Al mondo fa sapere quanto piace il perito con le pere
In un Istituto Tecnico Industriale di Udine una alunna s’è spogliata per farsi eleggere capoclasse. E sorrido davvero alla notizia perché quella scuola la conosco bene in quanto lì ho studiato e, vi assicuro, un istituto che si fregi di una tale aurea di severità leggendaria, come l’Arturo Malignani di Udine, è difficile trovarne in giro.
Ad ogni modo trovo che, riguardo l’episodio avvenuto, ci sia ben poco di scandaloso in fondo. E’ frutto della nostra società occidentale che alimenta (e si alimenta) del culto del corpo. Lo esalta, ti convince a prenderne cura sin dalla più tenera età, attraverso spot e riviste, e ti inocula l’insistito messaggio, sessualmente allusivo, di sfruttamento dello stesso onde ottenere favori in contropartita. E sembrerebbe che per parecchie donne e ragazze (ma anche maschietti ormai) delle ultime generazioni ciò sia diventata una comune e concreta arma per farsi strada nella vita.
Quello che esibivano le femministe degli anni settanta, durante i cortei, quale “visibile” messaggio politico di libertà e uguaglianza col maschio, oggi è divenuto semplice veicolo di contrattazione puramente personale e qualunquista: io mi mostro a te in cambio di un benevolo favore o diritto comunque spettante (nel caso in questione, un legittimo voto per una candidatura di rappresentanza scolastica).
Diamocene una ragione una volta per tutte: nella giungla della sopraffazione carrieristica e della competizione esasperata ogni arma diventa lecita. E’ fatale e inutile opporsi. Sarebbe in fondo come dire ad un leone che sbrana la gazzella: “Sei una cattiva bestiaccia”.
Comunque, in contraddizione con la sempre più competitiva società esistente, questo rimane ancora il Paese che abbisogna di quote rosa al Parlamento per garantirsi un’adeguata rappresentanza femminile e dove una donna, per poter esibire un apprezzato intelletto e credito politico, deve essere almeno candidata ad un Nobel o sexy quanto una sedia di legno. Al contrario, le eventuali avvenenti colleghe, ottengono immediata visibilità nei salotti televisivi dove, al fianco di improvvisate soubrette siliconate, vanno a dibattere argomenti perlopiù sapidi e di costume.
Il maschio, malgrado quello che si pensa comunemente oggi, e lo dico seriamente in quanto dipendente in una Azienda, conserva ancora in toto il potere reale, quello che conta davvero, e le occasioni importanti di carriera per una donna si creano solo a determinate condizioni. Poi, è vero, ci sono pure quelle che, nel brodo siffatto, ci sguazzano alla grande.
Ma il mondo va così, e andrà così ancora per un bel po’, ne sono convinto.
E questo mio non sembri un moralismo da quattro righe perchè: non vi è nulla di così ineluttabile e irrisolvibile quanto il rimanere prigionieri e vittime, tutti, dei propri comodi e opportunistici cliché.
Ad ogni modo trovo che, riguardo l’episodio avvenuto, ci sia ben poco di scandaloso in fondo. E’ frutto della nostra società occidentale che alimenta (e si alimenta) del culto del corpo. Lo esalta, ti convince a prenderne cura sin dalla più tenera età, attraverso spot e riviste, e ti inocula l’insistito messaggio, sessualmente allusivo, di sfruttamento dello stesso onde ottenere favori in contropartita. E sembrerebbe che per parecchie donne e ragazze (ma anche maschietti ormai) delle ultime generazioni ciò sia diventata una comune e concreta arma per farsi strada nella vita.
Quello che esibivano le femministe degli anni settanta, durante i cortei, quale “visibile” messaggio politico di libertà e uguaglianza col maschio, oggi è divenuto semplice veicolo di contrattazione puramente personale e qualunquista: io mi mostro a te in cambio di un benevolo favore o diritto comunque spettante (nel caso in questione, un legittimo voto per una candidatura di rappresentanza scolastica).
Diamocene una ragione una volta per tutte: nella giungla della sopraffazione carrieristica e della competizione esasperata ogni arma diventa lecita. E’ fatale e inutile opporsi. Sarebbe in fondo come dire ad un leone che sbrana la gazzella: “Sei una cattiva bestiaccia”.
Comunque, in contraddizione con la sempre più competitiva società esistente, questo rimane ancora il Paese che abbisogna di quote rosa al Parlamento per garantirsi un’adeguata rappresentanza femminile e dove una donna, per poter esibire un apprezzato intelletto e credito politico, deve essere almeno candidata ad un Nobel o sexy quanto una sedia di legno. Al contrario, le eventuali avvenenti colleghe, ottengono immediata visibilità nei salotti televisivi dove, al fianco di improvvisate soubrette siliconate, vanno a dibattere argomenti perlopiù sapidi e di costume.
Il maschio, malgrado quello che si pensa comunemente oggi, e lo dico seriamente in quanto dipendente in una Azienda, conserva ancora in toto il potere reale, quello che conta davvero, e le occasioni importanti di carriera per una donna si creano solo a determinate condizioni. Poi, è vero, ci sono pure quelle che, nel brodo siffatto, ci sguazzano alla grande.
Ma il mondo va così, e andrà così ancora per un bel po’, ne sono convinto.
E questo mio non sembri un moralismo da quattro righe perchè: non vi è nulla di così ineluttabile e irrisolvibile quanto il rimanere prigionieri e vittime, tutti, dei propri comodi e opportunistici cliché.
Etichette: dalla cronaca


4 Comments:
Personalmente ritengo che la rivoluzione femminista abbia solo prodotto donne con gli stessi difetti atavici e qualche difetto in più acquisito dal maschio. Ovviamente, però, è necessario distinguere a seconda delle varie età. La naturale tendenza alla prostituzione del corpo assume nelle adolescenti di oggi deviazioni piuttosto preoccupanti; non tanto per l'elargizione in sè della bellezza femminile, quanto per il basso valore della merce di scambio (un tempo si esercitava il mstiere più antico per sopravvivere, oggi, da New York a Tokyo, ci si vende per l'ultimo modello di telefonino...e non so in che categoria valoriale questa della capoclasse possa essere a ragione collocata). La cosa che più mi disgusta, però, non è tanto l'azione in quanto tale, ma la morbosità di coloro che la leggono. Cioè: non mi disgusta ovviamente il commentarla, dato che di naturale reazione intellettuale stiamo parlando. Ma non sopporto che queste (chiamiamole) notizie coprano quelle che sono le vere e utili notizie che si dovrebbero diffondere. I veri papponi del nostro tempo sono i mezzi d'informazione.
...aggiungo una notazione forse futile (rispetto alla tematica), ma da me "sentita": i TITOLI di Jota sono VERAMENTE perfetti per i post. Non penso sia un dettaglio sovrastrutturale. Dare un titolo è tendenzialmente difficile, specie se si vuole essere originali. Lui ci riesce.
Morbosità di coloro che leggono dici? Che ne pensi di coloro che s'appostano da ore a fare la "fila al botteghino" di un Tribunale per vedere cosa veste o com'è truccata un'imputata accusata di atroce delitto?
Per la tua notazione sui titoli ti ringrazio perchè, è vero, riuscire a fare titoli che incuriosiscano e invoglino a leggere il contenuto di un mio post è esattamente quello che mi propongo. Divertentondomi molto peraltro.
Non ho parole...
Posta un commento
<< Home