Naturalmente, un ringraziamento
17 eravamo, per Il nome della Rosa.
Diciassette persone che hanno snobbato una bella giornata di sole, e sfidato la scaramanzia, auto-esiliandosi all’interno di una stanza di un’abbazia (Praglia) per parlare di un libro che non è poi così antico nè recentissimo.
Un libro che sembra a molti storico, ma sostanzialmente è di pura invenzione; che sembra a tutti un giallo, ma lo è più per il film (furbo) che ne è stato ricavato all’epoca; che è infarcito di mascherati codici ben più antecedenti di quelli pseudonarrati da discutibili bestsellers in serie che vanno dal Codice da Vinci al Codice della Strada. Un libro che è opera leggibile su così tanti piani e livelli che nemmeno le povere e rimpiante Twin Towers…Insomma, un po’ di noi ci siamo trovati riuniti ad ascoltare il bravissimo Fabio Fracas di Macademia, che ama definirsi scrivente (o scrivano?), il quale ha manifestato una volta di più quanto la sua curiosità viva, poliedrica e la innegabile capacità di dipanare i contorti fili di pensiero, ammonticchiati dentro le stanze della sua vasta memoria, riescano a creare agganci culturali e lo rendano un "divulgagiocatore" (ecco qui una bella definizione coniata e regalata) estremamente stimolante. E uso questo mio spazio per ringraziarlo a nome di tutti.
Nel tempo di una mattinata e di un pomeriggio (senza irrevocabili limiti d’orario) abbiamo assieme condiviso la nostra immutata passione per questo romanzo di Eco che non finisce ancora, magari siano trascorsi più di vent’anni dalla sua prima edizione (e mi pregio di aver letto proprio l’edizione d’esordio), di regalarci seduzione, coinvolgimento e nuovi svelati significati.
Diciassette persone che hanno snobbato una bella giornata di sole, e sfidato la scaramanzia, auto-esiliandosi all’interno di una stanza di un’abbazia (Praglia) per parlare di un libro che non è poi così antico nè recentissimo.
Un libro che sembra a molti storico, ma sostanzialmente è di pura invenzione; che sembra a tutti un giallo, ma lo è più per il film (furbo) che ne è stato ricavato all’epoca; che è infarcito di mascherati codici ben più antecedenti di quelli pseudonarrati da discutibili bestsellers in serie che vanno dal Codice da Vinci al Codice della Strada. Un libro che è opera leggibile su così tanti piani e livelli che nemmeno le povere e rimpiante Twin Towers…Insomma, un po’ di noi ci siamo trovati riuniti ad ascoltare il bravissimo Fabio Fracas di Macademia, che ama definirsi scrivente (o scrivano?), il quale ha manifestato una volta di più quanto la sua curiosità viva, poliedrica e la innegabile capacità di dipanare i contorti fili di pensiero, ammonticchiati dentro le stanze della sua vasta memoria, riescano a creare agganci culturali e lo rendano un "divulgagiocatore" (ecco qui una bella definizione coniata e regalata) estremamente stimolante. E uso questo mio spazio per ringraziarlo a nome di tutti.
Nel tempo di una mattinata e di un pomeriggio (senza irrevocabili limiti d’orario) abbiamo assieme condiviso la nostra immutata passione per questo romanzo di Eco che non finisce ancora, magari siano trascorsi più di vent’anni dalla sua prima edizione (e mi pregio di aver letto proprio l’edizione d’esordio), di regalarci seduzione, coinvolgimento e nuovi svelati significati.
Etichette: Attorno a me


3 Comments:
Una giornata sublime!
11:01 AM
Ho sognato un monaco che mi guardava con rimprovero e mi urlava "VERGOGNA!!!" da sopra una sedia altissima stile arbitro nelle partite di pallavolo. Io allargavo le braccia, alzavo le spalle e squotendo un no con il capo rispondevo "non è colpa mia...non ho capito...".
Che ci sia un sottile nesso?
Buon inizio settimana!!!
Giusi
12:24 PM
@ Filippo: concordo. 17 sconosciuti legati da una comune passione: leggere.
@ Giusi: PENITENZIAGISCITI!!!! (te lo ripete il monaco sullo scranno che hai sognato ma tu fregatene pure)
11:02 PM
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