Fumo
Una volta il pakistano per noi occidentali non era un abitante del pianeta ma significava, nel linguaggio slang: il fumo, il materiale da bruciare assieme al tabacco in una canna.
Una volta si fumava pakistano e la cocaina era roba per élite. Una volta.
In questi giorni pakistano sappiamo bene che significa.
C’è un punto della Terra dove c’è stata una scossa tremenda ed è avvenuta un’ecatombe. Ha ucciso, per ora, ventimila pakistani e un italiano a sentire le notizie. Che si vorrebbero più precise. Sull’italiano, ovviamente.
In questi giorni abbiamo appreso che la cocaina è roba ormai per tutti.
Ci fanno credere che tra non molto l’acquisteremo persino in tabaccheria e che ce la gusteremo impastata assieme al cioccolato degli ovetti per bambini.
Ci fanno credere che i festini dei nostri figli, una volta abietto ricettacolo di spacciatori di tartine e di pomiciatori invadenti, ruttanti coca-cola al buio, si siano ormai trasformati in bui centri di smistamento di cannucce per l’aspirazione nasale di candide piste di coca-ina.
Ci fanno credere che fuori dalle scuole i sorridenti distributori di bustine di figurine omaggio siano stati soppiantati da oscuri venditori di bustine di polvere bianca e che, a breve, inizieremo a cospargere sulla pelle delicata dei nostri bebè, già sotto stress, la coca-mentolata.
Questo i nostri media ci vogliono far credere.
Tutto ciò, probabilmente, solo per aiutarci a meglio compiangere o giustificare qualche giovane erede lentigginoso e sventato, o un attoruccolo di terz’ordine o una modella dal seno rifatto e il naso sfatto, incappati nelle maglie della giustizia per atti quotidiani a noi deprecabili ma in fondo pur sempre liberi (finchè non ci scappa il morto).
Si sta montando un pietismo insopportabile e uno stupore da emerite facce toste. Il ritornello deresponsabilizzante è quello del: “Che volete? Ma non sapete che oggi lo fanno quasi tutti?”.
Sarà anche vero ma intanto con l’esposizione mediatica di questa “centovetrine” del bel mondo, dove si fa a gara a prender le distanze, e si preferisce allargare il vergognoso (a detta loro) vizio anche sulle casalinghe disperate nostrane e sugli adolescenti da pub serale, non si fa certo un bel servizio alla nostra quotidiana società.
Mi illudo di pensare che la gente attorno, il mio vicinato, si limiti ancora solo ad assumere semplicemente qualche bicchiere di alcool in più, o a fumare sul terrazzo e fuori le porte dei locali le abituali bistrattate comuni sigarette, e che la gran parte di noi è vero che in fondo ha una personale tendenza viziosa ad assumere porcherie varie, ma rimane ben cosciente della ampia differenza esistente tra esse. Almeno a livello di quantità ed effetti collaterali.
E non vuole sembrare facile e ingenuo moralismo questo.
Come nemmeno intendo soffermarmi una riga (riga?) di più sui tormenti di alcuni sopravalutati semidei mediatici che diverranno, tra meno di un mese, fumo stantio per qualunque produttore di news. Fumo etereo, irrecuperabile quanto, e questo sì merita sgomento anche se per molti sarà banale retorica, l’ intera generazione di bimbi pakistani sepolta e scomparsa tra i fumi delle macerie delle aule di scuola, in un apocalittico giorno d’ottobre.
Una volta si fumava pakistano e la cocaina era roba per élite. Una volta.
In questi giorni pakistano sappiamo bene che significa.
C’è un punto della Terra dove c’è stata una scossa tremenda ed è avvenuta un’ecatombe. Ha ucciso, per ora, ventimila pakistani e un italiano a sentire le notizie. Che si vorrebbero più precise. Sull’italiano, ovviamente.
In questi giorni abbiamo appreso che la cocaina è roba ormai per tutti.
Ci fanno credere che tra non molto l’acquisteremo persino in tabaccheria e che ce la gusteremo impastata assieme al cioccolato degli ovetti per bambini.
Ci fanno credere che i festini dei nostri figli, una volta abietto ricettacolo di spacciatori di tartine e di pomiciatori invadenti, ruttanti coca-cola al buio, si siano ormai trasformati in bui centri di smistamento di cannucce per l’aspirazione nasale di candide piste di coca-ina.
Ci fanno credere che fuori dalle scuole i sorridenti distributori di bustine di figurine omaggio siano stati soppiantati da oscuri venditori di bustine di polvere bianca e che, a breve, inizieremo a cospargere sulla pelle delicata dei nostri bebè, già sotto stress, la coca-mentolata.
Questo i nostri media ci vogliono far credere.
Tutto ciò, probabilmente, solo per aiutarci a meglio compiangere o giustificare qualche giovane erede lentigginoso e sventato, o un attoruccolo di terz’ordine o una modella dal seno rifatto e il naso sfatto, incappati nelle maglie della giustizia per atti quotidiani a noi deprecabili ma in fondo pur sempre liberi (finchè non ci scappa il morto).
Si sta montando un pietismo insopportabile e uno stupore da emerite facce toste. Il ritornello deresponsabilizzante è quello del: “Che volete? Ma non sapete che oggi lo fanno quasi tutti?”.
Sarà anche vero ma intanto con l’esposizione mediatica di questa “centovetrine” del bel mondo, dove si fa a gara a prender le distanze, e si preferisce allargare il vergognoso (a detta loro) vizio anche sulle casalinghe disperate nostrane e sugli adolescenti da pub serale, non si fa certo un bel servizio alla nostra quotidiana società.
Mi illudo di pensare che la gente attorno, il mio vicinato, si limiti ancora solo ad assumere semplicemente qualche bicchiere di alcool in più, o a fumare sul terrazzo e fuori le porte dei locali le abituali bistrattate comuni sigarette, e che la gran parte di noi è vero che in fondo ha una personale tendenza viziosa ad assumere porcherie varie, ma rimane ben cosciente della ampia differenza esistente tra esse. Almeno a livello di quantità ed effetti collaterali.
E non vuole sembrare facile e ingenuo moralismo questo.
Come nemmeno intendo soffermarmi una riga (riga?) di più sui tormenti di alcuni sopravalutati semidei mediatici che diverranno, tra meno di un mese, fumo stantio per qualunque produttore di news. Fumo etereo, irrecuperabile quanto, e questo sì merita sgomento anche se per molti sarà banale retorica, l’ intera generazione di bimbi pakistani sepolta e scomparsa tra i fumi delle macerie delle aule di scuola, in un apocalittico giorno d’ottobre.
Etichette: dalla cronaca


2 Comments:
Più che daccordo con te. Penso anche che i media avrebbero il dovere di usare questo momento per fare vera informazione e "formazione" sulla coca e sugli effetti della stessa.
Ma cosa vuoi, se al telegionale una delle notizie più importante è che la lecciso lascia al bano ...
ciaooo lagradisca
Il problema è che i media trasmettono scale di valori esistenziali quelle sì "drogate" agli occhi dei ragazzi. La vita appagante non è essere graziose come veline (con le tette rifatte regalate per il compleanno) o avere soldi e auto potenti giovanissimi (per schiantarsi poi la notte sui platani). Non lo so, ma trovo che la vita di un adolescente oggi sia più grigia e con meno prospettive della nostra di allora. E certo non per sola colpa sua. Ma forse la mia è solo banale retorica da capelli grigi (e scarsi).
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