erbaccia
No, non si può andare avanti così. Ma su di sopra che fanno? E meno male che c’è un uomo solo in casa. Li chiamano single quelli lì. Si, single, capirai, scapolone piuttosto, zitellaccio! Ecco, si, zitello-che-non-se-lo-piglia-nessuna. Anche perché, ma che avrà? Quaranta? Si, vabbè, cinquanta anni almeno? Con quella pancetta e quel grumo di capelli in testa poi. Eppure ci sono donne, anche ragazze giovani, che suonano alla sua porta, che si attardano fino a notte inoltrata. Una l’ho vista salire una volta con una bottiglia di whisky in mano. La svergognata!
E poi lo stereo, o il televisore, acceso sempre senza interruzioni quando sta in casa. Si è scusato una volta, lui, di essersi bellamente addormentato sul divano e di essersi svegliato alle tre del mattino con il telecomando impazzito sotto la pancia. Si scusa sempre, lui! Come quell’altra volta che credevo ci fossero i carrarmati di sopra, tremavano i muri, e invece era un dvd ad alto volume. Stava provando il nuovo apparecchio collegato all’impianto di casa con il film: “Salvate il soldato Ryan", mi disse il mattino seguente non senza imbarazzo, non immaginando che si sentisse così forte il suono delle mitragliatrici fuori della porta. Ma salvate me, piuttosto, da questa sciagura di vicino d’appartamento! Non dormo più la notte! Tengo ormai la lingua impastata di sonniferi! Mio marito mi lascia sempre sola in casa per il suo lavoro. Mi torna appena una volta al mese si e no. Magari sarò un pochino avanti con gli anni, non nego, ma riesco ad esser piacente ancora, eh? Che credete. Tengo una vestaglia bianca in armadio che fa resuscitare i morti. L’ho indossata l’ultima volta che sono andata al piano di sopra, a mezzanotte, a suonargli il campanello per dirgli che era ora di smetterla di spostare continuamente i tavoli e le sedie del suo soggiorno. L’ho notato il suo sguardo, stranito e incollato al mio decollete in mostra, mentre balbettava che lui stava solamente scrivendo sul computer e che tutto era in ordine e non stava spostando nulla. E’ un furbone bugiardo quello. Ma io ogni tanto mi precipito in sua assenza ad infilargli sotto la porta i miei velenosi bigliettini. Specialmente ogni volta che si scorda di assolvere al turno previsto di pulizia delle scale condominiali. Veramente è capitato una volta sola, ma io vigilo, oh si che vigilo. Gli faccio fare una vera collezione di foglietti! Una volta sola si è permesso pure di rispondermi sfacciatamente con un altro biglietto, ironico, sferzante, persino firmato, che ha appeso sulla bacheca di condominio. Per settimane ho avvertito dietro le spalle gli sguardi divertiti e i sorrisini dei condomini ogni volta che ne incrociavo uno. Maledetti! Mi infastidite tutti! Ma perché non sono andata a vivere in una bella villa solitaria? Invece di stare assieme a questi burini. E i bambini poi? Fastidiooosi! Con i loro squittii, gli urletti, i gridolini, i cigolii delle biciclette. E la ragazzina adolescente che mi fa i festini di compleanno la domenica pomeriggio? No, dico, la domenica pomeriggio! E io quando riposo da una settimana di lavoro? Basta! Devo calmarmi ora. Devo prendere ancora la pastiglia. Finisco di tagliare la cipolla e…, ahia! Accidenti a me mi sono tagliata il polpastrello con questo coltellaccio troppo affilato. Guarda il sangue che esce… Ecco, metto il dito sotto il rubinetto… Cos’è che dicono di là in tv?… Ah, c’è il prologo del notiziario… sentiamo, sentiamo…
“…apriamo l’edizione del telegiornale con una sconcertante notizia di cronaca nera…”
E poi lo stereo, o il televisore, acceso sempre senza interruzioni quando sta in casa. Si è scusato una volta, lui, di essersi bellamente addormentato sul divano e di essersi svegliato alle tre del mattino con il telecomando impazzito sotto la pancia. Si scusa sempre, lui! Come quell’altra volta che credevo ci fossero i carrarmati di sopra, tremavano i muri, e invece era un dvd ad alto volume. Stava provando il nuovo apparecchio collegato all’impianto di casa con il film: “Salvate il soldato Ryan", mi disse il mattino seguente non senza imbarazzo, non immaginando che si sentisse così forte il suono delle mitragliatrici fuori della porta. Ma salvate me, piuttosto, da questa sciagura di vicino d’appartamento! Non dormo più la notte! Tengo ormai la lingua impastata di sonniferi! Mio marito mi lascia sempre sola in casa per il suo lavoro. Mi torna appena una volta al mese si e no. Magari sarò un pochino avanti con gli anni, non nego, ma riesco ad esser piacente ancora, eh? Che credete. Tengo una vestaglia bianca in armadio che fa resuscitare i morti. L’ho indossata l’ultima volta che sono andata al piano di sopra, a mezzanotte, a suonargli il campanello per dirgli che era ora di smetterla di spostare continuamente i tavoli e le sedie del suo soggiorno. L’ho notato il suo sguardo, stranito e incollato al mio decollete in mostra, mentre balbettava che lui stava solamente scrivendo sul computer e che tutto era in ordine e non stava spostando nulla. E’ un furbone bugiardo quello. Ma io ogni tanto mi precipito in sua assenza ad infilargli sotto la porta i miei velenosi bigliettini. Specialmente ogni volta che si scorda di assolvere al turno previsto di pulizia delle scale condominiali. Veramente è capitato una volta sola, ma io vigilo, oh si che vigilo. Gli faccio fare una vera collezione di foglietti! Una volta sola si è permesso pure di rispondermi sfacciatamente con un altro biglietto, ironico, sferzante, persino firmato, che ha appeso sulla bacheca di condominio. Per settimane ho avvertito dietro le spalle gli sguardi divertiti e i sorrisini dei condomini ogni volta che ne incrociavo uno. Maledetti! Mi infastidite tutti! Ma perché non sono andata a vivere in una bella villa solitaria? Invece di stare assieme a questi burini. E i bambini poi? Fastidiooosi! Con i loro squittii, gli urletti, i gridolini, i cigolii delle biciclette. E la ragazzina adolescente che mi fa i festini di compleanno la domenica pomeriggio? No, dico, la domenica pomeriggio! E io quando riposo da una settimana di lavoro? Basta! Devo calmarmi ora. Devo prendere ancora la pastiglia. Finisco di tagliare la cipolla e…, ahia! Accidenti a me mi sono tagliata il polpastrello con questo coltellaccio troppo affilato. Guarda il sangue che esce… Ecco, metto il dito sotto il rubinetto… Cos’è che dicono di là in tv?… Ah, c’è il prologo del notiziario… sentiamo, sentiamo…
“…apriamo l’edizione del telegiornale con una sconcertante notizia di cronaca nera…”
Etichette: dalla cronaca


2 Comments:
agghiacciante !
lagrad
Bene... ogni frase mi abbaglia e riflette come uno specchio!!!!
Stressata..
Angosciata..
Depressa..
Non tanto ben!!!
Posta un commento
<< Home