17 novembre 2005

Fogli rosa d'autunno


A diciassette anni mi infilai sul sedile dell’auto di mio padre (una nostalgica Ford Escort 1100 del ‘73, credo, color simil granata), con le agognate chiavi in mano. Non attesi nemmeno che egli chiudesse la portiera, a seguito della sua concessione ad un cauto giro nel cortile di casa che, causa emozione, avviato il motore, mi s’imbrogliarono i piedi tra l’acceleratore e la frizione con il risultato di slittare con l’auto in retromarcia, ruggendo sulla ghiaia, velocissimo. La portiera sul mio lato, ancora aperta, sbattè sul corpo di mio padre piegandosi come un’ala spezzata. Feci in tempo a reagire piantando i piedi sul pedale centrale e riuscii a fermare l’auto prima che finisse addosso al muretto del cortile. Con meritevole gran spirito, e con il fianco indolenzito dalla botta contro la portiera, mio padre mi rincuorò complimentandosi vivamente per la prontezza di reazione avuta (e soprattutto tirò un sospiro di sollievo per i danni all’auto limitati).
A diciannove anni, poi, conseguii finalmente l’ambita patente di guida, al termine dell’esame da privatista, e la prima sera che uscii con l’auto, sempre quella, riuscii ad agganciare il paraurti a quello di un altro veicolo in un parcheggio deserto. Comunque quella sera fu decisiva per l’acquisizione di una pratica sicura di guida in quanto mi improvvisai tassista ed accompagnai, ad una ad una, uno stuolo di amichette alle loro rispettive case. Ovviamente tutte mi lasciarono, una volta a destinazione prima di scendere, un gradito bacio finale per lo scampato pericolo.
Narro ciò perché vengo ad apprendere di una norma di legge, ora approvata tra un articolo e l’altro di riforma costituzionale, che prevede la consegna del foglio rosa già dopo il compimento dei diciassette anni. L’uso dell’automezzo a quella età diviene possibile pertanto solo se accompagnati da un quarantenne con almeno dieci anni di esperienza di guida.
Immagino così situazioni del tipo:

“Papà monta in macchina che si va a prendere Micaela per portarla al parco. Oh, naturalmente resta inteso che vai a fare un giro a piedi mentre restiamo in macchina a pomiciare”.

Oppure:
“Beh, ragazzi, sappiate che tengo in macchina sul cruscotto roba forte. Usciamo assieme da questa discoteca con le ragazze e rechiamoci tutti al parcheggio qui fuori. Mi raccomando, però, non mettetevi a far casino lì che sono ormai le tre del mattino e sapete che c'è mio zio addormentato sul sedile posteriore in attesa di riaccompagnarci a casa”.

Robe così. Nel frattempo i platani sulle strade ringraziano. Speriamo.

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2 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Lacrima di viva ilarità.
Urdr

4:11 PM  
Anonymous Anonimo said...

Perché tanta fretta ? C'è un motivo che non colgo ?
lagrad anonimamente la ossequia

4:40 PM  

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