Le ragazze dell'est - 2
"Cosa vuoi fare?"
Osservo le sue spalle nude e l’apertura del maglione che lascia maliziosamente intravedere ciò che ogni uomo adora vedere.
"Beh, visto che sono appena rientrato sarei già pronto per uscire, data l’ora di cena. Conosci tu qualche buon posto dove poterci fermare?", dico, sforzandomi di convincermi che sia buona cosa non rimanere in casa.
"Come io? E’ uomo che deve scegliere no?", dice lei fintamente scandalizzata.
Bene. La fanciulla mi concede l’onore, e il piacere, di condurre la danza. Mica accade così spesso ormai. C’è un analfabetismo del protocollo d’approccio uomo-donna, in queste latitudini, da sconforto.
"Conosco un posto carino per mangiare non lontano da qui se a te va bene", consiglio.
Lei mi guarda e quasi con fatalità scrolla le spalle e accetta: "Va bene".
Usciamo.
Alla luce esterna è ancora più strepitosa di come l’avevo incontrata dentro casa quando, girata la chiave nella toppa, m’ero meravigliato di trovarmela ancora dentro, seduta sulla poltrona del salotto, a far finta di leggere con lo stereo acceso.
"Stai attendendo di entrare dal dentista?", le avevo detto con tono sornione.
"No, aspettavo te come d’accordo", mi aveva risposto continuando a leggere.
"Scusami per questo mio ritardo causa lavoro ma ero convinto che te ne fossi già andata".
"Come potevo andarmene se ti avevo promesso che ti avrei aspettato?", mi aveva ribattuto simulando stizza.
Davvero una ragazza fedele alla parola data.
Al ristorante il cameriere, mentre l’aiuta ad accomodarsi al tavolo consegnandole il menù, non le leva lo sguardo di dosso.
La cosa mi irrita e sento montare in me, piacevolmente sorpreso, una gelosia e desiderio di possesso, dimenticati da tempo.
Il locale le piace molto e lo trova davvero elegante. Non troppo affollato per fortuna mia, con un caminetto vicino a fare calda atmosfera. Ovviamente spento vista la stagione.
Faccio fatica a scorrere il menù e ci lasciamo consigliare dal cameriere.
Mi aveva spiegato e confidato, chi me l’aveva all'epoca presentata e ben referenziata come ragazza per le pulizie, che fosse una di quelle tipe che tendono ad essere esasperatamente controllate con il cibo e le bevande. "Quando lavora da me non prende nulla. Né una bibita, né tantomeno un caffe". Mi aveva detto tanto per farmi comprendere il tipo.
Non so perché ma avevo pensato allora che non fosse un buon segno. Normalmente prediligo le buone forchette in quanto le considero donne, con cui aver a che fare, più vitali e gioiose.
Mi aspetto perciò un’ordinazione degna di una salutista triste ed invece la odo ordinare una robusta tagliata all’aceto balsamico con contorno abbondante di patate fritte.
Mi sento alquanto sollevato.
Quando una donna al ristorante decide di mangiare vuol dire che si sente rilassata e sinceramente vogliosa di trascorrere una serata come si deve.
Mi unisco alla sua scelta pure io con un contorno di verdure crude.
Il vino, mi confida lei, lo gradisce solamente dolce per cui, per il pasto, si deve accontentare della semplice acqua sul tavolo. Io rinuncio con dispiacere a scegliere la bottiglia che già avevo adocchiato e mi limito a far portare un quarto di litro cabernet sfuso locale.
Mentre trascorre la cena penso a come certe volte le cose nascano in modo inaspettato.
Era nato tutto da una sua telefonata, la sera antecedente il 25 aprile, che mi informava del suo problema nel venire a farmi le pulizie di casa causa assenza di mezzi pubblici. Io, quale sciocco ripiego, mi ero offerto di passare a prelevarla in macchina, e poi riportarla, nel caso avesse deciso di venire comunque. Poteva essere in fondo l’occasione, le dissi, per fare assieme i lavori casalinghi, vista la mia giornata di libertà dall'ufficio, e poter sfruttare la cosa per far un po’ di chiacchiere più a fondo.
Alla mia curiosa proposta l’avevo udita sorridere dicendomi che ci avrebbe pensato.
Il mattino del venticinque mi era poi giunto puntuale l’sms con le sue scuse e la comunicazione che avrebbe preferito rimanere a casa. Stavo già per cancellare il messaggio un po’ deluso quando mi ero accorto che il testo proseguiva oltre. Mi proponeva, in alternativa, la pulizia per il giorno seguente. Inoltre aveva aggiunto che sarebbe arrivata più tardi del solito per potersi fermare a chiacchierare con maggior calma e che, in quel caso, avrei dovuto riportarla a casa come le avevo proposto.
Ora, seduti al tavolo, conversiamo piacevolmente incuranti degli sguardi degli altri avventori.
La stanchezza della giornata ha lasciato posto alla loquacità delle migliori occasioni. Ogni risata sua è carburante per nuove mie battute. La ragazza riesce a farmi da spalla adeguatamente e gli aneddoti suoi sono parecchio divertenti.
Al termine della cena, alla consegna della ricevuta, la proprietaria del locale mi sorride con l’aria di chi voglia complimentarsi per la evidente bellezza di chi sta al mio fianco. Sento le pareti della sala far rimbalzare ovunque il solito dannato monito-mantra che mi perseguita da giorni: "Ma non vedi che potrebbe essere tua figlia?". Lo leggo anche nello sguardo dell’uomo seduto al tavolino vicino l’uscita. Stringo nervoso le chiavi della macchina nella tasca dei pantaloni.
Una volta fuori la lascio camminare elegante davanti a me, verso il parcheggio, con l’orecchio incollato al telefonino.
La serata è bella e fresca e francamente non mi sta importando un dannato fico secco di cosa e con chi stia davvero conversando sottovoce.
Una volta a destinazione davanti la sua abitazione, prima che scenda dall’auto, la ringrazio sinceramente per la divertente serata. Lei ricambia con un sorriso e mi da appuntamento per il prossimo turno di pulizie nel mio appartamento.
La seguo con lo sguardo mentre apre e chiude il cancelletto di casa sua dietro sé.
Verifico se c’è un ultimo suo sguardo o saluto.
Non faccio tempo a formulare il pensiero che le sue spalle si dissolvono inghiottite dall’ombra del vialetto.
Osservo le sue spalle nude e l’apertura del maglione che lascia maliziosamente intravedere ciò che ogni uomo adora vedere.
"Beh, visto che sono appena rientrato sarei già pronto per uscire, data l’ora di cena. Conosci tu qualche buon posto dove poterci fermare?", dico, sforzandomi di convincermi che sia buona cosa non rimanere in casa.
"Come io? E’ uomo che deve scegliere no?", dice lei fintamente scandalizzata.
Bene. La fanciulla mi concede l’onore, e il piacere, di condurre la danza. Mica accade così spesso ormai. C’è un analfabetismo del protocollo d’approccio uomo-donna, in queste latitudini, da sconforto.
"Conosco un posto carino per mangiare non lontano da qui se a te va bene", consiglio.
Lei mi guarda e quasi con fatalità scrolla le spalle e accetta: "Va bene".
Usciamo.
Alla luce esterna è ancora più strepitosa di come l’avevo incontrata dentro casa quando, girata la chiave nella toppa, m’ero meravigliato di trovarmela ancora dentro, seduta sulla poltrona del salotto, a far finta di leggere con lo stereo acceso.
"Stai attendendo di entrare dal dentista?", le avevo detto con tono sornione.
"No, aspettavo te come d’accordo", mi aveva risposto continuando a leggere.
"Scusami per questo mio ritardo causa lavoro ma ero convinto che te ne fossi già andata".
"Come potevo andarmene se ti avevo promesso che ti avrei aspettato?", mi aveva ribattuto simulando stizza.
Davvero una ragazza fedele alla parola data.
Al ristorante il cameriere, mentre l’aiuta ad accomodarsi al tavolo consegnandole il menù, non le leva lo sguardo di dosso.
La cosa mi irrita e sento montare in me, piacevolmente sorpreso, una gelosia e desiderio di possesso, dimenticati da tempo.
Il locale le piace molto e lo trova davvero elegante. Non troppo affollato per fortuna mia, con un caminetto vicino a fare calda atmosfera. Ovviamente spento vista la stagione.
Faccio fatica a scorrere il menù e ci lasciamo consigliare dal cameriere.
Mi aveva spiegato e confidato, chi me l’aveva all'epoca presentata e ben referenziata come ragazza per le pulizie, che fosse una di quelle tipe che tendono ad essere esasperatamente controllate con il cibo e le bevande. "Quando lavora da me non prende nulla. Né una bibita, né tantomeno un caffe". Mi aveva detto tanto per farmi comprendere il tipo.
Non so perché ma avevo pensato allora che non fosse un buon segno. Normalmente prediligo le buone forchette in quanto le considero donne, con cui aver a che fare, più vitali e gioiose.
Mi aspetto perciò un’ordinazione degna di una salutista triste ed invece la odo ordinare una robusta tagliata all’aceto balsamico con contorno abbondante di patate fritte.
Mi sento alquanto sollevato.
Quando una donna al ristorante decide di mangiare vuol dire che si sente rilassata e sinceramente vogliosa di trascorrere una serata come si deve.
Mi unisco alla sua scelta pure io con un contorno di verdure crude.
Il vino, mi confida lei, lo gradisce solamente dolce per cui, per il pasto, si deve accontentare della semplice acqua sul tavolo. Io rinuncio con dispiacere a scegliere la bottiglia che già avevo adocchiato e mi limito a far portare un quarto di litro cabernet sfuso locale.
Mentre trascorre la cena penso a come certe volte le cose nascano in modo inaspettato.
Era nato tutto da una sua telefonata, la sera antecedente il 25 aprile, che mi informava del suo problema nel venire a farmi le pulizie di casa causa assenza di mezzi pubblici. Io, quale sciocco ripiego, mi ero offerto di passare a prelevarla in macchina, e poi riportarla, nel caso avesse deciso di venire comunque. Poteva essere in fondo l’occasione, le dissi, per fare assieme i lavori casalinghi, vista la mia giornata di libertà dall'ufficio, e poter sfruttare la cosa per far un po’ di chiacchiere più a fondo.
Alla mia curiosa proposta l’avevo udita sorridere dicendomi che ci avrebbe pensato.
Il mattino del venticinque mi era poi giunto puntuale l’sms con le sue scuse e la comunicazione che avrebbe preferito rimanere a casa. Stavo già per cancellare il messaggio un po’ deluso quando mi ero accorto che il testo proseguiva oltre. Mi proponeva, in alternativa, la pulizia per il giorno seguente. Inoltre aveva aggiunto che sarebbe arrivata più tardi del solito per potersi fermare a chiacchierare con maggior calma e che, in quel caso, avrei dovuto riportarla a casa come le avevo proposto.
Ora, seduti al tavolo, conversiamo piacevolmente incuranti degli sguardi degli altri avventori.
La stanchezza della giornata ha lasciato posto alla loquacità delle migliori occasioni. Ogni risata sua è carburante per nuove mie battute. La ragazza riesce a farmi da spalla adeguatamente e gli aneddoti suoi sono parecchio divertenti.
Al termine della cena, alla consegna della ricevuta, la proprietaria del locale mi sorride con l’aria di chi voglia complimentarsi per la evidente bellezza di chi sta al mio fianco. Sento le pareti della sala far rimbalzare ovunque il solito dannato monito-mantra che mi perseguita da giorni: "Ma non vedi che potrebbe essere tua figlia?". Lo leggo anche nello sguardo dell’uomo seduto al tavolino vicino l’uscita. Stringo nervoso le chiavi della macchina nella tasca dei pantaloni.
Una volta fuori la lascio camminare elegante davanti a me, verso il parcheggio, con l’orecchio incollato al telefonino.
La serata è bella e fresca e francamente non mi sta importando un dannato fico secco di cosa e con chi stia davvero conversando sottovoce.
Una volta a destinazione davanti la sua abitazione, prima che scenda dall’auto, la ringrazio sinceramente per la divertente serata. Lei ricambia con un sorriso e mi da appuntamento per il prossimo turno di pulizie nel mio appartamento.
La seguo con lo sguardo mentre apre e chiude il cancelletto di casa sua dietro sé.
Verifico se c’è un ultimo suo sguardo o saluto.
Non faccio tempo a formulare il pensiero che le sue spalle si dissolvono inghiottite dall’ombra del vialetto.
Etichette: Attorno a me


13 Comments:
Con chi parlava al telefonino? Indaga! Comunque, secondo me, alle ragazze dell'est piacciono i ragazzi più grandi e quarant'anni non sono davvero tanti.
Auguri!
Una spettatrice
Cara "spettatrice" io penso che a queste ragazze l'uomo non di "primo pelo" rappresenti per loro una fonte di stabilità e maggior sicurezza vista la loro attuale situazione. Comunque sanno farti sentire importante e necessario senza gli imbarazzi e i disagi "castranti" delle nostre connazionali che pare abbiano perso davvero la bussola della seduzione. In fondo il tutto dovrebbe essere solo un divertente, stimolante, gioioso gioco delle parti, non necessariamente da portare a fine. Invece, chissà perchè, per le nostre donne, il tutto si trasforma spesso in una sfibrante guerra di trincea. Grazie ad ogni modo per quel tuo: "ragazzo".
E' un pò triste quello che dici delle italiane ma sono consapevole che non hai del tutto torto. Anche se non sono tutte così. Comunque spero, con tutto il mio cuore, che tu possa trovare ciò che realmente desideri...
Ola!
Non credo di dire nulla di triste. E' una mia impressione che so condivisa da molti uomini. Grazie del tuo sincero augurio.
Per fare una prateria ci vuole un'ape...un'ape e fantasia...la fantasia da sola è sufficiente se l'ape è assente!!!
Sono daccordo con bimbajet: "NON SIAMO TUTTE UGUALI"...
Che ci fa un'ape in una prateria? Sapevo che le api volassero di fiore in fiore. Davvero c'è "grossa crisi" e confusione dall'altra parte del cielo!! ;O)
Altra parte del cieloooo!!!
Aspetta un attimo..
allora:
l'ape in quella prateria cercò con affanno il suo FIORE... ce n'erano di veramente belli... colorati, profumati ed esuberanti, abbagliata, l'ape stordita, si appoggiò delicatamente sul soffice pistillo di un maestoso fiordaliso, che racchiuse i suoi petali ed imprigionò la povera ape troppo innamorata dell'amore....
Ok anonimo. Ora ti racconto un'altra metafora sullo stesso stile.
Un'ape vagava nella prateria volando di fiore in fiore annoiata e dicendo: "oh, ma che banali e ovvi sono tutti! Con questi simili petali, queste solite foglie. Voglio per me qualcosa di originale che mi intrighi davvero ecco, là... Pazzesco!!!". Vicino una pozza d'acqua, solitario, stava un fiore, con due petali aperti a libro, rosso sangue, francamente nemmeno tanto bello. Un tipo. Sembrava sdegnare tutto e tutti. L'ape si posò e si guardò intorno pensando: "Evviva. L'ho trovato per prima. Questo sì che è un fiore tost...". Non fece tempo a concludere il pensiero che i petali si chiusero imprigionandola per sempre. Era una pianta carnivora.
Eliminando le solite sciocche polemiche sessiste, che non hanno mai portato a nulla, dopo aver letto il tuo ultimo commento volevo solo dirti una cosa: Con o senza "ragazze dell est", meno male che resti sempre te stesso! ;-)E' questo che alla fine ti rende speciale!
Ola!
Sei proprio massacrante...
e vola vola l'ape si posa..
su una rosa qualche spina si..ma che profumo!
profumo diverso inebriante di gioia infinita..
la rosa l'accoglie e la culla..
in una danza antica senza tempo..
@bimba: meno male davvero. Grazie ;O)
@anonimo: parli di spine sulle rose? Son belle. Nessun problema. Ma le api serie e vere possono andare anche a posarsi sopra un'ortica sgraziata e valorizzarla se di essa loro scoprissero che ha un valore.
Ma caro jota e prosecco..
dove l'ape può trovare la così rara ortica...
Illuminami..
Mica tanto rara direi. Prova a camminare a gambe nude tra i cespugli e i fossati della tua prateria e dimmi se poi non ne becchi di certo una.
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