Signori, paga il Banco
Quando il buon parroco del mio paese, una volta esaurita l’oratoria delle autorità convenute, ha chiuso il momento solenne con la benedizione, molti dei presenti tra la folla nell’assolata piazzetta di mezzodì, provati dalla martirio del sole a picco, hanno creduto di veder apparire sul tetto dell’edificio, tra le sagome dei nuovi pannelli fotovoltaici installati, il volto mistico della Beata Vergine dei Risparmiatori Pazienti.
E la calca impressionante che si è formata davanti l’ingresso per il taglio del nastro era solo per la disperazione di trovar refrigerio quanto prima all’insopportabile calura afosa.
Questa idea di far entrare nell’edificio del Banco Credito Cooperativo, in un giorno di festa domenicale, coloro che durante la settimana vengono a deporre sogni e desideri dentro libretti di risparmio al portatore o sui conti correnti e BOT, permettendo chiunque di aggirarsi liberamente tra le vetrate divisorie e l’arredamento nuovo di zecca come si andasse a spasso tra il mobilio di un negozio IKEA, mi ha restituito un effetto di famiglia e di voglia di sentire come proprio qualcosa che in fondo dovrebbe davvero esserlo.
Perchè assieme al confessionale del prete, al registro dell’Anagrafe, alla guardiola del carabiniere, diciamocelo, lo sportello della banca sotto casa è l’indispensabile tassello che completa la vita quotidiana di un cittadino e di una famiglia innanzitutto.
E a chi importa poi se alla fine i media parlano quotidianamente di: scalate di potere nei Consigli d’Amministrazione, OPA, fusioni spregiudicate, sfrenata concorrenza internazionale. Un potere economico sempre più incontrollato che, grazie alla tecnologia, è capace di trasferire interi PIL di nazioni da una parte e l’altra del pianeta nel tempo esatto che noi impieghiamo a pagare una tazzina di caffè al bar.
Ma poi, sarà mica roba che riguarderà proprio noi, piccoli risparmiatori, questa? Noi che conserviamo ancora in qualche baule dimenticato il primo maialino di porcellana con la fessurina per le monetine da accantonare.
Così, confortati dalla bellezza dell’involucro che abbiamo potuto toccar davvero con mano, assicurati a parole una volta di più sulla affidabilità e funzionalità dei servizi che ci verranno offerti, si può ben entrare finalmente felici e distesi dentro il tendone bianco innalzato lì vicino, a consumare tutti assieme il sontuoso pranzo offerto comprensivo di: antipasti a buffet, aperitivi, bottiglie di vino sui tavoli in bella mostra, orchestra sul palco e torta multipiano stile nuziale.
Il tutto incrociando di nascosto le dita perché non sia mai che: “con tuto stò bendiddio magari i finisse che i ne ritòca anca gli interessi”.
E la calca impressionante che si è formata davanti l’ingresso per il taglio del nastro era solo per la disperazione di trovar refrigerio quanto prima all’insopportabile calura afosa.
Questa idea di far entrare nell’edificio del Banco Credito Cooperativo, in un giorno di festa domenicale, coloro che durante la settimana vengono a deporre sogni e desideri dentro libretti di risparmio al portatore o sui conti correnti e BOT, permettendo chiunque di aggirarsi liberamente tra le vetrate divisorie e l’arredamento nuovo di zecca come si andasse a spasso tra il mobilio di un negozio IKEA, mi ha restituito un effetto di famiglia e di voglia di sentire come proprio qualcosa che in fondo dovrebbe davvero esserlo.
Perchè assieme al confessionale del prete, al registro dell’Anagrafe, alla guardiola del carabiniere, diciamocelo, lo sportello della banca sotto casa è l’indispensabile tassello che completa la vita quotidiana di un cittadino e di una famiglia innanzitutto.
E a chi importa poi se alla fine i media parlano quotidianamente di: scalate di potere nei Consigli d’Amministrazione, OPA, fusioni spregiudicate, sfrenata concorrenza internazionale. Un potere economico sempre più incontrollato che, grazie alla tecnologia, è capace di trasferire interi PIL di nazioni da una parte e l’altra del pianeta nel tempo esatto che noi impieghiamo a pagare una tazzina di caffè al bar.
Ma poi, sarà mica roba che riguarderà proprio noi, piccoli risparmiatori, questa? Noi che conserviamo ancora in qualche baule dimenticato il primo maialino di porcellana con la fessurina per le monetine da accantonare.
Così, confortati dalla bellezza dell’involucro che abbiamo potuto toccar davvero con mano, assicurati a parole una volta di più sulla affidabilità e funzionalità dei servizi che ci verranno offerti, si può ben entrare finalmente felici e distesi dentro il tendone bianco innalzato lì vicino, a consumare tutti assieme il sontuoso pranzo offerto comprensivo di: antipasti a buffet, aperitivi, bottiglie di vino sui tavoli in bella mostra, orchestra sul palco e torta multipiano stile nuziale.
Il tutto incrociando di nascosto le dita perché non sia mai che: “con tuto stò bendiddio magari i finisse che i ne ritòca anca gli interessi”.
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