciò ti sembra stia sopra. Pur se fosse anche l'Altissimo o qualche suo Vicario in terra. E pugni alzati contro il cielo avvertito come oppressore. Poi al termine tutti via, come si è potuto, zigzagando tra gli elmetti e i manganelli e le transenne. Felici per aver fatto nuove conoscenze, i cuori gonfi di voglia di vivere e l’esatta consapevolezza di essere nel giusto contro la mediocrità e la tristezza del vivere quotidiano.
La moglie è intenta ad osservare l’ennesima vetrina di abiti firmati.
L’uomo non ne può più, guarda disperatamente la gente passare attorno. Lo sguardo si ferma e seleziona. Le ragazze camminano verso di lui. Le osserva tenersi per mano. Non gli sembra una stretta tra amiche per la pelle, quella, gli sembra qualcosa di più, di molto più intimo. E’ un modo di tenersi la mano come faceva un tempo lui con sua moglie quando non lo era ancora. Quando i loro sguardi si perdevano in paesaggi e orizzonti più ampi di un angusto negozietto con vetrina.
I suoi occhi mirano l’apertura della leggera camicetta di una delle due ragazze, poi vanno a seguire i morbidi balzi dei seni, malamente coperti dalla piccola canottiera, dell’altra.
Le ragazze ora sono a pochi metri da lui e le ode ridere e scherzare tra loro. Nell’attimo in cui si vede passato i loro due volti si avvicinano rapidi e le labbra s’incontrano, poi riprendono a parlare fitto come nulla fosse.
Le vede ora di spalle allontanarsi, lo sguardo segue e s’incolla ancora a ciò che furtivo appare da sopra la cinta dei loro jeans a vita bassa. Le osserva e le vede sparire, nascoste alla vista, tra i passanti.
Inconsciamente con la lingua si bagna le labbra mentre il cono gelato suda e cola tra le dita. Sente un freddo improvviso dietro la nuca. Si volta e incrocia lo sguardo spento, o forse rassegnato, di sua moglie che gli fa cenno di riprendere la passeggiata.
Lui sa già per certo, che tra meno di cento metri, si fermeranno ancora.
Le due ragazze passeggiano molto gioiose. Chiacchierano tra loro fittamente. Camminano a balzi. Hanno l’età dei sogni e delle utopie. Si tengono per mano. Provengono dall’altra parte della città, da un’altra piazza gremita, un altro palco, altri discorsi a malapena ascoltati, smorzati dal suono di chitarre scordate e dal ritmo allegro di danze irlandesi. Applausi. Slogan in rima. Slogan contro l’Autorità. Slogan contro tutto ciò ti sembra stia sopra. Pur se fosse anche l'Altissimo o qualche suo Vicario in terra. E pugni alzati contro il cielo avvertito come oppressore. Poi al termine tutti via, come si è potuto, zigzagando tra gli elmetti e i manganelli e le transenne. Felici per aver fatto nuove conoscenze, i cuori gonfi di voglia di vivere e l’esatta consapevolezza di essere nel giusto contro la mediocrità e la tristezza del vivere quotidiano.
La moglie è intenta ad osservare l’ennesima vetrina di abiti firmati.
L’uomo non ne può più, guarda disperatamente la gente passare attorno. Lo sguardo si ferma e seleziona. Le ragazze camminano verso di lui. Le osserva tenersi per mano. Non gli sembra una stretta tra amiche per la pelle, quella, gli sembra qualcosa di più, di molto più intimo. E’ un modo di tenersi la mano come faceva un tempo lui con sua moglie quando non lo era ancora. Quando i loro sguardi si perdevano in paesaggi e orizzonti più ampi di un angusto negozietto con vetrina.
I suoi occhi mirano l’apertura della leggera camicetta di una delle due ragazze, poi vanno a seguire i morbidi balzi dei seni, malamente coperti dalla piccola canottiera, dell’altra.
Le ragazze ora sono a pochi metri da lui e le ode ridere e scherzare tra loro. Nell’attimo in cui si vede passato i loro due volti si avvicinano rapidi e le labbra s’incontrano, poi riprendono a parlare fitto come nulla fosse.
Le vede ora di spalle allontanarsi, lo sguardo segue e s’incolla ancora a ciò che furtivo appare da sopra la cinta dei loro jeans a vita bassa. Le osserva e le vede sparire, nascoste alla vista, tra i passanti.
Inconsciamente con la lingua si bagna le labbra mentre il cono gelato suda e cola tra le dita. Sente un freddo improvviso dietro la nuca. Si volta e incrocia lo sguardo spento, o forse rassegnato, di sua moglie che gli fa cenno di riprendere la passeggiata.
Lui sa già per certo, che tra meno di cento metri, si fermeranno ancora.
Etichette: dalla cronaca


3 Comments:
FAMILY DAY...
e...l'altra parte dello specchio.. Ti dirò che lo specchio in cui il simbolo si riflette come immagine di un archetipo eterno è proprio l’immaginazione, e che è la ragione, con la sua capacità di discernimento, a riflettere il puro spirito. Ma adesso sono stanca, e questa discussione fin quando gli Umani, per crescere, avranno la necessità d’incontrarsi con l’ombra, con la morte, con la trasformazione, fin quando avranno l’esigenza di guardare in faccia il mostro, continueranno a utilizzarlo. Non ci si può far niente, e la questione è chiusa — confermò La Strega di Biancaneve, frugando nel tascone segreto del mantello. — E, vi dirò, dopo tanto parlare m’è venuta una gran fame. Ho delle mele con me, ne volete?
volo pindarico dalla prateria..
Grazie!!!
Ero a Roma quel giorno, in Via del Corso, ma all'inaugurazione di una mostra dove esponevo anch'io !!! E ti dirò che non c'erano solo i bigottini del family e i loro "fratelliesorelle", ma anche la festa annuale della Polizzia in Piazza del Popolo e orde di turisti a cui non fregava niente di tutto questo. La città era accogliente, sorridente e disponibile, nessun disordine o particolare calca neanche in stazione o in metro. Anzi, la cosa più impressionante, toccante e straziante quel giorno è stato scendere in una delle stazioni della Metro in centro, e trovarsi circondati dai mazzi di fiori e biglietti per la ragazza uccisa dall'ombrello di un'altra ragazza ...
lagradisca
La cronaca poi risulta peggio di ogni peggiore fantasia. Non fai tempo ad andare in piazza a "sacralizzare" la Famiglia che un marito violento massacra la moglie in attesa di imminente parto. Ben ritrovata Gradì. Passerò presto sul tuo blog a trovarti(modem mio permettendo)
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