Date simulator
In risposta al mio post riguardo il videogioco sui singles, il buon McAdam mi dice: “In Giappone, i simulatori di appuntamento sono i giochi più venduti. Ci sarà un perché?”.
Bella domanda. Intanto apprendo ora dell’esistenza di questo filone e ciò contribuisce alquanto a farmi sentire di tutt’altra generazione. Mi chiedo anche io: perché? Perché tutto ciò avviene nel paese che già, nel recente passato, ha lanciato la cultura del tamagochi e dell’allevamento di bestiole elettroniche tramite invio di codici binari (appare a riguardo, proprio in questi giorni sul televisore, una martellante pubblicità che mostra un pulcino canterino che ci invita all’allevamento e accudimento tramite sms). E’ un caso che tutto ciò parta proprio dal Giappone? Poteva nascere in altre parti prima, in occidente per esempio? E’ davvero un gioco? Farà breccia e si estenderà a tutto il pianeta? Sarà una moda (come lo sono state le fracassone palline clic-clac degli anni settanta) o un fenomeno di costume che avrà ripercussioni persino sui rapporti tra i sessi? Non è che ci stiamo avviando a riempire le nostre esistenze future di acquari virtuali creando un’umanità che interagisce solo tramite i tasti di un pc? Esagero? Sono catastrofista? Non lo so. Chissà chi mi legge che ne pensa.
Bella domanda. Intanto apprendo ora dell’esistenza di questo filone e ciò contribuisce alquanto a farmi sentire di tutt’altra generazione. Mi chiedo anche io: perché? Perché tutto ciò avviene nel paese che già, nel recente passato, ha lanciato la cultura del tamagochi e dell’allevamento di bestiole elettroniche tramite invio di codici binari (appare a riguardo, proprio in questi giorni sul televisore, una martellante pubblicità che mostra un pulcino canterino che ci invita all’allevamento e accudimento tramite sms). E’ un caso che tutto ciò parta proprio dal Giappone? Poteva nascere in altre parti prima, in occidente per esempio? E’ davvero un gioco? Farà breccia e si estenderà a tutto il pianeta? Sarà una moda (come lo sono state le fracassone palline clic-clac degli anni settanta) o un fenomeno di costume che avrà ripercussioni persino sui rapporti tra i sessi? Non è che ci stiamo avviando a riempire le nostre esistenze future di acquari virtuali creando un’umanità che interagisce solo tramite i tasti di un pc? Esagero? Sono catastrofista? Non lo so. Chissà chi mi legge che ne pensa.
Etichette: dalla cronaca


3 Comments:
Vai a farti un giro in qualche discoteca, e troverai esseri umani dal quoziente enormemente più basso e tedioso di qualsiasi versione virtuale. Guarda i palinsesti della TV di Stato: pensi veramente che possano essere individui senzianti a tollerare questa somma zero? Negli Anni Cinquanta si pensava a colonizzare il cosmo. Adesso stiamo colonizzando le finestre di qualche software. Ci vedo una perfetta coerenza.
8:00 AM
A me piacerebbe capire cosa affascina di questa virtualità che imita la quotidianità e normalità dell'esistenza. Perchè ripetere e "vivere" qualcosa che già abbiamo e subire le medesime noiose frustrazioni? Mi aspetto di vedere tra le stanzette riprodotte persino i personaggi che usano un pc per alleviare la noia quanto il giocatore stesso in quel momento.
10:32 AM
Non "affascina". Più che altro sembra essere un dovere del capo di bestiame che è il consumatore moderno. Quanto al pc nel pc, penso che già esista...
12:27 PM
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