22 luglio 2005

La pantera sul divano

A volte capita di incontrare persone sconosciute, delle quali continuerai tranquillamente a farne a meno in seguito, ma che in un momento particolare della vita riescono persino ad entrare nella tua sfera privata più intima ovvero: la tua casa.Era l’anno della “pantera” (detta così sembra un titolo di un film) e dei movimenti di protesta che allora nascevano e mugugnavano in Padova nei primi anni novanta.Ci fu una sera, quindi, che mi arrivò in casa uno stuolo di ragazzi universitari (invitati da chi allora teneva in affitto da me una stanza) per una di quelle riunioni di coordinamento politico-carbonaro alle quali, sin dalla metà degli anni settanta, parecchi di noi almeno una volta hanno avuto l’orgoglio o la sventura di assistere e partecipare.Ricordo che subito mi auto-relegai, quale mero lavoratore non universitario, nel mio cucinotto a preparare la cena per tutti mentre il mio soggiorno espropriato fu, per qualche ora, consegnato al manipolo di studenti proletari (si fa per dire) del movimento nascente. Credo che quella sera abbiano tratteggiato le prime linee guida della cosa per cui, quell’appartamento già di mia proprietà (concetto molto borghese), è da considerarsi luogo “storico” per certi versi.Dico questo perché mi è capitato tra le mani, sistemando la mia modesta biblioteca, un libro di poesie acquistato non ricordo più quando, scritto dall’allora fascinoso capopopolo di quella serata, della quale porto ancora lo struggente e affettuoso ricordo dei costi di riparazione del divano e della poltrona che non hanno retto del tutto l’impatto con il sogno rivoluzionario.Però devo dire che le sue poesie sono tutte molto belle e mi permetto di postare una qui sotto in quanto fotografa un medesimo mio ricordo condiviso. Poche righe ma che mi fanno pensare al mare di casa nativa. E alle vacanze che là mi attendono.


GABBIANI

I gabbiani stanno sempre nel cielo, che è il loro solo mondo. Quando il vento è più freddo si fanno portare su in alto e si lasciano andare, così da sembrare più fermi e sicuri dei loro fratelli dal volo più mosso, che rischiano contro la bora schiantandosi, pare, a momenti e faticosamente sulle facciate delle case.

(Stefano dal Bianco da: Ritorno a Planaval, Mondadori)

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3 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Da me invece sono arrivate sette ragazze per provare una pièce poi andata in scena a Padova. Una giornata di schiamazzi e urletti tipici femminili senza soluzione di continuità.

1:00 PM

11:29 PM  
Anonymous Anonimo said...

Bell'Amarcod. Complimenti

12:18 PM

11:29 PM  
Blogger Writer said...

@ Filippo: ma facevi la parodia de: "Le magnifiche sette?"

@ Darione: piacere di leggerti sul mio blog. Grazie

2:12 PM

11:30 PM  

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