07 marzo 2006

bip bip

La comunicazione verbale, quella più naturale e atavica, ogni giorno di più si sta incamminando verso l’estinzione a favore dell’uso sempre più massiccio di supporti tecnologici. Il bello è che uno se lo aspetterebbe, questo, causato solo dai giovani e invece non è proprio così. C’è una abbondante fascia di trentenni e quarantenni, in maggioranza donne abbondantemente esperte delle cose della vita, diabolicamente ammaliate dall’uso smodato di sms o e-mail. Quello che si potrebbe dire seduti ad un comune tavolo lo si deve, quasi per forza ormai, far rientrare sempre più spesso nell’angusto spazio concesso dal software del proprio telefonino. Siamo tutti lì, perennemente con l’occhio pendulo allo schermo e l’orecchio ansioso, in attesa spasmodica di un trillo amato. E’ una gara olimpica a mostrare agli altri il cellulare più pigolante perché è così che vuole lo status di chi si senta cercato e desiderato. Un’inesorabile fuga dal confronto e da qualunque possibile chiarimento in presa diretta. Un’incapacità, sempre più cronica, di fornire risposte immediate e non filtrate da una tempistica da trasmissione morse: invio, ricezione, reinvio, ricezione…
Si manifestano già evidenti e preoccupanti ansie da prestazione come quella che sale ad ogni mancata risposta (fosse pure un semplice: ok).
Ma perché non mi risponde ancora? Avrà frainteso? Forse manca campo…
Si subiscono i primi dolori, traumi ed epilessie ai pollici impazziti, vere malattie sociali che accomunano nel medesimo triste destino gli appassionati di playstation.
Si stanno sempre più aprendo ed avviando: specializzazioni ad hoc per la riabilitazione ortopedica della falange usurata; ambulatori di sostegno psicologico causa abbreviazione forzata di testo; centri di trattamento e recupero, simili ai SERT, per la fuoriuscita dalla tossicodipendenza dovuta ad abuso di “k”.
Mi è capitato personalmente, perchè non voglio sembrare esterno a questa follia, di passare delle ore a picchiettare sui tastini gommati a colpi di sms quando sarebbe bastata una semplice chiamata diretta di cinque secondi.
Eppure non c’è nulla da fare. Tutti ubriachi del gioco dell’attesa. Di un segno di conferma che in fondo, in questo mondo, ancora esisti pur sempre almeno per qualcuno. Perché non c’è nulla di più semplice, economico e gratificante, di un breve suono emesso da quel rassicurante oggettino lucido agganciato ad un girotondo di antenne sparse nel pianeta. Ed ora, che con semplici invii senza testo si possono persino donare vagonate di euri in beneficenza, in ogni dove e per ogni occasione, beh, allora, ci sentiamo persino molto più buoni e teniamo pure la nostra bella coscienza a posto.

Etichette:

4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Ma trentenni e quarantenni SONO giovani!!

6:56 PM  
Anonymous Anonimo said...

T'ho punto nel vivo, forse?

7:25 PM  
Anonymous Anonimo said...

ti ho risposto da me ...
baci a stasera
lagradisca

1:34 PM  
Anonymous Anonimo said...

stasera ... che PIZZA
:-D
ciao
antonella

11:35 AM  

Posta un commento

<< Home