14 dicembre 2005

Ma che bel Castelli ...

Non importa capire se c’è o meno conflitto istituzionale. Se vincerà alla fine Ciampi o Castelli. Se festeggerà l’intellighenzia di sinistra (ma non solo) o i forcaioli. Questo è un Paese che oggi discute sulla concessione di una grazia per un uomo condannato cinque anni fa, con sentenza definitiva, in quanto riconosciuto mandante di un delitto commesso trenta anni fa (anno più, anno meno).
Questo è un Paese diviso che chiede la concessione della grazia per un uomo già in regime di libertà vigilata e, attualmente, con pena sospesa causa gravi condizioni di salute.
Questo è un Paese diviso dove la parte opposta chiede, per voce dell’attuale Guardasigilli, rispetto per tutti gli altri condannati rinchiusi non baciati da un tale appoggio e solidarietà mediatica (che nobiltà d’animo ministro!).
La storia è nota da decenni. La vedova e la famiglia del commissario assassinato allora, con molta dignità, si è sempre negata alle telecamere e limitato al minimo indispensabile i commenti e le interviste. Meno male e gran rispetto per questo opportuno comportamento che, di questi tempi, la Rai sarebbe capace di inviare loro magari qualche stridula e urticante intervistatrice della scuderia Cucuzza.
Io penso però che sarebbe ora di chiudere la pagina con un gesto simbolico esemplare. Io penso che una grazia presidenziale avrebbe molti significati e tutti nobili e positivi.
Graziare Adriano Sofri, al di là di un’appartenenza partitica o di pensiero, significherebbe innanzitutto riconoscere un cammino di redenzione compiuto da un uomo che si è sempre comunque dichiarato innocente dall’accusa di responsabilità nei confronti dell’omicidio Calabresi.
Significherebbe un gesto finale e pacificatore di un’epoca che ha visto scorrere troppo sangue “politicizzato” e che ha bruciato una generazione di ragazzi, divisa in due schiere feroci, che hanno scelto di togliere i fiori della pace hippy dai cannoni per usarli sparandosi addosso.
Significherebbe soprattutto un gesto nobile che assicurerebbe la conclusione altrettanto nobile di un settennato da parte della più Alta carica dello Stato.
Poi, il ministro Castelli, una volta soppesato e valutato ciò, può ben rimanere fermo nella sua motivata scelta di fermezza democratica. Ne ha tutto il diritto e il Diritto di Legge glielo consente. Alla fine di questa legislatura si concluderà il suo mandato, si faccia da parte quel giorno e speriamo che colui che assumerà il nuovo incarico abbia la voglia, e la sensibilità istituzionale di uno Stato garantista e attento al recupero del condannato (qualunque fosse), di avviare una seria riforma carceraria, nonché un attento vaglio dell’attuale situazione dei condannati in Italia.
Ci sono destini di umani appesi ad una penna in ogni parte del mondo. Amnesty International raccoglie ovunque nostre firme mentre, ad ogni mezzora che trascorre in questa terra, un condannato s’avvia a farsi togliere la vita da un suo simile. L’ultimo, portato a conoscenza dai media, da un Governatore di stato americano boia e per il potere tronfio e gonfio di muscoli anabolizzati. Davvero un brutto film già troppo replicato. Grazie Hollywood.

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3 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Il titolo fa concorrenza a quelli de "Il Manifesto"!
Qualcuno ha paragonato Castelli al Terminator californiano...
La penso da sempre come te riguardo a Sofri, che si è comunque ben guadagnato il diritto ad essere stimato.
Sono sempre fin troppo in sintonia con il tuo modo di pensare...
Che dire? Sono poco stimolante!

10:13 AM  
Anonymous Anonimo said...

Più passa il tempo e sempre meno voglia ho di leggere giornali. Tutti troppo schierati acriticamente da una parte sola (quella del proprio editore di riferimento). Il giornalismo italiano non gode di buona salute e di quello televisivo meglio stendere un velo pietoso tranne poche eccezioni di nicchia (sto molto apprezzando la linea opinionista di LA7 ora). Ricordo con nostalgia quando ventanni fa spulciavo il Manifesto per leggere i fondi della Rossanda e Pintor. Un bella palestra intellettuale direi.

10:08 AM  
Anonymous Anonimo said...

Sarei anche disposta a raccontare i miei ultimi quattro mesi, ma per essere un racconto ci sono troppi fulcri, colpi di scena a ripetizione, insomma ... non funzionerebbe: non è "verosimile".
Capisci ?
Infondo è "solo" la mia vita reale ...
lagr

2:06 PM  

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