Gino

Ci è capitato di incontrarlo che stava da solo quella volta che facemmo conoscenza di lui lassù, al rifugio, al termine di una ciaspolata sulla neve, attorno un tavolo già apparecchiato per la cena, coccolati dal tepore di una stufa e la cortesia di una tenutaria sorridente.
Si sedette tra noi un po’ perché non c’era altro posto, un po’ perché forse eravamo il gruppo più gioviale lì dentro.
Portava occhiali da Geppetto, Gino, e la barba incolta spruzzata di grigio. Sembrava avere un’età indefinita, forse quaranta anni, su per giù, o forse sessanta dalla maniera compassata che aveva di ascoltarti parlando poco.
Teneva la faccia mesta tipica di colui che preferisce fuggire da un mondo troppo vorticoso e tecnologico per i propri gusti.
Iscritto al CAI, apparteneva alla schiera di legionari delle montagne che amano rifugiarsi in mezzo le dolomiti a respirare la frescura delle cime magari fumandosi un’aromatica pipa o puzzolenti cigarillos. Come fece in effetti quella sera, a cena conclusa, isolandosi a guardare le stelle.
E ci son volute parecchie grappe per farlo parlare un po’ più di sé e scoprire finalmente per chi batte davvero il suo cuore.
Perché lui, ai piedi delle montagne, laggiù nelle valli del Cadore, conserva dentro casa nientemeno che un raggio di sole cubano. E ti chiedi quale alchimia possa essersi creata tra una donna caraibica, che probabilmente mai le era capitato di toccare la neve fino allora, e quella specie di orso burbero e solitario che troverebbe già incredibilmente esotico recarsi al mare grigio di Chioggia.
E' come aspettarsi di veder accoppiato un baffuto bruno picciotto della piana d’Agrigento con una pallida ragazza di San Pietroburgo nata ai confini gelidi della steppa. Una cosa così.
A Gino sarebbe molto piaciuto presentare quella sua donna, ci disse. Peccato che lei, come ogni anno già da un po’, si trovasse dall’altra parte dell’oceano a far visita ai suoi parenti. E ne doveva avere certamente molti, di parenti s’intende.
Ce lo disse con la tipica noncuranza di uno che vorrebbe convincerti che la cosa gli è davvero indifferente, che tanto tiene le sue belle ed eterne montagne a fargli compagnia. Così, con un sospiro e uno sguardo fugace al calendario appeso sulla parete, e l'ennesima ultima grappa trangugitata un'attimo prima di scendere e rientrare tutti a casa.
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