Habemus... pararatzinger
Il titolo non sembri irriverente ma qualche anchorman televisivo già lo chiama così (ci faranno un bel rap tipo quelli dei Pittura Fresca prima o poi, garantito).
Del suo avvento al soglio Pontificio c’è chi si mostra ora gioioso e chi si spaventa alquanto. C’è chi lo ha rispettato come cardinale e chi lo teme ora pontefice. Non lo conosco e, di quel poco che ne sono venuto a sapere in questi anni, so che è stato fermo custode dell’ortodossia cattolica (che non va confusa con il cattolico ortodosso). A sentire alcuni, questa, pare una brutta parola. A me no. Trovo che di ortodossia e chiarezza, per coloro che credono ovviamente, ai nostri tempi ci voglia. Come anche un po’ di quell’avversione (eufemismo) mostrata nell’ultima omelia prima dell’investitura, riguardo al “relativismo culturale imperante” che qualcuno ha già tradotto immediatamente in un attacco al pensiero laico e a Voltaire. Non credo sia proprio così ma questo è un blog simpatico e semplice che non vuole tediare oltre. Ci sono altri luoghi più illuminati e illuminanti per trattare ciò con indubbia e migliore competenza.
Ad ogni modo ci sarebbero molti altri –ismi ai quali sarei personalmente avverso, e magari ne farò un elenco divertente più in là, ma penso che forse intanto sia venuta l’ora di avere un Papa (non che Woityla non l’avesse fatto intendiamoci) che chiarisca meglio (ai cattolici e pure ai laici) quali siano le vere regole del gioco per definirsi corretti , coerenti e ortodossi cattolici appunto. I precetti non li ha solo il Corano per dire.
Certo, ovviamente la Chiesa manterrà l’imposizione del celibato ai sacerdoti, il divieto d’accesso per le donne alla alte cariche prelate, scomunicherà sicuramente chi aderisce a pratiche omosessuali (solo?) o addirittura gli omosessuali stessi, s’impegnerà a limitare all’estremo l’adesione alla procreazione assistita (è in arrivo il referendum), chiederà certamente la rivisitazione della 184 (anche se non si capisce ai cattolici cosa possa importare visto che già sanno cosa fare), continuerà ad impedire ai divorziati di accedere ai sacramenti e di risposarsi in Chiesa. E allora? Cos’è? Non piace? E’ la Chiesa bellezza, dico parodiando un celebre detto cinematografico.
Poi lo Stato, per cortesia però, rimanga pure laico com’è, o perlomeno agnostico, perché ci sarebbero da tutelare pure le mille altre realtà dichiaratamente non-cattoliche e, almeno dal punto di vista darwiniano, dichiaratamente provenienti dal medesimo preistorico casuale e puzzolente ceppo animale (i cattolici, da Antico Testamento, credono in un’altra origine, ovviamente più Alta e nobile).
Mi voglio sbilanciare ancora di più e aggiungo questa cosa che mi frulla in testa da tempo.
Non capisco i timori, per il prossimo referendum sulla procreazione assistita, manifestati dai cattolici e dai promotori dello stesso.
Questi messi in campo sono temi altissimi, fondamentali (come lo sono stati quelli sul divorzio e sull’aborto, come può esserlo la Vita e la Morte) a cui ognuno deve aderire impegnando al massimo se stesso, informandosi come meglio gli riesce, senza calcoli politici o speculativi. Credo fermamente che si possa decidere liberamente di andare a votare per il si, per il no oppure di astenersi dal farlo (magari anche solo per pigrizia) in quanto pure questo è previsto dalla legge referendaria (quorum o non quorum). Non amo le chiamate alle armi (o gli eufemistici inviti a disertare) e tutti siamo cittadini coscienti di avere il nostro bel senso civico. Non trasformiamoci in avvilenti ultras o in partigiani da guerra civile. Credo che proprio questa chiamata alle urne per il referendum diverrà invece un reale e serio banco di prova per i cattolici italiani. Qualcuno li costringerà a contarsi per poi giudicare. E’ un tosto e brutto referendum questo che ci è stato appioppato, divenuto scomodo per tutti quanti. Sia per coloro che la Fede conservano con orgoglio dentro di sé, o la manifestano con bella convinzione, sia per chi ritiene di vivere bene lo stesso senza tali trascendentali bisogni. E non parliamo, poi, per le donne. Tutte.
Del suo avvento al soglio Pontificio c’è chi si mostra ora gioioso e chi si spaventa alquanto. C’è chi lo ha rispettato come cardinale e chi lo teme ora pontefice. Non lo conosco e, di quel poco che ne sono venuto a sapere in questi anni, so che è stato fermo custode dell’ortodossia cattolica (che non va confusa con il cattolico ortodosso). A sentire alcuni, questa, pare una brutta parola. A me no. Trovo che di ortodossia e chiarezza, per coloro che credono ovviamente, ai nostri tempi ci voglia. Come anche un po’ di quell’avversione (eufemismo) mostrata nell’ultima omelia prima dell’investitura, riguardo al “relativismo culturale imperante” che qualcuno ha già tradotto immediatamente in un attacco al pensiero laico e a Voltaire. Non credo sia proprio così ma questo è un blog simpatico e semplice che non vuole tediare oltre. Ci sono altri luoghi più illuminati e illuminanti per trattare ciò con indubbia e migliore competenza.
Ad ogni modo ci sarebbero molti altri –ismi ai quali sarei personalmente avverso, e magari ne farò un elenco divertente più in là, ma penso che forse intanto sia venuta l’ora di avere un Papa (non che Woityla non l’avesse fatto intendiamoci) che chiarisca meglio (ai cattolici e pure ai laici) quali siano le vere regole del gioco per definirsi corretti , coerenti e ortodossi cattolici appunto. I precetti non li ha solo il Corano per dire.
Certo, ovviamente la Chiesa manterrà l’imposizione del celibato ai sacerdoti, il divieto d’accesso per le donne alla alte cariche prelate, scomunicherà sicuramente chi aderisce a pratiche omosessuali (solo?) o addirittura gli omosessuali stessi, s’impegnerà a limitare all’estremo l’adesione alla procreazione assistita (è in arrivo il referendum), chiederà certamente la rivisitazione della 184 (anche se non si capisce ai cattolici cosa possa importare visto che già sanno cosa fare), continuerà ad impedire ai divorziati di accedere ai sacramenti e di risposarsi in Chiesa. E allora? Cos’è? Non piace? E’ la Chiesa bellezza, dico parodiando un celebre detto cinematografico.
Poi lo Stato, per cortesia però, rimanga pure laico com’è, o perlomeno agnostico, perché ci sarebbero da tutelare pure le mille altre realtà dichiaratamente non-cattoliche e, almeno dal punto di vista darwiniano, dichiaratamente provenienti dal medesimo preistorico casuale e puzzolente ceppo animale (i cattolici, da Antico Testamento, credono in un’altra origine, ovviamente più Alta e nobile).
Mi voglio sbilanciare ancora di più e aggiungo questa cosa che mi frulla in testa da tempo.
Non capisco i timori, per il prossimo referendum sulla procreazione assistita, manifestati dai cattolici e dai promotori dello stesso.
Questi messi in campo sono temi altissimi, fondamentali (come lo sono stati quelli sul divorzio e sull’aborto, come può esserlo la Vita e la Morte) a cui ognuno deve aderire impegnando al massimo se stesso, informandosi come meglio gli riesce, senza calcoli politici o speculativi. Credo fermamente che si possa decidere liberamente di andare a votare per il si, per il no oppure di astenersi dal farlo (magari anche solo per pigrizia) in quanto pure questo è previsto dalla legge referendaria (quorum o non quorum). Non amo le chiamate alle armi (o gli eufemistici inviti a disertare) e tutti siamo cittadini coscienti di avere il nostro bel senso civico. Non trasformiamoci in avvilenti ultras o in partigiani da guerra civile. Credo che proprio questa chiamata alle urne per il referendum diverrà invece un reale e serio banco di prova per i cattolici italiani. Qualcuno li costringerà a contarsi per poi giudicare. E’ un tosto e brutto referendum questo che ci è stato appioppato, divenuto scomodo per tutti quanti. Sia per coloro che la Fede conservano con orgoglio dentro di sé, o la manifestano con bella convinzione, sia per chi ritiene di vivere bene lo stesso senza tali trascendentali bisogni. E non parliamo, poi, per le donne. Tutte.
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