16 maggio 2006

Foto ad un bambino mai nato

Trovare sulla prima pagina di un quotidiano la foto di un bambino morto è inevitabilmente intollerante. Se poi dovesse trattarsi di un bambino neonato morto allora diviene estremamente scioccante. Se poi quel presunto neonato si scopre essere un bambino non-nato, beh, qui ci troviamo davanti una svolta sconcertante alla quale dovremmo provare a fare i conti.

La foto pubblicata sui quotidiani della povera creatura, estratta dal pietoso ventre materno durante un atto autoptico, con in capo un vezzoso berrettino di lana bianca, è divenuta, a mio giudizio, il miglior colpo basso per tutti coloro (me compreso) che si riempiono facilmente la bocca di laicismo e concetti libertari e responsabilità personale nel disporre (secondo i termini di legge vigenti ovviamente) del destino di chi abita nel grembo materno.

La sensazione che si prova è che la foto sembra diventare il miglior manifesto di propaganda di una moltitudine di creature che rivendicano il loro diritto ad essere considerate persone giuridiche, a tutti gli effetti, pur rimanendo ancora immersi nel loro buio liquido amniotico.

Potenza di una immagine discutibile e di un copricapo volutamente imposto.

Perché proprio di fronte a quel bambino (impossibile non chiamarlo così) estirpato dal grembo, lavato, vestito, esposto alle luci dei flash senza alcuna minima protezione della privacy (non possiede ancora un proprio codice fiscale), che d’ora in poi rimarrà certamente conservato su un supporto elettronico, o album cartaceo quanto un vero neonato in culla o in procinto di battesimo, sale prepotente il monito di chiederci una volta di più cosa siamo veramente.

Poi ognuno è libero di fare storia a sé, di pensare ciò che vuole sui confini dell’esistenza e su come e quando la si voglia intendere.

Se questo era un ultimo disperato omaggio di una nonna al suo nipotino non giunto a compimento o, forse, nelle intenzioni del giornale, una maniera provocatoria di riproporre una controversa questione legislativa, non si sa.

Può succedere però, che il nostro senso della legalità e della laicità, a volte fin troppo pragmatico e cinico, si possa rivedere parecchio davanti ad una scelta di tal genere che ha oscurato persino l’atroce fatto di cronaca che ne è stato la causa.

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4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Tum-tum, tum-tum... è il suo cuore! Il medico se vuoi te lo fa ascoltare. Lo senti attraverso la tua pancia e batte!E' vivo, è una vita, è un'anima... Troppe volte dimentichiamo che non è una "nostra cosa", in realtà è un DONO che ci è stato fatto, è un compito, è una "missione"... Noi dobbiamo proteggerlo, e dargli la possibilità di vivere! Perchè dalla ricezione di questo DONO noi dobbiamo vivere per lui! Peccato che molte volte non siamo degni di riceverlo...

12:41 AM  
Anonymous Anonimo said...

Si possono fare tanti sofismi a riguardo ma oggi la tecnologia (che permette di "fotografare" sin da subito embrioni pulsanti col ditino in bocca) sta spostando sempre più l'equilibrio, tra laici e cattolici, sul versante etico morale a favore dei secondi. E' ovvio che è sempre più difficile per tutti rimanere oggi indifferenti a ciò che una donna porta con sè sin dall'inizio e cosa questo comporti per lei. Il problema però rimane. Una legislazione che tuteli e metta ordine rimane necessaria. Non c'è una esatta motivazione scientifica nel porre un limite di novanta giorni è, alla fine, una scelta del legislatore. Poi ognuno di noi è persona dotata di cervello e coscienza e decida che fare. I cattolici sicuramente lo sanno.

10:21 AM  
Anonymous Anonimo said...

A volte penso che il male, di questi tempi, sia il non voler farsi carico delle proprie responsabilità. Mi chiedo: perchè le persone fuggono? Perchè si nascondono?. La nostra società, i nostri giovani sono sempre più persi nella superficialità (esempio: guerre di spritz, moda, linea e trucco ecc...)e nell'incoscenza mentre gli adulti, che dovrebbero essere d'aiuto, vagano nel buio assoluto e si perdono nell'indifferenza. Mi ricordo una discussione avuta con mia madre circa 5/6 anni fa. Mi chiese cosa avrei fatto nello "sfortunato" caso in cui fossi rimasta incinta ragazzetta 20 enne. Io le risposi che l'avrei tenuto, il mio bimbo, consapevole delle difficoltà e di ciò che avrei perduto. Rimasi di sasso alla sua risposta: "Ti credevo più furba ed intelligente...".
P.s. per jotaeprosecco:mi piacciono le tue riflessioni G.C.A.O.! Ma cosa c'è in quella testolina?!?
Bimba Jet

8:46 PM  
Anonymous Anonimo said...

Nella testa possono girare tante cose. Si tenta sempre di mettere ordine e qualcosa lo si butta fuori. Tengo tante domande e sempre poche risposte ( se non fosse così sarei già vecchio). Ma più passa il tempo e più vivo il mondo con il gusto del saggio. E riesco a sorridere (magari a volte amaramente) degli errori lievi, o meno, commessi. Mi pare tu abbia colto subito il punto della questione: è proprio un problema di responsabilità oltre che di coscienza. Di responsabilità adulta nel senso nobile del termine. Può succedere però che non lo si capisca subito. Tu l'hai capito già a vent'anni (come è successo a me) e, credimi, è notevole. Forse solo dieci anni prima chissà, con un altro clima ambientale magari avresti pensato diverso. Forse tua madre ti ha risposto così proprio perchè quel clima l'ha vissuto. Non lo so. Dicono che il mondo attuale giovanile manchi di punti fermi. Vive in un limbo esistenziale deresponsabilizzante e ludico. Mi sembra un luogo comune. Non credo affatto sia così. E ho la sensazione che tu ne sia un bel esempio e penso sia fortunato chi ti sta vicino. Ben atterrata in questo luogo Bimba Jet.

2:10 AM  

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