10 maggio 2006

Praglia


Il canto gioioso degli uccelli mattutini scomparve appena varcammo l'imponente portone lasciando alle nostre spalle l’ampia scalinata e il bianco sagrato. Ci lasciammo dietro di noi il cielo rossastro dell’alba e la frescura dell’aria ancora umida della notte. Per un attimo non vidi nulla finchè le pupille registrarono e focalizzarono le fiammelle vicine delle candele accese. Un lieve odore d’incenso, non forte né particolarmente persistente, aleggiava tra le volte e le colonne dell’antico edificio. Un monaco girava tra i banchi a posare i foglietti della Messa prevista più tardi. Praticamente tranne me e il mio amico non c’era nessun altro seduto tra le fila. Ci sedemmo su una panca nel mezzo del salone vicini al corridoio centrale. Tenevo le palpebre lievemente cadenti per le ore di sonno non sufficientemente godute. Fabio invece pareva già sveglio e arzillo perché più abituato di me a dormire poco. Dal fondo della navata, attraverso una porta, apparvero una ventina di figure scure e incappucciate che, ordinate come formiche laboriose, si disposero mute lungo le due fila di troni adiacenti l’altare. Da dove stavamo si vedevano a malapena i volti e dalla lunghezza e colore delle barbe, o dalla assenza, si potevano intuire le loro età. Alzai lo sguardo alle vetrate dipinte della volta: i raggi del sole diffondevano all’interno una luce calda e morbida. Uno dei monaci iniziò a leggere i primi versi del salmo cantilenando con voce gutturale subito imitato dal coro dei presenti. Non so Fabio ma io ne approfittai per lasciarmi immergere dentro quel mantra della profonda cristianità. Mi ritrovai ad alzarmi e a sedermi più e più volte quasi inconsciamente. Avrei voluto tenere tra le mani pure io un libro delle laudi per meglio partecipare assieme a loro senza sentirmi un semplice visitatore curioso. Avrei voluto fare tante altre cose in questi due giorni trascorsi in abbazia. Vedere la biblioteca dove si restaurano libri antichi, avere la forza di svegliarsi ancor più presto per assistere al mattutino, dare una purificata ai pensieri che vagano nella testa di un uomo che non fa della spiritualità la sua principale ragione d’esistere. Però qualche volta ci prova. Ma è andata bene comunque così. Perché ho condiviso una cena semplice e una colazione più che sostanziosa assieme a persone con le quali sto bene. Perché mi sono riappropriato per due giorni di ritmi di vita atavici scanditi dal sorgere e cammino del sole. Ho passeggiato nel chiostro illuminato solo dalla luce bonaria della luna. Ho dormito nelle medesime ore in cui i monaci riposano e attendono l’avvento del nuovo giorno, dono del Signore a tutti coloro che sanno apprezzare. Perché amare la letteratura è voler giocare con la vita e perché ogni vita può diventar letteratura. Ed è questo che forse ognuno di noi ha portato con sé, e ha forse pensato osservando con la coda dell’occhio, i contorni del monastero rimpicciolire fino a scomparire del tutto dallo specchietto retrovisore, posizionato sopra il cruscotto, delle nostre auto rombanti di ritorno a casa.

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5 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Peccato non esserci stata.
Ma riuscirò una volta o l'altra a partecipare ai corsi di Praglia.
Ciao

Antonella

8:27 PM  
Anonymous Anonimo said...

@ Phil: in effetti sembra così ma il clima era proprio quello e non me l'aspettavo così coinvolgente.

@ Antonella: mi è dispiaciuto anche a me che tu non abbia potuto avere la possibilità di venire almeno per la cena. Ciao

9:17 AM  
Anonymous Anonimo said...

Credo di avere provato emozioni analoghe alle tue nel monastero delle "mie" Benedettine.
Hai trasmesso un messaggio di fede e, contrariamente ad altre tue riflessioni piuttosto amare e pungenti (anche se condivisibili), qui ci si concede un ampio respiro!

4:52 PM  
Anonymous Anonimo said...

come è andata ieri ?
ciao besos
antonella

10:20 AM  
Anonymous Anonimo said...

Che dire: proprio cosi! Un caro saluto,

9:21 AM  

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